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La volontà

Il termine "volontà" ci riporta irrevocabilmente all'abusata frase pronunciata da un famoso poeta: "Volli, sempre volli, fortissimamente volli".
Su quell'illustre esempio si sono infranti infinite volte i nostri migliori propositi di volontà, anche se, proprio come l'Alfieri, fummo spesso legati al nostro compito per non cedere a distrazioni. Mai ci venne in mente che quell'implacabile "Volli" poteva anche essere semplicemente caparbietà e sfrenata ambizione, e dimostrare che Vittorio Alfieri, come infatti risultò alla luce delle più moderne correnti psicologiche, possedeva una volontà debolissima e una impulsività incosciente.

La volontà, infatti, non ha bisogno di coercizione, poiché rappresenta il potere che l'uomo ha di determinare con coscienza e riflessione, spontaneamente e liberamente un'azione di sua scelta. La "molla" della volontà è quindi il sentimento che dà all'idea la forza di trasformarsi in decisione.
La volontà è il più elevato tra gli aspetti fondamentali in cui si manifesta la vita dello spirito umano ed è, nello stesso tempo, la più forte spinta che abbia mosso il mondo dalle sue origini ad oggi.

La lotta dell'animale per non soccombere, è quella del vegetale che alligna perfino tra le pietre, non è forse volontà, sia pure inconsapevole? Ma nell'uomo c'è qualcosa che nessun'altra specie vivente possiede: l'intelligenza, il soffio divino che gli permette di riflettere, scegliere, e affermare se stesso attraverso l'esercizio della volontà.

Gli psicologi danno di questa abusata e misconosciuta parola una definizione molto semplice: "Un profondo interesse, congiunto ad un equilibrio producono automaticamente la volontà".
La mancanza di interesse è ritenuta una malattia della volontà, che và diagnosticata e curata come tutte le altre malattie. La prima diagnosi spetta a noi stessi, passando in rassegna con coraggiosa obiettività le cause e gli effetti delle nostre sconfitte.

C'è la persona rimasta sola nella vita che incolpa di ciò il destino avverso. Il destino, in questo caso, è rappresentato dall'uso indiscriminato dei difetti più vistosi: l'intolleranza e una deprecabile tendenza all'ira.

C'è lo scrittore che non è mai riuscito ad emergere e un giorno, leggendo il libro di un rivale che ha vinto un premio importante, dice a se stesso: "Tutta fortuna. Io sò scrivere dieci volte meglio". Il che forse è vero, ma sta di fatto che l'altro ha fatto qualcosa che a lui non è riuscito per mancanza di volontà: ha scritto il libro.

Tutti noi, in teoria, siamo persone intimamente volitive, dai grandi traguardi e dalle scelte inalienabili. Ma, in pratica, siamo soltanto dei sognatori. Andiamo avanti trastullandoci con la vita, incapaci di comandare a noi stessi e restando eternamente vittime della nostra mancanza di volontà.

Tutti miriamo, più o meno consapevolmente, al successo, alla ricchezza e alla felicità.
Ma per raggiungere questi obiettivi bisogna fare i conti con le privazioni, le difficoltà, le sofferenze, i turbamenti. È allora che deve scattare la molla della volontà per non ridurci ad essere passivi ed eternamente scontenti, sordi e ciechi alle lezioni che la vita c'impone.
La volontà ci detterà le reazioni da opporre, per tramutare la sconfitta in vittoria, per essere noi stessi - sempre - in cammino verso la strada che abbiamo liberamente scelto.

Un'applicazione intensa, sia essa interiore che esteriore, trasforma le nostre possibilità in realtà, poiché la volontà è dettata dal desiderio e il desiderio, spesso, non fa che precorrere ciò che abbiamo deciso di compiere.
È necessario perciò fare un bilancio tra desideri, sentimenti ed emozioni. Negli stadi primitivi non esiste la possibilità di esaminare un problema alla luce della morale e giudicare se l'azione da compiere sia giusta e utile, o se possa recare danno a qualcuno o a noi stessi. Vincitori sono sempre il desiderio più forte e l'emozione più prossima. Per scegliere bene, secondo intelligenza, bisogna pensare.
Quasi tutti però, siamo costituzionalmente incapaci di riflettere seriamente. Per pigrizia, per inerzia, per mancanza di concentrazione. Uno dei primi esercizi di volontà sarà quello di coltivare l'attitudine ad esercitare costantemente la repressione dell'impulso dannoso.

Secondo Socrate e Platone, basta conoscere il bene per farlo. La virtù si confonderebbe quindi col sapere e il vizio con l'ignoranza.
"La volontà non à che una certa forma di pensiero, come l'intelligenza: è il potere di affermare e di negare".
Di conseguenza, volontà e intelligenza sono, teoricamente, una cosa sola. Tanto più ricco sarà il panorama della mente, più numerose le nozioni e le sensazioni di cui disporre, tanto più sarà vasto il materiale in cui scegliere cià che puà essere utile alla volontà.
Non sempre i risultati sono come li avevamo previsti.

Un uomo dell'antica Grecia aveva inventato una stufa, ma al momento di provarla, non funzionò. Non si dette per vinto e riprese in esame la sua invenzione, finché scoprì che serviva ottimamente per rinfrescare il vino d'estate.

Colombo cercava l'India e scoprì l'America.
Lincoln mirava a fare l'avvocato, ma poiché non era quotato, dovette passare lunghi anni a curare le piccole beghe dei contadini. Questo gli frutta la fiducia della gran massa degli umili e, alla fine, la presidenza degli Stati Uniti.

Chi può sapere a quale compito siamo stati destinati?
Ma, qualunque esso sia, noi potremo prepararci degnamente compiendo ogni giorno il nostro dovere nel migliore modo possibile.
Per fare questo ci vuole molta, tanta volontà: come tenere falciato e sempre fresco un prato all'inglese a cui - si dice - occorrono circa tre secoli per raggiungere la sua inimitabile sfumatura di verde.

Soltanto l'erba cattiva cresce senza essere coltivata. Tutto il resto costa sempre fatica e un incessante sforzo di volontà.
Può succedere che, avviati con successo verso un traguardo ormai a portata di mano, una perdita improvvisa, un dolore profondo ci facciano piombare nel più vivo della disperazione. Se ci lasceremo paralizzare dallo sgomento e dall'inerzia, tutto ciò che avevamo costruito andrà distrutto, come un gomitolo che si dipana disordinatamente nella caduta. Ma se, attraverso la volontà, trasformeremo la sofferenza in azione creatrice, la nostra personalità ne uscirà rafforzata. E questo richiede coraggio, la suprema dote dei forti: coraggio di lottare, di resistere e di credere con una fiducia incrollabile.

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