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La Bibbia e... il pentimento di Dio

"Gentili amici,
Incoraggiato dalle vostre esortazioni ho iniziato a leggere la Bibbia ma, giunto al 6º versetto del 6º capitolo della Genesi, sono rimasto colpito da questa espressione: "L'Eterno si pentì di avere fatto l'uomo sulla terra e se ne addolorò in cuor suo".

Domando:

"Com'è possibile che Dio - immutabile - si penta al punto di giungere perfino a sentire dolore?
Mi potete dare una spiegazione, data la mia ignoranza?".
E.R. Rovigo.

Gentile Amico,
gli accenni nella Bibbia ad un "pentimento" di Dio sono moltissimi, assai vicino al migliaio. Tale cifra viene anche superata se si computano tutte le descrizioni, spesso quanto mai vivaci, dello sdegno, della collera, dell'ira, della gelosia e dei mutamenti di condotta in genere attribuiti a Dio nelle Sue relazioni con individui e gruppi etnici, compreso anche il dolore.

A riguardo aggiungiamo alcune citazioni.
Nel versetto che segue, quello da lei citato, Dio ribadisce:
"Dall'uomo al bestiame, ai rettili, agli uccelli dei cieli,.mi pento di averli fatti".
Nel libro dell'Esodo è detto che per intercessione di Mosè, "L'Eterno si pentì del male che aveva detto di fare al suo popolo" (32:14).
Nel libro dei Giudici si legge che "L'Eterno si pentiva nel sentire i gèmiti che mandavano (gli Israeliti) a motivo di quelli che li opprimevano e li angariavano a sèguito dell'ira dell'Eterno che avevano provocato col servire agli idoli di Astarte ed a Baal" (2:18).
In 1Samuele l'Eterno dice: "io mi pento di avere stabilito re Saul, perché si è sviato da me e non ha eseguito i miei ordini" (15:11).
Nella Scrittura si afferma che "L'ira dell'Eterno si accese contro il popolo ... che sacrificarono i loro figliuoli e le loro figliuole ai demoni ... agli idoli di Canaan".
Nel Salmo 106, l'autore aggiunge che l'Eterno "distolse da loro lo sguardo quando furono in distretta, quando udì il loro grido ... e si pentì secondo la moltitudine delle sue benignità" (vss.44-45).
Nel libro di Geremia (15:6), Dio si rivolge a Gerusalemme che Lo ha abbandonato, e dice: "Io stendo la mia mano contro di te e ti distruggo; sono stanco di pentirmi".

E potremmo continuare elencando ulteriori citazioni bibliche, come le seguenti:
Nel libro dei Numeri (23:19) è scritto: "Dio non è un figliuol d'uomo, perché egli si penta".
In 1Samuele (15:28-29) il profeta, recatosi da Saul per trasmettergli la decisione divina che il regno gli sarebbe stato tolto, dice al re: "L'Eterno strappa oggi d'addosso a te il regno d'Israele ... E colui che è la gloria d'Israele non mentirà e non si pentirà; poiché egli non è un uomo perché abbia a pentirsi".

Certamente questi due diversi stati d'animo in Dio - già di per sé inconcepibili in un uomo che può passare con facilità da un estremo all'altro - pongono il problema di come possano essere conciliati con l'immutabilità di Dio, della quale sia nell'Antico come nel Nuovo Testamento si hanno numerose esplicite affermazioni.

Tale contrasto, che può apparire una irriducibile contraddizione e magari spingere a mettere da parte la lettura della Parola di Dio, non và invece drammatizzato.

Si legga pure la Bibbia e la si legga spesso, ma portando in essa le dovute disposizioni che ci portano a leggerla con coerenza, secondo il suo spirito e le sue caratteristiche.

Così, per fare riferimento alla narrazione del diluvio, da lei citata, ci si deve rendere conto che essa è tutta intessuta di antropoformismi, come:
Dio che guarda dal cielo sulla terra per misurarne la corruzione; che parla a Noè dandogli tutte le misure come ad un capomastro, chiudendogli poi personalmente la porta dopo l'entrata nell'arca; che gode dell'odore che si sprigiona dalle vittime immolate in suo onore, etc.

In questi ed in altri innumerevoli brani, la Bibbia si serve semplicemente di un linguaggio ordinario, mediante il quale presenta Dio come un uomo con tutte le sue possibilità di cambiamenti d'idee e di atteggiamenti d'animo.
NON DOBBIAMO perciò lasciarci impressionare da simili espressioni, COME NON LO FACCIAMO quando Dio viene presentato nella Bibbia come un eroe oppure come un comune mortale, con allusioni alle sue membra ("braccio", "destra", "mano", "piedi"...).

Quando l'autore sacro attribuisce a Dio tali stati d'animo, non intende dire che nell'anima di Lui avvengono dei cambiamenti, ma vuole solo mostrare gli effetti che la sua azione produce nelle relazioni con gli uomini. È il rapporto dell'uomo con Dio che cambia e da questo cambiamento derivano conseguenze funeste per la sua vita.

Nel libro del Deuteronomio si leggono questi pensieri: "Vedi, io pongo oggi davanti a te la vita ed il bene, la morte ed il male; poiché io ti comando oggi di amare l'Eterno, il tuo Dio, di camminare nelle sue vie, di osservare i suoi comandamenti, le sue leggi ed i suoi precetti affinché tu viva e l'Eterno, il tuo Dio, ti benedica ... Ma se il tuo cuore si volge indietro, e se tu non ubbidisci ... io vi dichiaro oggi che certamente perirete" (30:15-18).

Questa è la grande legge di comportamento divino. L'ubbidienza alla Sua volontà espressa mediante la rivelazione di comandamenti e di leggi - dà la vita e la benedizione; la disubbidienza, al contrario, comporta la morte e la maledizione.

Se Lo scrittore biblico presenta questo duplice comportamento della condotta dell'uomo e, di conseguenza, il duplice effetto, come un cambiamento che avviene in Dio, è perché, usando questo antropoformismo, l'uomo capisca la gravità del suo disubbidiente comportamento nei confronti di Dio e quanto Dio detesti il peccato.

In realtà Dio, in sé e per sé, non muta mai; Egli approva sempre il bene e condanna sempre il male, che è opposto alla Sua natura. Egli perciò applica all'uomo l'approvazione se compie il bene; la condanna o disapprovazione, se compie il male.

Ma non è Dio (ripetiamo) che muta il Suo stato d'animo, bensì è l'uomo che lo muta e che muta il suo rapporto con Dio, passando dal bene al male ed attirandosi addosso la condanna. Come allorquando si passa dal sole all'oscurità e dall'oscurità al sole, non è il sole che cambia posizione rispetto all'uomo, ma è l'uomo che la cambia rispetto al sole.
Saluti cordiali.

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