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Credenza e fede

Gesù ha detto: "Ogni cosa è possibile a chi crede".

Molti ritengono che, "credere" significa ammettere certe verità, certi fatti, certi racconti della Bibbia. Ma siccome non possono fare astrazione del loro spirito critico, di fronte ad alcune dichiarazioni bibliche che sembrano contraddirsi fra loro, assumono un atteggiamento negativo, per cui negano alle medesime l'adesione sincera della propria intelligenza, ritenendo di non essere pervenuti a ciò che si chiama fede.
Ma è veramente questo ciò che si chiama fede?

Senza dubbio, per molto tempo si è creduta e praticata tale teoria! E, forse, codesto modo d'intendere e di interpretare la religione, è stata appunto la causa prima che ha dato origine alla nefasta "santa" inquisizione, ai roghi, alle sette, alle congreghe intransigenti e intolleranti!

Grazie a Dio, piano piano, quella definizione è stata messa da parte ed ormai si sà ben distinguere fra le formule intellettuali, i dogmi, le credenze e la fede!

La fede è un aspetto, un moto dell'anima; un'adesione, non tanto a certe idee quanto ad una vita; meglio ancora: è la comunione con una persona.
La caratteristica essenziale dell'Evangelo consiste appunto nel fatto di essere non più una legge, un insieme di doveri da compiere o un complesso di dottrine da accettare, ma il dono, al mondo, di un essere vivente ed eterno, cui devesi amore, obbedienza, adorazione.

Stà scritto: "Chi ha il Figliuolo, ha la vita".
"Credi nel Signore Gesù Cristo e sarai salvato".

Quante persone non accettano la Sacra Scrittura per via delle "cose da credersi", contenute in essa; ma qui, appunto, stà l'errore: il Vangelo non è costituito di "cose da credersi". Nel parodiare la nota sentenza di un grande cristiano, giunto alla fede in seguito ad aspre e lunghe lotte, siamo tentati di dire: "Ama Gesù Cristo e credi a ciò che vuoi"!

Nella Bibbia, è vero, vi sono molte cose incomprensibili, ma ciò non importa nulla! Se il Cristo ci ha conquistati; se siamo sensibili, non tanto a ciò che ha detto, ma soprattutto a ciò che è stato ed a ciò che ha fatto; se ha guadagnata la nostra ammirazione, il nostro affetto e il nostro entusiasmo, talché accettiamo di sottomettere sinceramente, fedelmente e coraggiosamente la nostra vita all'influenza del suo Spirito, allora abbiamo la "fede".

Naturalmente, tale fede, in seguito, avrà bisogno di una base dottrinale che la definisca e la inquadri fra le varie forme spirituali dell'attività umana.

Prima di tutto occorre obbedire, essere e vivere nello spirito di Cristo; dopo, si può pensare a formulare le dottrine. "Chiunque ama ... conosce Iddio"!

Nella Bibbia, è vero, vi sono delle storie che portano l'impronta di tempi antichissimi e di dottrine tramontate; ma, tutti coloro che la leggono man mano che aumenterà la loro fedeltà cristiana e il loro amore pratico, si troveranno, gradatamente, in pieno accordo con numerose formule o dichiarazioni scritturali che prima erano state respinte dalla loro intelligenza velata o dal loro spirito critico ... .
A conclusione di quanto sopraddetto, ecco la frase di un professore di dogmatica, che riassume ed esprime, in forma concisa e semplice, un'esatta e completa teoria sulla conoscenza religiosa: "Non in merito ai miracoli del Vangelo, credo in Cristo; ma, credendo in Cristo, credo ai miracoli del Vangelo"!

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