Rubriche mensili In questo mese... Vivere in Cristo Allo Specchio

"Dicono e non fanno" (Matteo 23:3)

L'apostolo Giovanni, nella sua meravigliosa epistola, afferma:

"Se uno dice: Io amo Dio, e odia suo fratello, è bugiardo; perché chi non ama il suo fratello che ha veduto, non può amare Dio che non ha veduto" (Giovanni 4:20).

Tutti diciamo di amare Dio e siamo pronti a vantare il nostro amore per Lui; ma verso i nostri fratelli non ci comportiamo con amore e non dimostriamo quella carità fraterna che dovrebbe essere il "metro" per misurare il nostro amore verso Dio.

Questa amara constatazione, purtroppo, è evidente nella nostra generazione a tal punto che perfino noi, che ci diciamo cristiani, ne siamo invischiati.

Certamente si tratta di una "malattia spirituale" che abbiamo contratto fin dall'adolescenza e che non siamo riusciti ad eliminare del tutto, nemmeno dopo la nostra conversione a Cristo.

L'aspetto pi� triste e deleterio di questa "malattia" è il RAZZISMO.

Esso si è insinuato dovunque e la sua manifestazione più insidiosa non è tanto quella, oramai tristemente nota, del colore della pelle, tra bianchi e negri, quanto quella che si annida nelle nostre stesse case, tra nazioni e nazioni, tra regioni e regioni, ed in questa nostra Italia, tra Nord e Sud e persino tra città e provincia.

È da troppo tempo che abbiamo dimenticato la nostra provenienza da "uno stesso ceppo" (Adamo ed Eva), arrivando, di conseguenza, alle degenerazioni pi� assurde.

Questo stato di cose trova a malapena una malcelata giustificazione nella cerchia delle persone non credenti che non hanno ancora ricevuto la luce della Parola di Dio; ma in noi cristiani è del tutto ingiustificato e non dovrebbe più sussistere:

"Chi dice di essere nella Luce e odia il suo fratello è tuttora nelle tenebre" (1Giovanni 2:9).

Facendo delle discriminazioni dimostriamo di essere immaturi nel nostro cristianesimo, poiché accettando Cristo avremmo dovuto "spogliarci del "vecchio" uomo e ... rivestirci di quello "nuovo"" (Efesini 4:22-24).

Se, in obbedienza al comandamento universale dell'amore lasciatoci da Cristo saremo capaci di amare il nostro prossimo "in ogni caso", potremo educare i nostri figli nell'amore, crescerli con il nostro esempio, immuni da ogni distinzione di razza o di provenienza con il risultato che anche il mondo, per mezzo degli uomini di domani, potrebbe riacquistare l'antica armonia voluta da Dio.

Solo così si adempirebbe la profezia di Isaia:

"Il lupo abiter� con l'agnello, e il leopardo giacerà con il capretto, il vitello, il giovin leone ed il bestiame ingrassato staranno assieme, e un bambino li condurrà.
La vacca pascolerà con l'orsa i loro piccini giaceranno assieme, e il leone mangerà lo strame come il bue.
Il lattante si trastullerà sul buco dell'aspide, e il divezzato stenderà la mano sul covo del basilisco.
Non si farà male né guasto su tutto il mio monte santo, poiché la terra sarà ripiena della conoscenza dell'Eterno, come il fondo del mare dalle acque che lo coprono" (Isaia 11:6-9).
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