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I "doni" dello Spirito

Il primo "dono" che ogni cristiano riceve è il dono dello Spirito Santo.
Egli scende su ogni cristiano che apre la sua vita a Gesù Cristo.
Esso anima la nostra vita, rendendo sempre più profondo il nostro amore per Gesù, e arricchendoci di qualità e "doni" per il suo servizio.
L'insegnamento più esplicito sui "doni" dello Spirito Santo si trova in 1Corinzi capitolo 12; ma troviamo elenchi di "doni" anche in Efesini capitolo 4 e nel 4º capitolo della 1ª lettera di Pietro.

La Chiesa di Corinto aveva un problema, che derivava dalla loro autentica diffusione.
Con grande gioia si rendevano conto che la fede operava prodigi dentro di loro! Accadevano tante cose nuove.
Alcuni avevano cominciato a scoprire di avere il dono di guarire, oppure di fare profezie; altri di insegnare o fare miracoli, oppure parlare in lingue diverse, presiedere la comunità e così via.
Talmente grande era la generosità dello Spirito che la sua "unzione" era scesa su molte persone della comunità. Ma invece di "lasciarsi condurre" da queste meravigliose esperienze a servire maggiormente Cristo e a una più convinta umiltà, alcuni usavano i doni ricevuti a proprio vantaggio, con il risultato che l'autosufficienza, l'orgoglio e l'invidia cominciavano a dividere la comunità.
L'apostolo Paolo deve duramente ricordare loro che i doni sono dati da Dio tramite lo Spirito Santo, e non hanno origine da noi. E devono essere utilizzati per gli altri, come membri e organi di un solo corpo.
L'apostolo non offre una classificazione ordinata dei doni. Ma per ragioni pratiche noi li possiamo dividere in due gruppi:

i Doni della Parola e i doni dell'azione.

I Doni della parola.

Tra i doni della parola, l'apostolo Paolo segnala l'insegnare, il parlare in lingue e la profezia, appropriati per le riunioni della comunità.
Le "lingue" sono un dono che ha lasciato perplessi molti.
Sembra si tratti di un modo speciale di parlare concesso ai singoli in vista della preghiera, del culto e dell'incoraggiamento degli altri.
Alcune volte tale dono esplode in visioni estatiche.
Paolo non deprezza il dono, ma deplora che la gente lo usi a proprio beneficio. Perciò dà ordine che quando viene usato nelle riunioni sia interpretato.

Il dono della "profezia" non è un altro modo di predicare, ma, molto probabilmente, uno speciale messaggio da parte di Dio rispetto ai bisogni spirituali della comunità.

I doni dell'azione.

L'apostolo Paolo fa cenno a un certo numero di doni che sono pure "canali" della forza dello Spirito, ma in cui l'accento cade su quello che si fa più che su ciò che si dice: guarire, operare miracoli, aiutare gli altri, e anche animare la comunità.

La ricchezza dei doni divini che fiorivano in tale varietà nella chiesa di Corinto è una testimonianza della generosa attività dello Spirito, ma sarebbe sciocco attendersi che la loro esperienza si riproduca esattamente nella stessa forma oggi.
"Lo Spirito soffia dove vuole", e rifiuta di lasciarsi determinare da ciò che noi attendiamo. Tuttavia anche oggi continua a dare i suoi doni per venire incontro ai nostri bisogni.

È importante per noi, come lo era per i cristiani di Corinto, tener conto degli orientamenti che l'apostolo Paolo ha stabilito rispetto all'uso dei doni nella comunità.

Anzitutto, essi devono essere usati per edificare gli altri.
Lo scopo dei doni dello Spirito è il servizio. L'apostolo Paolo rimprovera quelli che parlano in lingue, perché il loro entusiasmo creava difficoltà nella comunità.
Noi pure dobbiamo essere cauti verso quei doni che potrebbero dividere la comunità o esaltare chi li possiede. Dobbiamo chiederci: questo dono aiuta davvero a costruire in modo positivo all'interno della Comunità cui apparteniamo?

Poi viene il principio dell'amore.
I "doni passeranno quando il loro servizio sarà finito", ma l'amore rimarrà per sempre.
Ancora di più, argomenta l'apostolo Paolo, senza l'amore che guidi e orienti, i doni dello Spirito non hanno più valore di uno strumento che suona a vuoto. All'interno del suo insegnamento sui doni dello Spirito, Paolo colloca un meraviglioso passo sulla natura dell'amore cristiano.
Alcuni hanno pensato che sia modellato sulla persona e sull'opera di Gesù Cristo, in cui troviamo tale perfetto equilibrio tra pienezza di doni e amore sacrificale.

Un altro orientamento essenziale nell'uso dei doni è l'ordine.
L'apostolo Paolo non vuole bloccare alcun dono genuino; piuttosto, desidera che fioriscano all'interno di una ordinata tranquillità spirituale nella comunità.
Parlare in lingue, fare profezie e altre espressioni dell'azione dello Spirito Santo erano allora permesse nel culto, ma Paolo le riporta sotto un controllo sensato in modo che tutti possano trarne beneficio.

Che dire delle Chiese che noi frequentiamo?
La nostra situazione può essere l'opposto della Chiesa di Corinto. Invece dell'abbondante azione dello Spirito può esserci un ordine che sà di morte e di noia, non certo di spontaneità.
Lo Spirito Santo non abbandona la Chiesa, e quindi neppure noi dobbiamo cessare di amare, pregare e sperare che i doni di Dio fioriscano in abbondanza dove ci troviamo.

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