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L'egoismo rende "sordi" all'inno della creazione!

Nella più antica poesia di cui rimanga traccia, "I Veda", troviamo questo verso:

"Soltanto le aurore hanno reso lucido lo sguardo dentro di noi".

È una poetica intuizione del rapporto che le realtà esteriori hanno con noi.
Tutto quanto ci circonda vive e coopera al nostro vivere.
Se la Sacra Scrittura ci testimonia che il fine della creazione è l'uomo, essa ci dice anche che la creazione è unica e che quindi vi è una corrispondenza fra le cose e noi, una corrispondenza che spesso l'uomo avvilisce ed infrange ma che è fondamentalmente una corrispondenza d'amore.

Ma l'uomo è paurosamente egocentrico.
Come nella vita associata, anziché mettersi in armonia con "l'altro" cerca di strumentalizzarlo, così nei suoi rapporti con la natura anziché gioire dei suoi palpiti cerca di soffocarli per asservirla al proprio benessere o ai propri capricci.

E allora la natura, non più amica ma serva, non più segno della gloria di Dio, ma semplice materia da sfruttare a nostro piacimento, diventa muta e non riesce più a dirci neppure quello che ancora poteva dire ai nostri padri o ai nostri nonni.

Noi siamo diventati così concreti, così disincantati, così utilitaristi, abbiamo messo talmente l'uomo al centro di tutto, che disdegniamo di lasciarci dire qualcosa dal "cammino" del sole, dal "palpito" del mare, dal "germinare" della terra, dal "migrare" degli uccelli.
Eppure tutto questo non è estraneo all'uomo perché non è estraneo a Dio.
Non può essere muto per l'uomo perché testimonia la gloria di Dio.
Non può essere indiscriminatamente asservito all'uomo perché è parte della creazione di Dio e all'azione di Dio fa gioiosamente eco.
È quello che aveva intuito il Salmista quando cantava:

"Si rallegrino i cieli e gioisca la terra; risuoni il mare e quello che esso contiene; festeggi la campagna e tutto quello che è in essa; tutti gli alberi della foresta diano voci di gioia nel cospetto dell'Eterno; poiché egli viene a giudicare la terra". (Salmo 96:11-13).

Quasi a commento di queste parole del Salmista, anche TAGORE, nei suoi "Gitanjali", esprime con toccante lirismo questa possibilità di scorgere ovunque e sempre la presenza del Signore:

"Non avete udito i suoi passi silenziosi?
Egli viene, viene, viene senza posa.
In ogni momento ed in ogni età, ogni giorno ed ogni notte,
Egli viene, viene, viene senza posa.
Molti inni ho cantati nelle molteplici disposizioni dell'animo, ma tutti i loro accenti hanno sempre proclamato:
Egli viene, viene, viene senza posa.
Nei frequenti giorni dell'aprile solatio, attraverso il sentiero della foresta,
Egli viene, viene, viene senza posa.
Nell'ombra piovosa delle notti di luglio, sui carri tuonanti di nuvole,
Egli viene, viene, viene senza posa.
Nelle angosce che si avvicendano è il suo passo che mi preme il cuore, ed è il tocco dei suoi piedi che fa risplendere la mia gioia"!
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