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Generosità

Nel libro degli Atti degli Apostoli, contenente la cronaca dei primi fatti concernenti la Chiesa antica, si leggono queste parole:

"Or questi furono più generosi di quelli di Tessalonica, in quanto che ricevettero la Parola con ogni premura, esaminando tutti i giorni le Scritture, per vedere se le cose stavano così" (Atti 17:11).

Spesso in religione assistiamo a una fredda e disinteressata accettazione di tutto ciò che proviene da un pulpito.
Forse ciò sarà il frutto di una troppo letterale interpretazione di quanto Gesù ebbe a dire alle turbe relativamente ai sacerdoti del tempo:

"Fate dunque ed osservate tutte le cose che vi diranno, ma non fate secondo le opere loro, perché dicono e non fanno".

La Scrittura chiama "più generosi" gli abitanti della città di Berea proprio per la loro accurata e continuata indagine nei libri sacri, per vedere se la dottrina orale insegnata dall'apostolo Paolo corrispondeva a quella scritta nella Bibbia.

A prima vista il loro comportamento potrebbe sembrare indelicato, poiché mettevano in dubbio quanto un apostolo diceva; ma, andando bene in fondo alla faccenda, si potrà notare che dalla loro parte stava una ragione solidissima che giustificava ogni dubbio: il loro interesse spirituale.

La vita eterna è troppo importante perché uno possa ciecamente accettare qualsiasi dottrina. Non è saggio "confessarsi una volta l'anno e comunicarsi almeno a Pasqua" solo perché ciò è stato detto da qualcuno.

La Scrittura invita il credente a rifiutare un Vangelo diverso, anche se proveniente da un angelo e ciò significa esaurientemente che quello che è stato "scritto" costituisce la insostituibile regola di fede. Tanto più, poi, è consigliabile confrontare detti e scritti, in quanto:

"Satana si traveste da angelo di luce e i suoi ministri da ministri di giustizia" (2Corinzi 11:14-15).

"Generosa" è una persona che dona più "di quanto ci si può attendere".

L'individuo che vuole andare bene in fondo alle cose, che chiede risposta ai propri quesiti o cerca prove scritte a giustificazione dei concetti orali presentati può ben definirsi "generoso".

Se così tutti facessero, gran parte delle dottrine che non sono altro che il frutto dell'invenzione umana, crollerebbero e, con esse, i loro difensori.
Immaginiamoci, infatti, cosa accadrebbe se si cominciasse a chiedere ai sacerdoti di leggere un qualunque versetto biblico che parli di "Limbo", o di "Purgatorio", o di "indulgenze", o di "battesimo dei bambini" ecc.
Purtroppo ciò non avviene che raramente, e da parte di alcuni coraggiosi, perché domina il principio di "fare quello che il prete dice".

Non era cos� ai tempi di nostro Signore, quando l'invito ad esaminare i testi sacri era continuo, ripetuto fino alla monotonia.

È necessario, dunque, tornare alla scrupolosità, tanto lodata dall'evangelista Luca dell'esaminare "tutti i giorni le Scritture", obbligando così i predicatori e simili a "parlare quando la Bibbia parla e tacere quando la Bibbia tace". Altrimenti, se manca la diligente ricerca della verità, le chiese si moltiplicheranno rendendo sempre più difficile e sempre meno rintracciabile, tra tante strade, la vera via.

Esaminare la Scrittura non significa arrestarsi al primo versetto che ci balza agli occhi, tralasciando il contesto, perché si fa presto a creare un "papa" con Matteo 16:18 o a istituire la "confessione auricolare" con Giovanni 20:23.
Bisogna penetrarne lo spirito, intenderne il significato e considerarne il contenuto alla luce di altri contesti paralleli.
Con singoli versetti si fa di Cristo un ubriacone (Matteo 11:19), o si restringe la salvezza ad un semplice moto delle labbra (Romani 10:13).

Esaminare le Scritture "per vedere se le cose stanno così" indica chiaramente che dell'uomo c'è ben poco da fidarsi, chiunque esso sia e qualunque ideale rappresenti. Esaminare le Scritture è sinonimo di "provare gli spiriti, per vedere se sono da Dio" (1Giovanni 4:1).

La verit� và ricercata, la fede alimentata.
Quelli di Berea c'insegnano a confrontare se ciò che ci dicono gli uomini è una ripetizione o una manipolazione di ciò che Dio dice.
Nel duello tra Satana e Gesù le Scritture costituirono "l'armamento" di entrambi i contendenti, ma quale differente uso ne fu fatto dai due! L'uno a tentare, a corrompere, a impugnare la verità, l'altro a difenderla, a proclamarla, a santificarla.

Della Scrittura si può fare anche un uso contrario a quello per cui essa fu compilata: è necessario, quindi, saperla rettamente discernere (2Timoteo 2:15) al fine di non restare confusi dai portatori di menzogna, dai servi di Satana, che sovvertono la sana dottrina a scapito della verità.

Dice il Salmista:

"Beato l'uomo che non cammina secondo il consiglio degli empi, che non si ferma nella via dei peccatori, ne si siede sul banco degli schernitori; ma il cui diletto è nella Legge dell'Eterno e su quella Legge medita giorno, e notte" (1:1).

Armiamoci di questa generosità, di questa virtù, e distruggiamo i ragionamenti ed ogni altezza che si eleva contro alla conoscenza di Dio e, come esorta l'apostolo Paolo, "facciamo prigione ogni pensiero, traendolo all'ubbidienza di Cristo"! (2Corinzi 10:5).

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