Rubriche mensili In questo mese... Vivere in Cristo Allo Specchio

Gesù il Maestro

Se il Vangelo può cambiare la vita delle persone per l'eternità, allora abbiamo l'impegno vitale di portarlo agli altri. Ma in che modo?
L'unico esempio da seguire è quello di Gesù Maestro.

Un "rabbi", al tempo di Gesù era tenuto in grande considerazione.
Egli svolgeva corsi di iniziazione a pagamento, radunava i suoi discepoli, e proponeva densi commentari dell'Antico Testamento e le sue applicazioni alla vita di ogni giorno. Nessuna meraviglia che "maestro" fosse un titolo molto apprezzato.

Anche Gesù veniva chiamato "rabbi" o "maestro".
Era riconosciuto come uno che spiegava le Scritture, le discuteva con altri esperti e radunava discepoli intorno a sé.

Eppure egli era molto diverso dagli altri.
Infatti, non aveva frequentato alcun corso preparatorio; gli piaceva insegnare in mezzo ai campi o da una barca come pure nelle sinagoghe; non aveva paura di mettere da parte la Legge di Mosè se l'occasionale domanda lo richiedeva, o di renderla assai più esigente facendone emergere le implicazioni profonde.

GESÙ ERA UN MAESTRO CON AUTORITÀ PROPRIA.

Il maestro tradizionale insegnava facendo scrupolosi e diligenti riferimenti alle cose dette dai maestri prima di lui.
Nessuno poteva sentirsi tanto libero da ignorare gli insegnamenti della tradizione.

Gesù invece meravigliava tutti per la libertà con cui trattava la Legge e per la sua personale autorità. Come maestro incuteva rispetto, paura e confidenza insieme. Lungo il cammino verso Gerusalemme, incontro alla croce, nessuno osò porgli domande, dato che aveva reso dura l'espressione della sua faccia.
Eppure incoraggiò l'accoglienza degli emarginati, degli esattori delle tasse, delle prostitute, dei lebbrosi e dei bambini, in contrasto con il severo comportamento del maestro verso i discepoli nei circoli rabbinici.
E poi, fatto ancora pi� significativo, chiedeva agli ascoltatori di seguirlo come suoi personali discepoli e non soltanto per imparare la Legge.
La sua autorità come maestro non sembrava basata su quanto aveva appreso, sui corsi frequentati o sul suo status sociale.

La gente ordinaria lo ascoltava con gioia, il che non sorprende se consideriamo i suoi metodi.
Gesù si compiaceva di vivide immagini e di scene sconcertanti.
Scrive sulla sabbia mentre la gente perbene richiede la condanna dell'adultera, lava i piedi ai suoi discepoli per sottolineare qualcosa da non dimenticare.
Suscita rumore nella folla con un paradosso sorprendente "non la pace ma l'incendio", con una immagine che bolla come "sepolcri imbiancati", o una scandalosa richiesta "và con lui per due o più chilometri".

La gente può essere d'accordo che "questo è un discorso duro", ma non lo trova mai noioso.

GESÙ ERA DIVERSO PER DUE ALTRI ASPETTI:

1º) - Egli metteva sé stesso al centro del proprio insegnamento.
Egli diceva: "Seguitemi".
Questo poteva essere disdicevole sulle labbra di chiunque, ma non sulle sue.

2º) - Egli non dava informazioni per puro compiacimento.
A Nicodemo che comincia a parlare con lui premettendo queste parole: "Rabbi, sappiamo che tu sei un maestro mandato da Dio", replica con un'affermazione che và direttamente al cuore, quando risponde: "Credimi, nessuno può vedere il regno di Dio se non nasce nuovamente" (Giovanni 3:2 e ss).

Gli interrogativi di Gesù non vanno mai valutati a prima vista.

Le sue parabole non sono semplici racconti, nonostante le apparenze.
Egli lascia capire che il significato vero di una parabola può essere soltanto "vissuto", non conquistato con la discussione, e quindi il comprenderlo o no dipende dall'apertura del cuore più che dall'intelligenza o dall'educazione.

Parecchi comprendevano molto bene la parabola, ma, a causa della durezza del cuore, probabilmente dopo averla ascoltata, diventavano peggiori di prima.
Nessuno dei suoi insegnamenti, meno che mai lo "stupendo" discorso della montagna era fatto per dilettare l'intelligenza.

Come molti da allora in poi hanno sperimentato, le sue parole sono un manifesto rivoluzionario e una roccia su cui costruire la propria vita.

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