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Il gioco d'azzardo

Mentre scrivo guardo due dadi che ho qui davanti. Due dadi innocui come quelli usati per il gioco dell'oca.
Li aveva un bambino di circa dieci anni.
Mentre "toglievo" dalle mani del bambino questi dadi, nei miei orecchi risuonavano dei numeri: "Cinque, sette, perso". - "Dodici, perso". - "Tre, quattro, tre, vinto". - Ciò mi ricordava le partite "a dadi".

Pensai ad un fatto accadutomi quando ero un ragazzo.
Un giorno, ai giardini pubblici, vidi un gruppo di persone attorno ad una panchina, stavano giocando "alle tavolette". Si tratta di un gioco d'azzardo che si attua con tre pezzetti di legno rettangolari. Uno di essi, dipinto di bianco, dovrà essere individuato dal giocatore che ha scommesso una somma di denaro che verrà restituita duplicata se, come detto, il giocatore avrà individuato il pezzetto di legno bianco.
Và da sé che dopo le prime due o tre volte, il giocatore avrà vinto, per essere così invogliato a continuare il gioco. Chi tiene il banco, con abile mossa, farà sì che il giocatore non potrà più individuare il pezzetto di legno bianco, perdendo così somme di denaro anche forti.

(Questo non è solo un gioco d'azzardo, ma soprattutto un imbroglio. Uno dei presenti mi disse: "Vattene, ragazzo"! Forse non voleva che imparassi qualcosa di disonesto.)

Anch'io ho tolto di mano questi dadi a quel bambino, perché mi sembravano degli ordigni esplosivi in mano ad un ignaro. Avrebbero potuto causargli del male, così come quando veri ordigni esplosivi straziano le carni di coloro che incappano in essi.

Da adulti poi gettano quegli ordigni, come si gettano i dadi nel gioco, per rovinare la gente.

Passarono alcuni anni e rividi un gruppo di persone intente a giocare con le "tavolette" in un parco cittadino. Questa volta non mi dissero "vattene".

Al grido di uno di essi: "Polizia!", come uccelli all'udire lo sparo di un fucile se ne fuggirono tutti avanti. L'autorità li aveva spaventati. Quell'autorità che evolvendosi col passare degli anni non è più "mandata da Dio", ma è l'autorità interessata a permettere i giochi d'azzardo "legalizzati" che, tramite varie "schedine" multicolori, diffondono a tutt'oggi molteplici giochi d'azzardo!

Per una famiglia o per una comunità il furto è una grande rovina, dovrebbe essere punito, così come l'onestà, l'integrità, la rettitudine, saranno sicuramente ricompensate. Ma: "Non ci si può beffare di Dio".

Come il duello è l'omicidio, con permesso delle parti interessate, così il gioco d'azzardo è la rapina con permesso dei partecipanti. Entrambi sono delitti contro i principi della Giustizia di Dio.

L'ardente desiderio di guadagnare senza merito ha rovinato molte anime. Può rovinare anche le nostre.

Per i vincitori del gioco d'azzardo non v'è mai alcun bene, ma sempre del male. Si può dire con certezza: "I vincitori del gioco d'azzardo saranno i vinti. Gli altri hanno già perso! Il carattere di tutti sarà rovinato".

Il gioco d'azzardo è: "... una febbre che s'impossessa del giocatore fino a diventare un fuoco consumante".

Il giocatore spesso giustifica il suo giocare d'azzardo dicendo che ogni cosa nella sua vita implica rischio, o può dire: "ogni cosa che noi facciamo implica rischio o pericolo".
Queste cose, naturalmente sono vere. Qual è dunque la linea di distinzione chiara fra il gioco d'azzardo che è un peccato di vizio e corrotto e l'affrontare rischi essenziali per la continuità della vita?

Il gioco d'azzardo differisce in questo: esso implica la creazione di rischi non necessari i quali possono minare la sicurezza finanziaria.

La creazione di questi rischi non necessari mina ed eventualmente distruggerà le virtù cristiane di un lavoro produttivo, l'economia e il desiderio di guadagnare ciò che uno reclama il diritto di avere.

Il gioco d'azzardo è peccato, perché implica il desiderio di ottenere qualche cosa per nulla; ciò che è in se stesso una violazione dell'etica cristiana.

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