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Neo papà

Diventare padre alla bella età di 76 anni non è cosa di tutti i giorni. Anzi, per di più, che la figlia "neonata" abbia già 41 anni compiuti non è neppure tanto comune.

Circa vent'anni fa, una giovane immigrata tedesca entrò in un piccolo ristorante nella cittadina di Palmyra, nello stato americano di New York.
Aveva fame e, dopo avere mangiato, chiese al proprietario se avesse bisogno di una cameriera. Cominciò allora l'amicizia che ha poi portato all'adozione legale.

Quando il proprietario del ristorante, che era solo al mondo, ha dovuto subire un grave intervento chirurgico alla gola, è stata la sua futura figlia a curarlo.
Quando questa si è divorziata dal primo marito, è stato il suo futuro papà a confortarla e addirittura a presentarla all'uomo che è diventato poi il suo secondo marito.

Perciò già molto prima dell'adozione, lei era diventata erede legale nel testamento del vecchio, e lui era stato accolto in casa di lei con tutti gli onori dovuti ad un anziano genitore.

L'avvenimento ha fatto notizia ed è stato pubblicato sui giornali di mezzo mondo, non perché le persone coinvolte fossero importanti. Né perché l'eredità sarebbe stata imponente. Eppure, molte persone si sono fermate a leggere la notizia e poi ci hanno riflettuto sopra. Perché?

Perché in un mondo in cui sembrano dominare l'egoismo e, di conseguenza, l'infelicità e la solitudine, questo piccolo racconto sembra un segno di contraddizione. Qui si intravede un'altra realtà: l'affetto, la fiducia, l'altruismo.

Se non fosse una parola già troppo logora e scaduta di valore, si potrebbe parlare persino di "amore". Sembra di vedere un amore non basato su legami di famiglia o interessi, ma cresciuto attraverso tutta una serie di avvenimenti e circostanze quasi banali.
Però, malgrado la svalutazione della parola "amore", e l'uso che se ne fa per giustificare le relazioni e gli sfruttamenti più disgustosi di altri esseri umani, l'amore vero è, come sempre, raro e prezioso.

La ricerca dell'amore: questa indagine per scoprire se il vero amore esiste, - questa "fame" di una relazione profonda e non basata su interessi, - è dappertutto. Vecchi e giovani, uomini e donne, professionisti e carcerati, dal nord e dal sud, innalzano una sola richiesta: "Parlami di amore".
E la risposta è unica: "L'amore vero, l'amore totale, l'amore assoluto, l'amore incondizionato, esiste solo in Dio!"

Questa la notizia gioiosa che ha trasformato milioni di infelici esseri umani in nuove creature, che ha asciugato le loro lacrime, che ha vinto il loro senso di colpa, che ha aperto loro la strada verso una nuova esistenza piena di significato e di felicità.

Eppure, è un segno dei nostri tempi che spesso, troppo spesso, quando alla persona affamata di amore si risponde svelando l'amore di Dio, lo sguardo desideroso e speranzoso si spegne. Si vede che la persona si sente tradita.

Parlare di Dio, in questo mondo così ingiusto, in questi giorni, così paurosi, sembra non risanare, ma riaprire vecchie ferite.

Noi credenti, che abbiamo davvero sperimentato l'amore di Dio, che ci siamo immersi in quell'oceano di perdono, che ci siamo lasciati guidare da quella mano onnipotente, che cosa possiamo dire, cosa dobbiamo fare perché la gente capisca?

Più che il dire, più che il fare, dobbiamo amare.
L'apostolo Paolo scrisse ai cristiani in Roma: "L'amore di Dio è stato sparso nei nostri cuori per lo Spirito Santo che ci è stato dato" (Romani 5:5).
E poi, in un altro passo, afferma: "Chi ama il prossimo ha adempiuto la legge. L'amore non fa male alcuno al prossimo" (Romani 13:10).

Come scrisse anche l'apostolo Giovanni: "Figliuoletti, non amiamo a parole e con la lingua, ma a fatti e in verità. Da questo conosceremo che siamo nella verità" (1Giovanni 3:18).

Se ameremo il vicino, il collega, il parente, il compagno, il povero, lo straniero, il bisognoso, forse nessun giornalista ci cercherà per pubblicare una nostra storia in tutto il mondo, ma Dio la vedrà e ci premierà.
E anche qualche persona sfiduciata di parole comincerà a credere alle nostre azioni.
Comincerà a credere non che noi siamo "buoni", ma che "Dio è amore".

Sarà un miracolo più grande di quello del vecchio di 76 anni che è diventato padre di una donna quarantunenne.

Ed era, per di più, uno scapolo!

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