Rubriche mensili In questo mese... Vivere in Cristo Allo Specchio

Questo nostro tempo

innegabile che noi viviamo in un'età complessa e contrastante. Allo stupendo progredire della tecnica in alcuni rami della vita, quali i trasporti, le comunicazioni, le produzioni ecc, corrisponde un costante regresso e una preoccupante degenerazione nei campi mentale, emotivo e spirituale.

Da un lato l'energia nucleare, gli aerei supersonici, i razzi astrali ci fanno pensare alla nostra era come all'epoca delle meraviglie, dall'altro la scissione della famiglia, la prostituzione morale e sociale, il decadimento dello spirito ci rivelano una realtà tristissima che può essere paragonata a quella del periodo immediatamente precedente il diluvio.

In questo altalenarsi di bene e di male, di sacro e di profano occorre trovare l'equilibrio impellente e necessario per sopravvivere.

Non v'è dubbio alcuno che il contributo dato dalla nostra epoca al pensiero morale e religioso è, sotto molti aspetti, negativo. Le difficoltà spirituali, già notevoli negli ultimi secoli, sono state sensibilmente accresciute dalla straordinaria età che stiamo vivendo, in cui il sensazionale è considerato normale e il normale è rigettato come monotono e noioso.

Non di rado la semplicità e la chiarezza segnano il passo a favore del fastoso e dell'enigmatico. Tale sentimento di novità, di adattamento e di emotività è ricercato anche in religione e quando una chiesa arriva a preferire l'intricato al semplice è vicina a distruggere il dolce e delicato valore della spiritualità.

Questo periodo di eccessiva difficoltà, che vede il sensazionale come un motivo vitale dominante per l'esistenza dei giornali, degli spettacoli e di quasi ogni attività politico-culturale, non risparmia la chiesa.
Avviene per essa quello che accade per l'arte. I vari Raffaello, Leonardo, Giotto, Caravaggio, per non citarne che alcuni, sono divenuti celebri e immortali, insieme alle loro opere, perché alle loro tele seppero imprimere un carattere di trasparenza da farle apparire come lindi cristalli dietro cui si può ammirare la natura nella sua più reale e squisita bellezza. I loro personaggi sono privi della sola voce, i loro panorami di quella spaziosità che l'occhio pretende.

Oggi no, oggi è diverso. I pittori alla moda, quelli che piacciono, debbono produrre quadri che, se non fosse per l'attaccaglia, i poveri uscieri delle Gallerie di pittura non saprebbero certo da quale lato poggiarli. Così in religione.

I luoghi di culto divengono sempre più teatri, la liturgia sempre più spettacolo, la fede sempre più formalismo, la chiesa sempre più plutocrazia.

Dobbiamo adattarci a questa nostra età? Dobbiamo modificare i divini ed eterni principi della Scrittura? Dobbiamo dimenticare la croce e i suoi significati?

La religione pura non è sensuale, moderna, piena di brivido, ma spirituale, eterna, semplice. Essa non deve soddisfare la carne, ma lo spirito. L'Iddio di Cristo non ha bisogno di fastose cattedrali o di folkloristiche manifestazioni.

Egli è ancora l'Iddio di Abramo, di Isacco, di Giacobbe, di Paolo. Le Sue pretese sono accessibili a tutti, il Suo amore sorpassa ancora ogni intelligenza. I Suoi ministri non saranno riconoscibili da bianchi collari, da tonsure più o meno appariscenti, da abiti più o meno scuri o da titoli altisonanti che precedono i loro cognomi.

La Sua azione non è miracolistica esternamente, la Sua rivelazione non affidata a mani sacrileghe o interpreti pseudo-infallibili.
La Sua pazzia è ancora più saggia degli uomini, la Sua potenza ancora inespugnabile e inattaccabile, perché basata sull'amore, atmosfera insostituibile di ogni anima elevata.

Oggi è il momento della grandezza, della gloria, dell'innovazione, del reclamismo.

Guai a noi se ci facciamo prendere, in religione, dal fervore di queste cose!

Guai, se cercassimo di asfaltare o allargare quella via stretta e impervia che Dio ha scelto a nostra sicura guida verso la salvezza.

Guai se sostituiamo la croce con una qualsiasi gestatoria, perché diverremo insensibili ai richiami della grazia e della misericordia.

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