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Il nostro prossimo

Le leggi dell'Antico Testamento si soffermano spesso sul termine "prossimo".
Il "prossimo" è la persona della porta accanto o quella che abita nella stessa strada, il fratello israelita, il concittadino o, in caso di necessità, l'ospite, che si ferma da te per qualche tempo.

Ogni persona và rispettata così come ognuno vuole essere rispettato.
Tutti devono essere amati nei diversi ambiti della vita quotidiana.

Non dovete sottrarre ad alcuno moglie, vita, proprietà, figli.
Non dovete imbrogliarlo nel commercio, tenervi il suo salario, opprimerlo con tassi di interesse esorbitanti, maledirlo se è sordo o farlo inciampare se è cieco.
Non dovete spostare la pietra di confine nei campi per guadagnare un pò di terreno, né dare falsa testimonianza contro di lui in tribunale, e neppure agognare a possedere qualsiasi cosa che gli appartiene di diritto.

Le leggi riguardanti il prossimo non erano che uno dei modi in cui Israele avrebbe dovuto essere "santo" come il suo Dio.
La comunità fioriva quando ogni persona amava il prossimo come sé stessa. Quando invece si poneva contro il prossimo, era indice di una rottura profonda dentro la società.

Le leggi circa il prossimo erano ben conosciute.
Il problema in discussione al tempo di Gesù era su chi doveva essere "considerato" come il prossimo.
Dove porre la linea di confine, era oggetto di intenso dibattito. Quasi tutti erano d'accordo che il termine includeva i compagni di fede e i convertiti.

Alcuni sostenevano che i nemici personali non dovevano esservi inclusi, e altri pensavano che fosse un dovere buttare nel fossato "eretici, spie e rinnegati" e non tirarli fuori.
I farisei, e non c'è da meravigliarsi, escludevano i non farisei.
Nessuno naturalmente, si sognava che i pagani potessero essere considerati come il prossimo.

C'era anche un detto popolare secondo cui "un pezzo di pane dato da un samaritano è più impuro della carne di maiale".
Ognuno in fondo continuava a delimitare zone di confine.

"Chi è il prossimo?", chiese un giorno uno scriba a Gesù.
La domanda presuppone che il confine vada pur messo da qualche parte.
Ma Gesù rifiutò di rispondere a una domanda posta in quei termini, e raccontò una parabola, quella del buon Samaritano, quanto mai sorprendente per gli ascoltatori, dato che le relazioni con i Samaritani a quei tempi erano pessime.

Dire a uno "che era" un Samaritano era un insulto gravissimo.
Quel dottore della Legge, non volendo rendere impure le sue labbra, nel rispondere fece soltanto riferimento a "colui che ha avuto misericordia" per descrivere chi era il prossimo.

Eppure quel mezzo eretico fu davvero "prossimo" secondo la Legge.
Egli ebbe compassione di un uomo che avrebbe evitato ogni contatto con lui, se non fosse stato mezzo morto.
Catalogare il prossimo secondo razza, sangue, cultura e religione è del tutto sbagliato.

Il "conto aperto" che il Samaritano lasciò all'albergatore dimostrava che aveva imparato a non porre mai confini alla compassione o alla solidarietà con il prossimo.

I Cristiani devono raccogliere l'insegnamento del loro Maestro.

Tutta la Legge è riassunta nel comando di amare il nostro prossimo.
Anche i cattivi possono amare il prossimo e odiare i loro nemici.
Ma ciò che l'apostolo Giacomo chiama "legge reale" (2:8), mi aiuta a vedere che anche chi mi è nemico è il mio prossimo.

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