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«Non mi resta che il rimpianto»

Il principe di Bismarck fu uno dei principali artefici della potenza tedesca del 18º secolo. Eppure, arrivato alla fine dei suoi giorni, facendo il riepilogo della sua esistenza, disse queste parole:

"Nessuno mi ama per tutto quello che ho fatto. Non ho reso felice nessuno, né me stesso, né i miei famigliari, né i miei amici; nessuno. Senza di me non ci sarebbero state tre guerre. Non sarebbero morti decine di migliaia di giovani; non avrei fatto scendere il lutto e il dolore in decine di migliaia di famiglie. Non mi resta che il rimpianto della gioia che ho perso e del male che ho fatto. La poca gioia che i miei successi mi hanno procurato l'ho pagata con una vita di preoccupazioni, di contrarietà e di pena".

Questa confessione è sorprendente in bocca a quest'uomo politico che per il suo forte carattere fu soprannominato il «cancelliere di ferro»; un uomo che godette di alto prestigio mondiale.

Nei suoi 36 anni di vita politica si era dato anima e corpo per uno scopo che riteneva nobile e grandioso: una Germania unita e forte; e l'aveva ottenuto. Ma alla fine si era reso conto che, se era riuscito ad esaltare l'orgoglio dei suoi concittadini, non era però riuscito ad accrescere la loro felicità.

Riassumendo il giudizio che egli stesso espresse sul proprio operato, potremmo dire: "Non amò, non fu amato, seminò l'infelicità".

Raramente i grandi di questo mondo hanno goduto momenti di felicità!

Il movente di tante loro imprese, che spesso sono definite gloriose, non è che la sete di potere, l'ambizione, la gloria, il denaro. Più o meno mascherata, la «superbia della vita», come la Bibbia la chiama, è alla radice di tanti successi umani.

Che differenza con il più grande Uomo che sia mai esistito, Gesù Cristo!
Egli, che era il Figlio di Dio, amò le Sue creature come solo Dio poteva amarle.
Pur essendo il figlio di Colui che ha fatto con tanta perfezione e bellezza la natura che ci circonda e che ne ha stabilito le leggi, ha accettato di prendere un corpo di uomo per poter liberare noi dalle conseguenze inevitabili ed eterne del nostro peccato e della nostra disubbidienza.

Gesù Cristo non ha cercato la propria gloria, pur avendone tutti i diritti; anzi, ha accettato il disprezzo, la persecuzione e il supplizio inflittogli da quegli stessi peccatori che era venuto a salvare.

Egli non ha fatto guerre di conquista violenta, ma ha soccorso gli infelici, guarito i malati, sostenuto i deboli, difeso gli oppressi.

Con le Sue parole ed i Suoi atti ci ha fatto capire che «Dio è amore».
Alla fine, come prova suprema, ha accettato di morire sulla croce, prendendo su di sé il peso dei nostri peccati. La Sua sofferenza è stata motivata dal Suo amore per noi; il castigo di Dio che Lui ha ricevuto sulla croce era quello che noi avevamo meritato.

Il povero "grande" Bismark era consapevole di non aver dato la felicità a nessuno; l'unità e l'orgoglio nazionale erano stati raggiunti al caro prezzo di innumerevoli sofferenze, non tanto sue ma specialmente degli altri.

Il Signore Gesù, invece, aveva come unico movente l'amore infinito per la creatura di Dio decaduta, per quest'umanità corrotta e peccatrice. Il Suo scopo era non di stimolarne l'orgoglio, ma di produrre nei cuori e nelle coscienze la consapevolezza del peccato e quindi il pentimento, l'umiliazione, la rinuncia al male.

Per ottenere questo, si è umiliato Lui, scendendo dal cielo sulla terra e facendosi uomo; si è abbassato fino al punto di accettare l'obbrobrio da parte degli uomini; e poiché il risultato della Sua opera implicava la più grande sofferenza, Egli l'ha accettata; ha sofferto Lui la morte della croce per liberare noi dalla sofferenza eterna, conseguenza del giusto castigo di Dio.

A quanti ci leggono facciamo notare che anche ora, oggi stesso, a tutti quelli che si pentono dei loro peccati e lo accettano come loro Salvatore, il Signore Gesù offre il perdono, la vita eterna, una vera felicità con il Padre Celeste.
Lo dice Egli stesso nella sua Parola, nella Bibbia, con le seguenti parole:

«Il vostro cuore non sia turbato; abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in Me»
(Giovanni 14:1).
"Chiunque crede in Lui riceve il perdono dei peccati" (Atti 10:43).
"Chi non onora il Figlio non onora il Padre che l'ha mandato. Chi ascolta la mia parola e crede in Colui che mi ha mandato ha vita eterna; e non viene in giudizio ma è passato dalla morte alla vita" (Giovanni 5:24).
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