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La sequela

"DISCEPOLO" è una parola tipica del Vangelo.
A parte un certo numero di riferimenti nel libro degli Atti Apostolici, il resto del Nuovo Testamento preferisce descrivere il cristiano con altri termini. Ma discepolo è una parola stimolante, semplice e concreta.

Cosa significa?

1º) - Essere un discepolo significa SEGUIRE Gesù.
La sequela comincia con una chiamata: "Seguimi", cioè "Vieni con me"; ed essere cristiano è camminare dietro a Gesù, come Bartimeo, il cieco che egli aveva guarito.

In effetti "La Via" in breve tempo divenne un modo per indicare la comunità cristiana.

Gesù guida, a volte dall'altra parte del lago, a volte a Gerusalemme o in Galilea, e la chiamata che rivolge ai suoi discepoli è quella di seguire "i suoi passi", anche quando questo comporta il portare la propria croce dietro di Lui.

2º) - Seguire Gesù richiede DI ROMPERE con il passato.
I pescatori di Galilea lasciarono reti e famiglie; Levi dovette abbandonare il suo posto di esattore delle tasse. Il giovane ricco non se la sentì di compiere questo passo.

Gesù definiva la sequela un "sacrificare la propria vita" e "abbandonare tutto" per suo amore.

Molti tra la folla trovarono tale prezzo troppo alto e "smisero di andare dietro a lui".

3º) - Il termine "discepolo" alla lettera significa "ALLIEVO", e questo mette in luce un terzo aspetto della vita del cristiano.
Chi è discepolo và sempre a scuola.
Gesù invitava uomini e donne a prendere il suo "giogo" e imparare da lui. In questo egli era come i "rabbi", i quali insegnavano ai loro allievi un sistema integrale di vita.
I Dodici sono scelti per "stare con lui".
Egli offre loro di diventare "pescatori di uomini".

Osservando, vivendo, ascoltando Gesù i discepoli imparavano il segreto del regno a un livello molto più profondo delle pure parole.
Essi vedevano Gesù che pregava, discuteva, operava guarigioni, insegnava.
Alcuni lo hanno visto trasfigurato e anche in agonia.

Essere un discepolo È imparare da Gesù, condividendo i vari aspetti della sua vita.

Una lezione dura da apprendere era che la vita andava condivisa anche con altri discepoli.

La cerchia di persone attorno a Gesù divenne una comunità che sostituiva i legami di sangue e di status. I familiari di Gesù sono quanti ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica.

Quando Pietro fece rilevare che aveva lasciato ogni cosa per seguire Gesù, gli venne promessa una nuova casa e una nuova famiglia. Il segno distintivo di questa nuova comunità doveva essere l'amore reciproco.

Quella dei discepoli di Gesù non era una comunità chiusa, ad ogni modo.
Chiunque poteva unirsi ad essa.

Gesù insegnò spesso ai discepoli in disparte da altri, tuttavia questo era solo il necessario preludio per mandarli in giro a insegnare, predicare, compiere guarigioni ed esorcismi.

Era l'alternarsi armonico di apprendimento e di azione. In tal modo continuavano il suo lavoro. Gesù aveva promesso ai suoi discepoli di farli diventare «pescatori di uomini».
Una volta mandò in giro dodici di loro, un'altra volta settanta, e queste missioni chiaramente prefiguravano il grande incarico che, proprio alla fine, affidò a loro e a ogni cristiano di rendere testimonianza e "fare dei discepoli in tutte le nazioni".

UN TEMA, INFINE, EMERGE DAI VANGELI:
QUELLO DELLA DEBOLEZZA E DEL FALLIMENTO.

I discepoli vengono caratterizzati come senza fede, ottusi e incapaci di comprendere.

Non sono in grado di penetrare il senso della passione del Cristo, allontanano le donne che portano i loro bambini a Gesù, dìsputano su chi sia il più grande, non ce la fanno a rimanere svegli con Gesù durante la sua agonia, e al momento del suo arresto fuggono via.

Alcuni, come Nicodemo, cercano di rimanere suoi seguaci in segreto "per paura dei Giudei".
Giuda lo tradisce; Pietro, nonostante le sue promesse, lo rinnega.

LE CHIESE PER CUI I VANGELI FURONO SCRITTI DOVEVANO AVER LETTO QUESTI BRANI COME UN RICHIAMO A RIMANERE FEDELI E COME UN ESEMPIO CONCRETO DELL'AMMONIZIONE DI GESÙ: "SENZA DI ME NON POTETE FARE NULLA".

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