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La sofferenza

"La sofferenza è il più grande ostacolo per credere che Dio è padre e ci ama".

Quanti hanno sofferto oppure hanno visto da vicino altri soffrire lo sanno bene.
La moglie di Giobbe non fa altro che dire: "Maledici Dio e muori". Giobbe stesso maledice di essere venuto al mondo e desidera con intensità "una morte che non verrà".
Sono pochi quelli che non si sono mai chiesti: "Perché Dio permette tutto questo?".

Per quanto la Bibbia non dia una risposta diretta alla domanda sulla sofferenza, è tuttavia possibile evidenziare alcuni suoi insegnamenti.

Anzitutto alcune sofferenze capitano perché gli esseri umani sono dotati di libera volontà.
Dio ha dato al genere umano una libertà delegata.
Adamo può scegliere sia di coltivare il giardino che di mangiarne i frutti proibiti.

I capi di questo mondo sono liberi di "crocifiggere il Signore della gloria".

Nella parabola, il figlio prodigo è libero di sperperare la sua eredità in una regione lontana. Questa è vera libertà.

Di fatto alcuni tipi di sofferenza - quelle provocate dalla guerra, per esempio, oppure dall'ingiustizia - sono il risultato dell'abuso che l'uomo fa della sua libertà di scelta.

La seconda intuizione, forse più difficile da comprendere, è che viviamo in un mondo decaduto.

Ci sono alcune frasi misteriose nella lettera di Paolo ai Romani dove l'apostolo lascia intendere che la creazione è "frustrata", "caduta in schiavitù".
Il peccato colpisce il creato. "Spine e rovi" crescono nel "giardino del Signore".

È possibile allora intravedere la spiegazione di alcune tragedie, malattie, disastri naturali. La creazione non è più come avrebbe dovuto essere: è stata guastata dal peccato.

In terzo luogo, non dobbiamo dimenticare la verità affermata dalla Bibbia secondo cui, in un universo morale, la sofferenza è qualche volta il risultato del peccato. Questo mondo è regolato da leggi stabili conoscibili, prevedibili, che rendono possibili scelte reali.
Ma tale regolarità implica che il fuoco che riscalda può anche bruciare e che una vita senza peccato può portare con sé una sua retribuzione.

Sono affermazioni teoriche, certo, di ben poco conforto per quanti stanno soffrendo o vedono gli altri soffrire. Per costoro la Bibbia ha da dire una parola diversa, che si rivolge alla fede.

E la fede cristiana ci porta alle tre seguenti riflessioni:

  1. Cristo è morto e quindi conosce la nostra sofferenza.
    È sbagliato dimenticare che al centro della fede cristiana c'è il Figlio di Dio crocifisso.
    Il Figlio di Dio non guarda la sofferenza del genere umano con distacco. Egli si immerge nella sofferenza della gente; agonizza e muore dissanguato con loro.
    Questa è la via che egli ha scelto per riparare il danno: lavorare con pazienza soffrendo all'interno dei problemi.

  2. Cristo è risorto,perciò nessuno soffre senza speranza, se crede.
    Gesù è vivo, quindi dalla sofferenza può essere ricavato qualcosa di buono. Anche Gesù ha potuto apprendere alcune cose solo attraverso la sofferenza. L'apostolo Paolo ha scoperto che la grazia di Dio gli era sufficiente, mentre era tormentato da una spina confitta nella sua carne.
    I cristiani sono chiamati a credere, alcune volte a dispetto dell'evidenza, che Dio può trasformare ogni situazione.

  3. Cristo ritornerà, e perciò la sofferenza non può essere l'ultima parola.
    Un giorno l'universo verrà redento, lo zoppo camminerà, il muto canterà. Il Nuovo Testamento termina con la visione di un giorno in cui "Dio asciugherà ogni lacrima dagli occhi. La morte non ci sarà più. Non ci sarà più né lutto né pianto né dolore".

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