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La speranza cristiana

"Io spero che" significa spesso un pensiero augurale, un incerto o vago ottimismo.
La speranza biblica è del tutto diversa. È fondata sulla persona di Dio e ha il sapore dell'attesa confidente. È l'esatto opposto della disperazione.
Il profeta Geremia comprò un terreno su cui erano accampati i soldati babilonesi che stavano invadendo il paese. Il suo gesto è sintomatico. "La distruzione non può essere l'ultima parola di Dio", egli ripeteva.
Alla fine "egli sarà fedele alla sua natura e alle sue promesse. Un giorno la vita comincerà di nuovo".
Dio è davvero il Dio delle promesse. Ad Abramo chiede di affrontare l'ignoto con la sola promessa di una terra, di una nazione e con una benedizione come guida. Ma questa promessa è qualcosa a cui aggrapparsi nei tempi bui.

La speranza trasforma la vita in un cammino. Non è un camminare in cerchio, ma un procedere in avanti verso il futuro che Dio ha in serbo. L'ottimismo ingenuo produce solo false e ingannevoli speranze: "Sion non cadrà mai"; "Il tempio non verrà mai distrutto".
I profeti attaccano con violenza questo genere di predizioni superficiali. Essi poggiano la loro speranza sull'alleanza di amore di Dio e guardano al di là dei fallimenti per vedere il compiersi delle sue promesse.

Anche se nelle loro opere ci sono solo scarsi accenni a una vita dopo la morte, tuttavia la loro confidenza sfocia in visioni affascinanti e ricorrenti di un re ideale, di una nuova terra, di un regno di giustizia e di pace, dell'unità di tutti i popoli e della città di Dio al centro del mondo.

Per i cristiani queste visioni e promesse si realizzano in modo pieno in Gesù.
"Cristo è la nostra speranza", proclama l'apostolo Paolo. E Giovanni intravede un giorno in cui il popolo di Dio vedrà Gesù come egli è e diventerà simile a lui. Avrà la gioia di vivere la vita dell'era che deve venire, alla presenza di Dio. Godrà la pace perfetta e la sicurezza totale sotto il governo del Re dei re. Verrà a riunirsi con quanti sono già morti.
Una nuova terra e un nuovo cielo segneranno la fine del peccato, della sofferenza e della morte. Dio sarà tutto in tutti.
Era una speranza fondata molto più solidamente che sul puro sentimento.

Era la logica della vita di Gesù.
Egli viveva come se molte cose dovessero ancora accadere. Le sue azioni erano indicatori puntati verso un regno che non sarebbe mai tramontato.
Quando le persone sperimentavano l'amore di Dio attraverso di lui, si rendevano conto che Dio non avrebbe ridotto a un mucchio di rottami ciò che aveva redento a un costo così alto.

Gesù insegnava che sarebbe venuto di nuovo.
Molte delle sue parabole trovano in questo ritorno il significato. Sarebbe stata una venuta come Signore e Giudice del mondo intero.

La sua risurrezione era il modello e la caparra della risurrezione di quanti rimanevano in lui.
Egli era come le primizie di un grande raccolto che doveva essere fatto.

Lo Spirito di Dio vivente nei loro cuori assicurava ai cristiani che le promesse erano autentiche. Essi ne avevano la caparra.
Come dovrebbero rispondere i cristiani a tutto questo? Ci sono sempre stati coloro che hanno cercato di dedurre dai testi biblici date precise. Questa certezza non è raggiungibile.

Quando si è troppo attaccati ai labirinti delle profezie si dicono sciocchezze e, nei casi peggiori, si finisce per abbandonarsi a una visione di questo mondo in termini di catastrofe sempre imminente.
La speranza per il futuro può invece animare il modo di vivere il presente, anche quando i dettagli sono sconosciuti.
Quanti vivono alimentati dalla speranza cristiana non devono lasciarsi scuotere dall'ultimo capriccio; la loro vita ha una direzione e un piano al suo interno. Lavorano per cambiare ciò che esiste, dato che lo misurano a partire da ciò che sarà. Non devono essere in ansia o avere paura della morte, ma fare della speranza la loro "ancora".
Sanno che nulla di ciò che viene fatto per Cristo và perduto, e quindi non devono diventare facile preda della disperazione quando sembra loro che non ci sia alcuna via di uscita. Vivono distaccati da questo mondo e dai suoi valori perché non è la loro ultima dimora.
E, fatto ancora più importante, si sforzano di vivere una vita di cui non dovranno vergognarsi quando verrà Gesù!

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