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La terra

Molta gente desidera un posto tutto suo; è un desiderio naturale molto vivo. Dire: "Questa è casa mia", oppure: "Questa è la mia terra", dà grande soddisfazione, e moltissimi sognano ancora di essere nelle condizioni di poterlo dire.

Fu questo desiderio che guidò i pionieri in America, in luoghi disagevoli, per rivendicare un po' di terra, costruire proprie fattorie e case e così cominciare una nuova vita in un mondo nuovo.

In maniera molto simile, gli Ebrei uscirono dall'Egitto per stabilirsi nella "Terra della promessa". Ma c'era una differenza sostanziale: gli Ebrei sapevano che quella terra era stata assegnata loro da Dio.

Tre grandi elementi costituiscono il nucleo centrale dell'idea biblica di "terra":

  1. Dio ha promesso a Israele una terra dove avrebbero potuto trovare pace e prosperità.
    "Esci dalla tua terra - disse Dio ad Abramo, - e và verso la terra che io ti indicherò".
    La richiesta ad Abramo di lasciare la sua sicurezza in una terra per cercarne un'altra è stato il motivo che ha dato forma a Israele come popolo.
    Questo spiega perché essi ritennero giusto cacciare via quelli che già occupavano tale terra; pensavano che lo facessero abusivamente, perché essi soltanto ne erano eredi di diritto.

  2. La terra rappresentava la presenza di Dio.
    Nell'Antico Testamento troviamo che quando il popolo di Dio si stabilì in Canaan, la terra stessa e altri importanti elementi divennero simboli della presenza di Dio.
    Ancora oggi tre grandi religioni chiamano il territorio di Israele "la Terra santa".
    Gerusalemme, la sua città più sacra e, per gli Ebrei, il tempio come luogo dove risiedeva una volta l'Arca dell'alleanza, simboleggiano la presenza personale di Dio.
    Presi per se stessi, questi due elementi potevano portare il popolo a concludere che la terra era loro per sempre e che potevano farne quello che volevano.
    È un atteggiamento che emerge di tanto in tanto nell'Antico Testamento quando il popolo dimentica il terzo elemento essenziale.

  3. La terra in realtà appartiene a Dio; compito del popolo è di essere attento amministratore.
    In questo senso, nel libro del Deuteronomio si trovano molte istruzioni per prendersi cura della terra, senza saccheggiarla o esaurirne le energie.
    Ogni sette anni la terra avrebbe dovuto riposare per rigenerare le proprie forze.
    Indirettamente viene inculcata una grande lezione. Poiché Dio ti ha dato tutto questo perché ne possa gioire, oltre a essere grato verso di Lui dovrai essere generoso con gli altri.
    Lascia parte del tuo raccolto per lo straniero, l'orfano e la vedova. Dividi la tua ricchezza con il povero e lo straniero, dato che tu "una volta eri povero e straniero".
    Ogni tre anni, una decima dell'intero raccolto andava messa da parte come contributo per i bisognosi. Dio dichiara anche: "Non ci sia alcun povero in mezzo a voi".
    E ogni sette anni, agli schiavi doveva essere data l'occasione di riscattarsi e una parte abbondante dei beni della terra che avevano contribuito a produrre.
    La signoria di Dio sulla terra era simbolicamente riconosciuta ogni anno attraverso l' "offerta delle primizie" nel tempio.
    Và sottolineata nello stesso tempo una importante differenza tra cristiani e ebrei.
    Per gli ebrei la terra è un aspetto essenziale della loro fede, mentre per i cristiani ciò che conta è il possesso di Dio e il diventare cittadini del cielo.

Tuttavia c'è una convinzione comune a entrambi: qualunque appezzamento di terra noi godiamo, con le benedizioni materiali che porta con sé, non possiamo usarlo egoisticamente solo per noi stessi, ma per Dio e per il suo popolo.

Questo è il motivo per cui i cristiani devono stare dalla parte di chi si impegna per condividere con il povero le ricchezze di questo mondo, essere generosi e pronti al sacrificio nel dare a chi ha bisogno, prendersi cura della terra e usarla per la gloria di Dio e del Suo popolo.

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