Rubriche mensili In questo mese... Vivere in Cristo Allo specchio

I morti - Possiamo aiutarli?

Nota introduttiva.

Il Concilio di Trento, nella sessione VIª "De Justificatione", canone 30, afferma: "Se alcuno dirà che, dopo ricevuta la grazia della giustificazione, a qualunque peccatore penitente è rimessa la colpa e cancellato il reato della pena eterna, in tal modo che non rimanga da soddisfare alcun reato di pena temporale, sia in questa vita sia nella futura in Purgatorio, prima che possa aprirsi l'adito ai regni dei cieli, SIA ANATEMA".

E nella sessione XXVª, insegna che: "le anime ivi detenute (nel Purgatorio - n.d.r.) si giovano coi suffragi dei fedeli e principalmente con l'accettabile sacrificio dell'altare".

Con altre parole, l'insegnamento cattolico ufficiale si può riassumere nel modo seguente: Le anime giuste, salvate, le quali lasciano questo mondo con qualche resto di colpa veniale o di pena temporale, sono trattenute in un luogo di espiazione, immediatamente dopo la morte e prima di entrare in cielo; quivi subiscono sofferenze adeguate a purificarle dalle macchie dei peccati ed a soddisfare pienamente alle pene temporali rimaste da scontare.

L'intensità delle sofferenze delle anime purganti PUÒ VENIRE ALLEVIATA E LA LORO DURATA ABBREVIATA DAI viventi PER MEZZO DI PREGHIERE, MESSE, INDULGENZE, DIGIUNI, ELEMOSINE ed altre buone opere.

Ma questo insegnamento corrisponde a verità, oppure è un'invenzione teologica?

POSSONO I VIVENTI AIUTARE LE ANIME DEI DEFUNTI?

Il Vangelo... risponde:

  1. Luca 16:19-31
    Ora vi era un uomo ricco, il quale vestiva porpora e bisso, ed ogni giorno godeva splendidamente; e vi era un pover'uomo chiamato Lazzaro, che giaceva alla porta di lui, pieno d'ulceri, e desideroso di sfamarsi con le briciole che cadevano dalla tavola del ricco; anzi perfino venivano i cani a leccargli le ulceri.
    Ora avvenne che il povero morì e fu portato dagli angeli nel seno d'Abramo; morì anche il ricco, e fu seppellito. E nell'Ades,essendo nei tormenti, alzò gli occhi e vide da lontano Abramo, e Lazzaro nel suo seno;ed esclamò: Padre Abramo, abbi pietà di me, e manda Lazzaro a intingere la punta del dito nell'acqua per rinfrescarmi la lingua, perché sono tormentato in questa fiamma.
    Ma Abramo disse: 'Figliuolo, ricordati che tu ricevesti i tuoi beni in vita tua, e che Lazzaro similmente ricevette i mali; ma ora qui egli è consolato, e tu sei tormentato. E oltre a tutto questo, fra noi e voi è posta una gran voragine, perché quelli che vorrebbero passare di qui a voi non possano, né di là si passi da noi'.
    Ed egli disse: 'Ti prego, dunque, o padre, che tu lo mandi a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli, affinché attesti loro queste cose, onde non abbiano anch'essi a venire in questo luogo di tormento'. Abramo disse: 'Hanno Mosè e i profeti; ascoltino quelli. Ed egli: 'No, padre Abramo; ma se uno và a loro dai morti, si ravvedranno'. Ma Abramo rispose: 'Se non ascoltano Mosè e i profeti, non si lasceranno persuadere neppure se uno dei morti risuscitasse'.
    Notare: La natura stessa del luogo in cui si trovano le anime dei defunti È TALE, che rende IMPOSSIBILE qualsiasi intervento proveniente dall'interno.
    Chiaramente è detto che nemmeno fra di loro, pur essendo nel medesimo luogo, le anime possono aiutarsi. Pertanto l'insegnamento per cui i viventi possano dalla terra intervenire a favore dei defunti è palesemente UN FALSO TEOLOGICO!.

  2. L'apostolo Paolo, scrivendo ai cristiani della città di Corinto, dice:
    Noi sappiamo infatti che se questa tenda che è la nostra dimora terrena viene disfatta, noi abbiamo da Dio un edificio, una casa non fatta da mano d'uomo, eterna, nei cieli. Poiché in questa tenda noi gemiamo, desiderando di essere sopravvesti! Della nostra abitazione che è celeste, se pur saremo trovati vestiti e non ignudi. Poiché noi che siamo in questa tenda, gemiamo, aggravati; e perciò desideriamo non già di essere spogliati, ma d'essere sopravvestiti, onde ciò che è mortale sia assorbito dalla vita. Ora Colui che ci ha formati per questo stesso è Dio, il quale ci ha dato la caparra dello Spirito. Noi siamo dunque siamo sempre pieni di fiducia, e sappiamo che mentre abitiamo nel corpo, siamo assenti dal Signore (poiché camminiamo per fede e non per visione); ma siamo pieni di fiducia e abbiamo molto più caro di partire dal corpo e di abitare col Signore. Ed è perciò che ci studiamo di essergli grati, sia che abitiamo nel corpo, sia che ne partiamo. Poiché dobbiamo tutti comparire davanti al tribunale di Cristo, affinché ciascuno riceva la retribuzione delle cose fatte quando era nel corpo, secondo quello che avrà operato, o bene, o male. (2Corinzi 5:1-10).
    Notare: Il giudizio di Dio nei confronti dei defunti, NON È e NON SARÀ INFLUENZABILE in assoluto da nessuna azione dei viventi che sia esplicata intenzionalmente A FAVORE di quelle anime, come ad esempio: messe di suffragio, preghiere, e altre cose simili.
    Si noti bene il versetto 10, dove si afferma che, dopo la morte, ciascuno riceverà "la retribuzione delle cose fatte QUANDO ERA NEL CORPO, secondo quello che avrà operato, o bene o male".

  3. Romani 2:3-11
    E pensi tu, o uomo che giudichi quelli che fanno tali cose e le fai tu stesso, di scampare al giudizio di Dio? Ovvero sprezzi tu le ricchezze della sua benignità, della sua pazienza e della sua longanimità, non riconoscendo che la benignità di Dio ti trae a ravvedimento? Tu invece, seguendo la tua durezza e il tuo cuore impenitente, t'accumuli un tesoro d'ira, per il giorno dell'ira e della rivelazione del giusto giudizio di Dio, il quale renderà a ciascuno secondo le sue opere: vita eterna a quelli che con la perseveranza nel bene operare cercano gloria e onore e immortalità; ma a quelli che sono contenziosi e non ubbidiscono alla verità ma ubbidiscono all'ingiustizia, ira e indignazione. Tribolazione e angoscia sopra ogni anima d'uomo che fa il male; del Giudeo prima, e poi del Greco; ma gloria e onore e pace a chiunque opera bene; al Giudeo prima e poi al Greco; poiché dinanzi a Dio non c'è riguardo a persone.
    Anche in questo passo biblico l'apostolo Paolo mette in chiara evidenza come un giudizio a carico delle anime dei defunti, scaturirà non tanto da quello che i viventi potranno fare a favore dei defunti, bensì dal tipo di vita che avranno condotta.
    Nessuno potrà scampare "al giusto giudizio di Dio" il quale "RENDERÀ A CIASCUNO SECONDO LE SUE OPERE ... poiché dinanzi a Dio non c'è riguardo a persona". Perciò nessun prete o papa che sia, nessuna messa di suffragio od altra funzione religiosa, potranno modificare quanto e già stato stabilito da Dio.

  4. "E udii una voce dal cielo che diceva: scrivi: Beati i morti che da ora innanzi muoiono nel Signore. Sì, dice lo Spirito, essendo che si riposano dalle loro fatiche, poiché le loro opere li seguono."
    Qui l'Apostolo Giovanni, che ispirato da Dio ne sapeva più di tutti i teologi della terra, afferma che coloro che muoiono da cristiani, dopo la morte non devono "purgare" assolutamente nulla. Anzi, al contrario: essi troveranno finalmente il riposo e il gaudio celeste, avendo vissuto cristianamente.

  5. Nel seguente brano dell'Antico Testamento si possono leggere significative ed inconfutabili parole:
    Per chi è associato a tutti gli altri viventi c'è speranza; perché un cane vivo vai meglio d'un leone morto. Difatti, i viventi sanno che morranno; ma i morti non sanno nulla, e non v'è più per essi alcun salario; poiché la loro memoria è dimenticata. E il loro amore come il loro odio e la loro invidia sono da lungo tempo periti, ed essi non hanno più ne avranno mai alcuna parte in tutto quello che si fa sotto il sole. (Ecclesiaste 9:4-6).

CONCLUSIONE:

Secondo l'insegnamento della Bibbia, Parola di Dio, i viventi non hanno nessuna possibilità di aiutare le anime dei defunti. Possono solo conservarne il ricordo e venerarne la memoria.


(A completamento dell'argomento si vedano le seguenti schede: "I morti: dove sono ora?" e "I morti: possono aiutarci?").

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