Rubriche mensili In questo mese... Vivere in Cristo Allo Specchio

Abramo

Prima ancora che nascesse Archimede e la sua idea di "trovare un punto di appoggio per sollevare il mondo", Dio ci aveva già pensato e l'aveva trovato.

Esattamente duemila anni prima di Cristo, nella città di Ur, presso il Golfo Persico, nella famiglia del vecchio Terah, ricca di tre figli. Fra questi c'era Abramo, sposo di Sara.

È lui il "punto di appoggio" che Dio adopera per sollevare il mondo e per farlo camminare in un'altra direzione sì da condurlo alla salvezza (Genesi12-25:13).

Il tempo storico è "burrascoso":
Dal Nord e dal Sud i popoli si scontrano in continuazione. E, come accade in simili circostanze, ci sono popolazioni che vengono deportate ed altre che scelgono di abbandonare la propria terra per andare in cerca di una sistemazione più sicura, che abbia maggiore possibilità di pace e dia più sicurezza di pane e di vita.

Per questo, sulla carta d'identità di molta gente di quel tempo c'era scritta la qualifica di "nomade".
Abramo appartiene a questa razza e per tutta la vita sarà un nomade.

La sua partenza da Ur è materialmente provocata da queste circostanze, che Abramo legge ed interpreta come volere di Dio. Gli avvenimenti successivi gli daranno completa ragione.

Una partenza da casa, quella di Abramo, all'insegna dell'ignoto, del provvisorio, costellata da grandi sacrifici e da tenaci speranze.
Molti dicono che la nostra è una società solida, scientifica, sicura. Noi preferiamo chiamarla società nomade: esattamente come quella di Abramo.

Niente oggi è stabilmente assicurato.
Gli enti pubblici fanno programmi di intervento per rispondere efficacemente ai bisogni del tempo. Quando passano alla fase operativa si accorgono che i programmi fatti sono già superati dalla realtà.

Anche il denaro è all'insegna del nomadismo.
Si parla di ingenti capitali che emigrano illecitamente da un paese all'altro in cerca di maggiori sicurezze. Le guerre continuano a cambiare la geografia di molti popoli.

È sotto gli occhi di tutti la piaga sociale degli sfratti: migliaia di famiglie che non sanno dove sbattere la testa. Una situazione tragica che si aggiunge e quella dei "baraccati", delle famiglie costrette a vivere nelle soffitte o negli umidi scantinati.

Come se non bastasse abbiamo i profughi provenienti da ogni parte del mondo, che stanno invadendo la nostra Italia!

Gente scappata dal proprio paese ove la vita è impossibile. Sono milioni e milioni di persone "partite dalla loro terra", fuggite un po' da per tutto, in cerca di uno spazio per vivere da uomini liberi o di una tavola con un po' di pane.
Si pensi ancora ai milioni di emigrati che per un pezzo di pane vivono sradicati dalla loro terra, lontani dalle loro famiglie.

Mai come oggi il nomadismo è stato legge di vita.
Non facciamo attenzione: eppure noi oggi stiamo vivendo una cultura all'insegna dell'instabilità.
Gli equilibri politici, economici e sociali sono saltati.
Siamo tutti allo "scoperto", sotto le stelle.

Sembra che stiamo ricopiando, sia pure in maniera nuova, la vicenda di Abramo.

Con questa radicale differenza:
Abramo seppe leggere negli avvenimenti della storia "un segno" di Dio, un progetto alternativo di vita che aveva tutti i connotati di totale abbandono alla volontà di Dio che invitava a "cambiare stile e senso della vita".

Nel nostro tempo invece sembra mancare questa capacità di lettura. La storia perciò diventa un fatto subìto, privo di significato e senza sbocchi.

L'intuizione che ebbe Abramo nel vivere la storia con l'occhio della fede non è nostra virtù.

Eppure se oggi vogliamo aprirci al futuro, non abbiamo altra scelta:
Dobbiamo tornare a leggere "i segni del tempo" con l'illuminata intuizione della fede.

Se non vogliamo essere dei vagabondi, degli sbandati, degli sradicati senza significato, ma "aramei erranti" alla maniera di Abramo, non abbiamo altra scelta!

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