Rubriche mensili In questo mese... Vivere in Cristo Allo Specchio

Adamo

Gli esperti dicono che la parola "Adamo" è il nome dell'uomo che per primo compare nell'anagrafe dell'umanità.
Altri sostengono, con buone ragioni, che tale nome significa invece "umanità".
In questo caso in Adamo c'è ognuno di noi.

Ma all'uomo comune queste dissertazioni - anche se giuste - non interessano un gran che.
Preferisce accostarsi alle pagine bibliche con un intelletto fasciato di cuore: con una certa trepidazione, ma anche con la passione infuocata di riscoprire in quale misura il suo volto attuale è identico a quello dell'origine.
È la fatica dell'uomo del nostro tempo che è alla ricerca della sua identità e della sua autenticità.

Il "settimo giorno" della Genesi è simbolo della perfezione assoluta ed appartiene a Dio solo. Egli è il grande "Sabato".
ADAMO, perché "immagine di Dio", arriva sulla scena della creazione la sera del sesto giorno: una frazione infinitamente piccola che lo separa dalla "perfezione assoluta" di Dio.

È proprio perché arrivato ultimo, riceve il comando di essere "il primo" e come tale prende in mano, come dono gratuito di Dio, la creazione "ponendo nome a tutte le cose create".
Piccolo davanti al cosmo, ma più grande e più importante di tutto il cosmo: "Tutto quello che vedi è tuo".

Uomo non schiacciato, non dominato, non posseduto, non schiavizzato dalle cose; ma signore e dominatore delle cose. Ricco di tutto, ma povero di tutto. Tanto che nulla di ciò che possiede realizza la sua personalità.
Non è l'avere, non è il potere che lo fa sentire uomo.
Appaga questa sete di "pienezza totale di sé" solo quando, svegliandosi, trova accanto un "tu" che chiama "donna". Salta dalla gioia perché solo allora sente realizzarsi la sua personalità.
Scopre di essere Uomo-Massimo nel rapporto sociale con un'altra creatura "a lui simile", verso la quale si protende non per catturarla, ma per esserle dono.

Con questo suo "tu" diventa capace di sentire i passi di Dio sul suo stesso sentiero di vita.

Noi stiamo sudando "sette camicie" per scoprire la nostra vocazione sociale e per trovare motivi validi di aggregazione sociale.

ADAMO l'aveva già intuito e scoperto senza essere mai stato in nessun "collettivo universitario". E non perché fosse stato progettato come un elaborato computer. Dio non è un "lavandaio di cervelli".

Quella di ADAMO fu una scelta cosciente e pienamente libera. Tanto libera che ebbe perfino la malaugurata idea di articolare un progetto alternativo a quello offerto come dono da Dio. E fu un disastro per lui e non solo per lui.

Ma, da uomo qual'era, coerente con la sua dignità e responsabilità e libertà - anche se non mancò un timido tentativo di scaricare la colpa sulla sua donna - accettò le conseguenze senza imprecare, senza ribellarsi.

Poteva "divorziare" da EVA sostenendo fino in fondo la tesi dell'inganno. Ma capì che non sarebbe stato un atto degno di un uomo, dal momento che la colpa non è mai tutta e soltanto di una parte sola. Preferì restare "in comunione" nel buio della disavventura, come lo era stato nella luce smagliante del mattino di grazia.

Prima di quella "follìa" amaramente pianta fino alla morte - il suo corpo, come quello di Eva era nudo. E non per snobismo nudista.

Nel progetto di Dio, il corpo non è il "carcere dell'anima". Questa è un'idea pagana, non biblica.
Il "compromesso storico" che i cristiani fecero con Platone, secondo il quale la saggezza dell'uomo sta nella liberazione dal corpo, ha introdotto nel pensiero e nella prassi cristiana una "religione dell'anima" cancellando la "religione dell'uomo".

L'uomo della Bibbia è invece nella sua totalità "anima-corpo".
Il contrasto fra le due componenti ha prodotto enormi disastri che solo ora, e con tanta fatica, cerchiamo di riparare.

Il corpo non è il vestito dell'uomo: è l'uomo.
"L'idea biblica di personalità è quella di un corpo animato, non di un'anima rivestita di carne". È il luogo visibile della gloria invisibile di Dio.

Adamo cominciò a "vergognarsi di essere nudo" dopo essersi lasciato vincere dalla tentazione del "possesso". La bestia nera "del prendere quello che non era suo" gli scompaginò la mirabile unità corpo-anima. Progettato per essere dono e gioiosa offerta, divenne ladro. Il "possesso" che gli sembrò necessario per dare la scalata ad un ruolo "non suo" fu la causa della sua disfatta.

Ce n'è quanto basta - pensando al valore primario che anche noi poi abbiamo dato "all'avere" - per abbassare gli occhi e vergognarsi.

E non facciamoci illusioni!
Nascondersi nel folto del bosco nel quale "tutti fanno così" non serve.
Ci sarà sempre un "occhio" che ci vede ed una voce che ci stana dalla clandestinità per la resa dei conti. E sarà il tramonto dell'eden: le mille mezzanotti della civiltà.
UN PARADISO PERDUTO PER LA NOSTRA STUPIDITÀ!

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