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Agata

Agata era di nobile famiglia catanese. La sua ricchezza, unita alla sua straordinaria bellezza, affascinò il console Quinziano, che la chiese in sposa.

Essa disse di essere già impegnata e per nulla al mondo avrebbe cambiato parere.

Si fece ricorso ai filtri d'amore della maga Afrodisìa; ma inutilmente.

L'amore di Quinziano si trasformò allora in odio. Venuto a sapere che era cristiana e che aveva votato la sua verginità a Gesù, la fece arrestare.

Entrando nel carcere, gioiosa come alla festa di nozze, Agata pregava: "Signore, ho sempre nutrito il mio spirito con la meditazione della tua morte. Ora, mio amato Gesù, fammi forte nella prova, perché possa essere tua per sempre".

Durante il processo, Quinziano le ordinò: "Sacrifica agli déi, altrimenti ti aspetta la morte".

Ella rispose: "Non temo la morte, perché mi avvicina per sempre al mio Signore".

Il console allora la fece torturare e la espose al ludìbrio. Quando le furono tagliati i bellissimi seni, senza rancore la Agata sospirò: "A tanto, crudele tiranno, giunge il tuo odio da torturare in una donna quei seni, dai quali anche tu, ancora bambino, hai succhiato con gioia la vita!".

Poiché nulla poté smuovere un amore così grande, l'empio console la fece bruciare viva.

Sul rogo, la vergine, vestita di sangue, pregava: "Finalmente ho trovato il mio grande amore: ora lo stringo a me, non lo lascio più andare!".

Così la giovane siciliana, subì il martirio a Catania, sotto Decio Imperatore, nell'anno 250 d.C.

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