Rubriche mensili In questo mese... Vivere in Cristo Allo Specchio

Amico, come ti chiami?

AAGE BERTELSEN era un maestro luterano e fu direttamente coinvolto nel salvataggio di 1.500 persone e, indirettamente, in quello di altre migliaia.
E quando cominciò a preoccuparsi di esse non ne conosceva neppure una.
Prima si fece loro amico, e poi scoprì chi erano.

Quando la Danimarca cadde sotto il dominio tedesco, nel 1940, gli ebrei, per un certo tempo, furono lasciati in pace. Poi un giorno si sparse la voce a Copenhagen che Hitler aveva ordinato che tutti gli ebrei fossero arrestati.

Un terribile silenzio si sparse su tutto il piccolo paese. La gente era terrorizzata e paralizzata dallo sgomento: non sembrava che si potesse fare nulla.
Ma il maestro cominciò a pensare: "Che possiamo fare?" diceva fra sé. Poi, parlando con altri maestri, commentò: "Noi ci chiamiamo cristiani. Ma, questa parola è una farsa se permettiamo che della gente innocente sia uccisa, solo perché abbiamo paura di difenderla".

Davanti ai suoi amici promise di nascondere più giudei che poteva in casa sua.
Il suo zelo e la sua sincerità commossero i suoi colleghi i quali promisero anch'essi di fare tutto quello che potevano.

Un fatto curioso era che nessuno di loro conosceva neppure un ebreo, cioè non lo conosceva personalmente. Perciò il loro primo problema fu proprio quello di trovare degli ebrei.
Non si fidarono di andare nelle sinagoghe o nei luoghi dove gli ebrei si sarebbero potuti rifugiare, per timore di destare sospetti.
Perciò Bertelsen e i suoi amici cominciarono semplicemente a camminare per le strade del loro rione, chiedendo alle persone se fossero ebree.

Se l'interpellato rispondeva di sì, veniva invitato a trasferirsi nella casa di uno del gruppo.
Era un sistema ingenuo e pericoloso, ma ebbe successo, e spinse altri ad agire nella stessa maniera.
In tutta Copenhagen molte altre persone fecero lo stesso.
Un giornalista scrisse: "Fu un vero miracolo che i tedeschi non si accorsero di quello che stava succedendo".

Ma i tedeschi divennero più duri, aumentarono la sorveglianza, e, ben presto, apparve chiaro che gli ebrei si sarebbero dovuti rifugiare in un paese neutrale.
Di nuovo Bertelsen prese l'iniziativa. Fece in modo che gli ebrei fossero trasferiti clandestinamente in Svezia, su piccoli pescherecci.

Fu un'opera gigantesca e pericolosissima che coinvolse circa 5.000 persone. Il denaro necessario per il trasporto doveva venire da donatori, dato che i giudei non avevano il coraggio di andare alla banca per ritirare il denaro.

Dei doni arrivarono da fonti diverse e misteriose e, cosa che si seppe dopo la fine della guerra, il 92% dei giudei danesi fu messo in salvo!

Tutto accadde perché un uomo ebbe il coraggio di mettere in pratica il suo cristianesimo e per il fatto che delle persone si preoccuparono della salvezza dei loro vicini fino ad avere l'ingenuo coraggio di chiedere a degli sconosciuti: "AMICO, COME TI CHIAMI? SEI EBREO?".

Ma la storia non finisce qui.

I danesi non considerarono finito il loro lavoro, finché tutti gli ebrei non furono ricondotti in patria a spese del governo.

I profughi, rientrando, ritrovarono le loro case in ordine, poiché i vicini le andarono a pulire e misero fiori freschi sulla tavola e cibi nella dispensa.


Mi piace raccontare questa storia vera, perché forse aprirà i vostri occhi, come ha aperto i miei, sulle infinite possibilità di dimostrare e condividere attorno a noi l'amore di Dio.

Le nostre vite potrebbero avere un'influenza straordinaria, in mezzo ai terribili problemi che ancora oggi dilaniano la nostra generazione, se noi che ci chiamiamo cristiani vivessimo da cristiani!

TUTTO QUELLO CHE AAGE BERTELSEN FECE FU DI OCCUPARSI DI ALCUNE PERSONE CHE NON CONOSCEVA, LE QUALI ERANO IN DIFFICOLTÀ; E QUESTO MISE "IN MOTO" L'INIZIATIVA DI UNA INTERA NAZIONE, SALVANDO MIGLIAIA DI VITE!

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