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L'amore cristiano

Una delle più valide scoperte della psicologia moderna è la capacità dell'amore di mantenere o di ristabilire l'equilibrio psichico.

Fu chiesto al "padre della psicanalisi" qual è il segreto della felicità. FREUD rispose in tedesco:
"Lieben und arbeiten": "amare e lavorare".

Il segno dell'uomo normale è la possibilità di rendersi utile e di voler bene. Da oltre duemila anni il Vangelo ripete lo stesso concetto.

Non è stato Lenin, ma l'apostolo Paolo il primo ad affermare: "Chi non lavora non mangi".

Quanto all'amore, nessuno è più radicale di Cristo, il quale impone anche l'affetto verso i nemici.

Questa constatazione taglia alle radici la tesi del razionalista Renan, il quale sosteneva che il cristianesimo non è altro che una delle tante correnti religiose, che ha avuto più fortuna delle altre. Un "essenismo" di successo, insomma.

Ma questa teoria è crollata, quando nel 1947 è stata trovata nella grotta di Qumran, vicino al Mar Morto, la biblioteca con tutti i codici degli esseni.
L'amore radicale verso i nemici predicato da Gesù era agli antipodi con la spiritualità degli esseni, i quali erano un gruppo chiuso di amici; e a quelli di fuori regalavano indifferenza, anzi ostilità e astio.

La società degli esseni era un circolo chiuso, che teneva lontani i peccatori, gli stranieri, le donne. L'esclusivismo giungeva a tal punto che i bambini, i ciechi, gli storpi, gli zoppi, gli stolti, i pazzi, i minorati di qualsiasi genere non potevano entrare nella comunità.
Siamo agli antipodi di Gesù, che predilige sedersi a tavola con coloro da cui gli esseni rifuggivano con orrore e disprezzo.
Noi lo troviamo sempre in ("cattiva compagnia")!
Accetta la collaborazione delle pie donne, che erano state tutt'altro che stinchi di sante.
Questo modo di fare del Signore indica che egli non poteva essere figlio del suo tempo.
La discontinuità di Cristo con la civiltà contemporanea indica la Sua statura più che umana.
Gesù, che ha predicato il perdono degli offensori, prega per i suoi carnefici ed esclama: "Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno"!
Basta questa preghiera per accreditare la fede nella sua straordinaria personalità. Un uomo semplice, straziato da dolori atroci, non è in grado di pregare per i suoi torturatori.

L'ebreo Montefiore, che è il maggior esperto israelita del Vangelo, riconosce che l'amore dei nemici è ignoto all'Antico Testamento, ma aggiunge che per quanto appaia bello il precetto di amarli è inopportuno e nocivo, perché incoraggia i filibustieri.

Non solo gli ebrei, ma anche i musulmani si beffano del precetto di porgere l'altra guancia. Lo fanno in nome del realismo, dicendo: "La guerra è parte della storia, è ineliminabile. Il Corano allora cerca di dettare le regole dello sterminio, di impedirne gli eccessi".

Il ragionamento musulmano poteva sembrare valido fino a ieri. Oggi, al bagliore demoniaco delle armi nucleari, il dilemma è tragico: o si accetta l'amore dei nemici o si precipita nell'Apocalisse. La bomba atomica è come il lupo di Gubbio, che non ha ceduto alla potenza delle armi ma a quella dell'amore.

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