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L'amore del prossimo

Gesù ha detto:

"Ama il prossimo tuo come te stesso" (Matteo 19:18).

Pensate a due artisti. Uno dice: "Ho molto viaggiato, ho osservato molto il mondo, ma invano ho cercato un uomo che valesse la pena di essere ritratto. Non ho trovato un solo viso che fosse la perfetta immagine della beltà in modo da decidermi a disegnarlo. In ogni viso vedevo un difetto. Ecco perché ho cercato invano".

L'altro artista al contrario dice: "Non ho viaggiato all'estero. Ma pur restando nella piccola cerchia degli uomini che mi sono vicini, posso dire di non aver mai trovato un solo viso così insignificante o imperfetto da non potergli attribuire una certa beltà, e scoprire in lui qualcosa di luminoso".

Non è questo il segno che contraddistingue il vero artista?

Perché egli ha "Qualcosa di luminoso" in lui.
Egli trova sul posto quello che l'altro, il viaggiatore, non ha trovato in nessuna parte nel mondo, perché non aveva nulla in sé.

Sarebbe molto triste se "l'arte", anziché abbellire la vita, si limitasse a scoprire, secondo la propria valutazione, che nessuno è bello e degno di essere raffigurato.

Più triste ancora e più doloroso sarebbe, se l'amore diventasse una simile maledizione, perché la sua stessa esigenza mostrerebbe che nessuno fra noi è degno di essere amato.

Ma l'amore, proprio perché è tale, si lascia riconoscere da questo: che esso ha tale potenza di affetto da trovare qualche cosa di amabile in ogni persona; ha tale potenza di amare da amare tutti.

Bisogna amare il prossimo come sé stessi: e così che il comandamento, forza la serratura dell'amore di sé stessi.

Se non fosse per questo "come te stesso" che si cerca volentieri di ignorare e che ha tuttavia in sé la tensione dell'eternità � il comandamento dell'amore del prossimo non potrebbe padroneggiare l'amore di sé stesso.

Questo "come te stesso" è inequivocabile, non può dare esca a sottili interpretazioni. Con il rigore dell'eternità, penetra nel più profondo rifugio nel quale l'uomo ama sé stesso. Non lascia a questo amore la più piccola scusa, la minima scappatoia. Ammirevole!

Si possono tenere lunghi ed appassionati discorsi sul modo col quale si deve amare il prossimo: l'amore di sé stessi avrebbe ancora qualche scusa da produrre o qualche scappatoia, perché il problema non sarebbe stato esaminato in tutti i suoi aspetti, perché vi sarebbero ancora dei casi non sufficientemente esaminati, un punto ancora oscuro.

Il filosofo cristiano Kierkegaard a riguardo ha scritto: "Nessun lottatore potrebbe stendere più decisamente al tappeto il suo avversario, che questo inesorabile "come te stesso" con il quale il comandamento di Dio abbatte totalmente ogni velleità dell'amore di sé stessi".

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