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Beatitudine

Dai Salmi 1 e 119:

"Beato l'uomo che non cammina secondo il consiglio degli empi, che non si ferma nella via dei peccatori, ne si siede sul banco degli schernitori; ma il cui diletto è nella legge dell'Eterno, e su quella legge medita giorno e notte. Egli sarà come un albero piantato presso a rivi d'acqua, il quale dà il suo frutto nella sua stagione, e la cui fronda non appassisce; e tutto quello che fa, prospererà.

Non così gli empi; anzi sono come pula che il vento porta via. Perciò gli empi non reggeranno dinanzi al giudizio, né i peccatori nella radunanza dei giusti, poiché l'Eterno conosce la via dei giusti, ma la via degli empi conduce alla rovina.

Beati quelli che sono integri nelle loro vie, che camminano secondo la legge dell'Eterno. Beati quelli che osservano le sue testimonianze, che lo cercano con tutto il cuore, ed anche non operano iniquità, ma camminano nelle sue vie. Tu hai ordinato i tuoi precetti perché siano osservati con cura. Oh, siano le mie vie dirette all'osservanza dei tuoi statuti! Allora non sarò svergognato quando considererò tutti i tuoi comandamenti. Io osserverò i tuoi statuti, non abbandonarmi del tutto".

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Sulle vie che percorriamo, Dio ci chiama ad osservare la Sua legge. Non pensiamo soltanto al Decalogo ai codici dell'Esodo e del Levitico; pensiamo alla Parola di Dio nella sua totalità, comprese naturalmente le promesse di grazia, la venuta del Messia e l'opera dello Spirito Santo nella vita del credente.

Iddio ci indica la fonte di una grande beatitudine: ("Beato l'uomo il cui diletto è nella legge dell'Eterno e su quella legge medita giorno e notte").

Commentando questo passo della Sacra Scrittura il teologo Giovanni Miegge diceva:

"La legge non è soltanto un peso ed una servitù; per i fedeli che la seguono volonterosamente è anche una fonte di forza morale e di libertà interiore. Noi dovremmo forse reimparare qualche cosa di questa forza e di questa gioia che la legge può dare; impararlo proprio dai nostri fratelli Israeliti, che continuano da secoli a trovare nella loro legge una fonte sempre viva di solidità morale e di equilibrio spirituale.
È un grande aiuto, poter pensare: Ecco, quello che Dio vuole, quello che devo fare, egli lo ha manifestato chiaramente nei suoi statuti immortali. Non è dunque necessario che io mi arrovelli per inventare una legge morale personale fatta alla mia statura: che tremenda responsabilità, e quante insuperabili incertezze!
Quello che mi si domanda è semplice: riconoscere la volontà espressa da Dio, accettarla, ubbidire e scoprire quanta pace, quale liberazione vi è in questa ubbidienza".

Una vita superficiale non si addice al credente. Egli affonda invece le radici della sua esistenza in un terreno ricco di linfa vitale che gli darà modo di portare frutto "nella sua stagione".
Dalla Parola di Dio, come da una sorgente continua e profonda, riceverà forza, certezza e beatitudine nei giorni della sua vita terrena.

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