Rubriche mensili In questo mese... Vivere in Cristo Allo Specchio

Caino e Abele

Caino non accettò il ruolo che la vita, le circostanze e la famiglia gli avevano affidato (Genesi 4:1-16).

La mini-struttura sociale del tempo esigeva una diversità di occupazione lavorativa: se non altro per rispondere ai bisogni primari dell'esistenza ed anche per articolare la compagine unitaria della famiglia umana nella diversità delle occupazioni, secondo anche le caratteristiche attitudinali di ciascuno.

Ma Caino, più che pensare a fare bene il suo lavoro, sbircia quello del fratello Abele con l'animo di colui che è invidioso e geloso.

Pensa che solo il suo lavoro sia pesante. Non sà, o non vuole saperlo, che anche il lavoro del fratello esige sudore e fatica, costanza e impegno, fedeltà e accortezza.

Finisce di cadere in una specie di nevròsi psicologica che lo pone in permanente atteggiamento di dispetto verso Dio.
I suoi gesti sono strafottenti e i doni che offre al Creatore non sono "primizie" come quelli del fratello.
Forse sono solo degli scarti.
Certo è che sono offerti senza amore, forse per costrizione imposta dalla struttura socio-religiosa, forse per rabbia.

Il suo rapporto con Dio è contestativo, distruttivo, orgoglioso, tipico dell'uomo sicuro di sé, tanto che ogni consiglio di Dio è rifiutato. Da questo arriva poi al rifiuto e alla distruzione del fratello. È inevitabile.

Quando uno spegne le stelle in cielo, poco dopo spegne anche le luci che sono sulla terra.
Chi spara su Dio finisce di sparare anche sul fratello.
Egli circuisce Abele con studiata astuzia, lo avvicina "formalmente" da fratello, ma "sostanzialmente" da nemico.
Come un killer dei nostri giorni che al mattino và in ufficio in camicia e cravatta e alla sera si mette la barba finta, si veste con un giaccone ed esce per strada con la rivoltella.
Abele cade nel sangue: ucciso dal fratello.

IL PRIMO INNOCENTE ASSASSINATO.

Reo perché faceva con fedeltà e dignità il suo lavoro; perché rispettava l'ordine e l'armonia della creazione; perché impregnava il suo lavoro di sé stesso, sentendosi gioiosamente continuatore della creazione; perché contribuiva, con la sua onesta fatica, all'ordine sociale costituito; perché non osava riconoscere l'esistenza di un "Padrone"verso il quale si avevano dei doveri; perché accettava come regola di vita la collaborazione di classe e non l'odio di classe.

E così il nome di Caino cominciò a mettere paura. E lui stesso diventò incapace di vivere con gli altri, aprendo la categoria degli asociali, dei "deresponsabilizzati".

"CHE C'È TRA ME E MIO FRATELLO?".

Definitivamente chiuso agli altri, per sempre lontano dagli altri.
Clandestino eterno, se ne andò fuggiasco "nel paese di Nod": un luogo a tutti sconosciuto, clandestino fra clandestini.

NO, non azzardiamo sorrisi.
Non tiriamo in ballo che questa è leggenda, favola di antichi tempi.
È cronaca d'oggi delle nostre città. Una situazione allucinante!

La grande maggioranza di noi appartiene agli "assassini" dei pochi innocenti che hanno il coraggio morale e civile di essere cantori della vita: fedeli ai propri impegni, onesti fino allo scrupolo, costruttori di qualcosa che deve crescere in positivo, rispettosi dei ruoli che la vita offre, felici del posto che occupano, partecipi attivi e responsabili del bene della comunità, capaci di dare a Dio il meglio di sé stessi come risposta d'amore a un Dio che ama e tutto dona.

QUELLA SERA ALLA TAVOLA DELLA FAMIGLIA DUE POSTI RIMASERO VUOTI.

Due genitori piangevano due figli che non c'erano più: l'uno ucciso e l'altro solo e fuggiasco.

Storia biblica delle origini.
Storia scritta e vissuta nella carne e nel sangue da intere generazioni di figli e di genitori.

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