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Celso

È un filosofo eclettico greco del 2º secolo. Fu il primo autore pagano che scrisse un'opera appositamente contro il Cristianesimo. Essa porta il titolo: "Un vero discorso".

Origene, nella sua valente ed efficace confutazione, ha fedelmente conservato gli originali brani di essa con il linguaggio proprio dell'autore. (Il Prof. Keim, l'autore della "Storia di Gesù di Nazara", ha ricostruito l'opera di Celso per mezzo di questi frammenti).

Celso fece uso di tutti i sussidi fornitigli dalla cultura del suo tempo, della sua dialettica personale e della filosofia allora fiorente; fece uso del senso comune; del sarcasmo e della foga drammatica dello stile, per confutare ed esporre al ridicolo il Cristianesimo ed i suoi seguaci.
Egli accoppia l'odio del giudaismo e il disprezzo del paganesimo, ed anticipa la maggior parte degli argomenti e dei sofismi dei "deisti" e dei "naturalisti" dei tempi posteriori!

NOTA.

Ma suo malgrado, anche questo valente nemico incredulo che visse a poca distanza dall'età apostolica e testimonia - come già lo fece notare Giovanni Crisostomo - dell'autorità degli scritti apostolici e dei fatti principali della Storia Evangelica.

In tal modo Celso fornisce argomentazioni ai biografi mitici, leggendari e moderni di Gesù.

Egli si riferisce al Vangelo di Matteo, a quello di Luca, a quello di Giovanni, e fa in tutto 80 allusioni o citazioni del Nuovo Testamento.

Prende nota della nascita di Gesù da una vergine in un piccolo villaggio della Giudea, dell'adorazione di uomini savi venuti dall'Oriente, della strage dei piccoli fanciulli ordinata da Erode, della fuga in Egitto ove egli suppone che Cristo abbia imparato l'arte degli imbroglioni; cita la sua residenza a Nazaret, del suo battesimo e della discesa dello Spirito Santo sopra di lui nella forma di una colomba e della voce udita dal cielo.

Cita inoltre l'elezione degli apostoli, dell'amicizia di Gesù con i pubblicani e con altra gente plebea; parla delle guarigioni di zoppi e di ciechi operate da Cristo; dell'avvenuta resurrezione di morti; e non tace nemmeno del tradimento di Giuda, del rinnegamento di Pietro, delle principali circostanze della storia della passione, della crocifissione e della resurrezione di Cristo.

Vero è che egli perverte od abusa per lo più di questi fatti; ma secondo il suo modo particolare di dimostrazione, questi fatti furono e sono sempre stati creduti veri dai cristiani.

Non nega i miracoli di Cristo come i Giudei; però egli li considera come prodotti di cattivi spiriti e fa di Gesù un taumaturgo ed un impostore.

Fa pure allusione ad alcune fra le principali dottrine dei cristiani, alle loro private assemblee di culto e alle funzioni dei ministri.

Egli tralascia le più grossolane accuse di immoralità, perché le considera come assurde ed incredibili.
(Per più ampie notizie su Celso, si veda: "La Storia" di F. Schaff, vol.1º, pag.187).

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