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Come Noé

NOÉ, il noto patriarca sopravvissuto con la sua famiglia alla tremenda inondazione ricordata dalla storia di ogni popolo, è più volte oggetto, nel Nuovo Testamento, di particolare attenzione per la singolarità della sua salvezza.
Gli apostoli Pietro e Paolo hanno usato l'episodio di Noé per ammaestrarci intorno alla nostra salvezza.

Paolo così scrive di lui:

"Per fede Noé, divinamente avvertito di cose che non si vedevano ancora, preparò un'arca per la salvezza della propria famiglia e per questa fede condannò il mondo" (Ebrei 11:7).

La giustizia di Noé, manifestatasi nella sua separazione dai peccatori, gli valse l'appellativo di "uomo di fede", "uomo che piace a Dio" ed è fatto erede della promessa.

Pietro lo chiama "predicatore di giustizia", rilevando come la sua salvezza avvenne "tra mezzo all'acqua". (1Pietro 3:20).

Non è inutile fare un parallelo tra Noé e noi, tra il suo periodo e il nostro, tra il suo ambiente e il nostro ambiente.
L'epoca immediatamente precedente il diluvio fu caratterizzata da un'estrema corruzione morale e spirituale; il mondo di allora è da Pietro definito "mondo degli empi" (2Pietro 2:5).

Il genere umano, diméntico di Dio e della Sua legge, aveva dissipato nei piaceri mondani tutta la propria ricchezza spirituale. Iddio, abbandonato dalle Sue creature, decise di disfarsene, rivolgendo la Sua attenzione a Noé, "uomo giusto, integro", che "camminò con Dio" (Genesi 6:9).

La sua figura si staccava da quelle dei suoi contemporanei i quali, nel loro traviamento, non erano che carne.
L'attuale momento non è sostanzialmente diverso. Nonostante il progresso e l'emancipazione mentale, l'uomo, diméntico del suo creatore, precipita nelle gozzoviglie e negli affetti disordinati come e più di allora.
La grave malattia della trascuratezza dei divini dettami persiste tuttora.

La pazienza di Dio, che aspettava la costruzione dell'arca, attende attualmente il completamento della Chiesa, dopo di che si ripeterà l'universale assise.

La giustizia, il timore di Dio, la pietà e la fede del patriarca non erano, però, sufficienti a salvarlo. Occorreva da parte di Noé un'opera di obbedienza: la costruzione dell'arca.

Ma anche per gli altri uomini Dio aveva provveduto il mezzo di salvezza, ritenuto, però, "pazzia".
Fin d'allora Dio aveva scelto, nella Sua grazia misericordiosa, la "pazzia della predicazione".
Pazzia, infatti, era l'edificare una gigantesca imbarcazione e propagandarne l'utilità.

La nostra fantasia ci permette d'immaginare come Noé sia stato deriso dai suoi vicini per la mastodontica impresa a cui si era accinto. Nulla lasciava prevedere che un cataclisma sarebbe sopravvenuto; con quel sole, con quella tranquilla normalità degli elementi, non si poteva certo pensare a un flagello di cui, però, Noé sembrava certo.

Infatti "di nulla si avvide la gente, finché venne il diluvio che portò via tutti quanti" (Matteo 24:39).

La salvezza di Noé fu determinata dalla sua cieca obbedienza ai decreti divini, che gli permettevano di vedere l'invisibile; essa fu ottenuta per fede operante ed obbediente.

Anche oggi l'umanità "mangia, beve e và a nozze" (Luca 17:27), deridendo i predicatori di giustizia che annunziano un nuovo universale giudizio, un nuovo immane flagello. Anche oggi nulla lascia prevedere la fine di ogni carne!

L'Eterno, padre di misericordia, ha provveduto ancora una salvezza, un'arca per tutti i figliuoli Suoi volendo "che tutti gli uomini siano salvati" (1Timoteo 2:4); ma questa divina grazia provvidenziale è condizionata alle opere di obbedienza e di fede, che apporteranno nuovamente la salvezza anelata.

Neppure oggi sono sufficienti fede, timor di Dio, giustizia e pietà; la "pazzia" di Dio, infinitamente più saggia della sapienza umana, ha disposto di nuovo una salvezza tra mezzo all'acqua, "alla qual figura corrisponde il battesimo ... il quale ora salva anche voi". (1Pietro 3:21).

È utile ricordare, per evitare malintesi, che non è l'elemento acqua che salva, ma l'opera di obbedienza. Il mondo vecchio, sommerso dall'acqua riapparve, agli occhi di Noé, modificato e purificato.

Oggi, "se uno è in Cristo, egli è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate, ecco sono diventate nuove" (2Corinzi 5:17).

Come, dunque, si può essere "in Cristo"?
Lo stesso apostolo Paolo scrive che:

"voi tutti che siete stati battezzati in Cristo, vi siete rivestiti di Cristo." (Galati 3:27).

La grazia redentrice di Gesù ha scelto la via stretta, la via della rinunzia e della rinascita; all'uomo non resta che obbedire!

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