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"AI PIEDI DEL MAESTRO"

Il nostro Maestro è Gesù!
E questa dichiarazione non viene dagli apostoli.
Essa viene direttamente da Cristo, che appunto disse: "UNO SOLO È IL VOSTRO MAESTRO". Lo disse ed ebbe il diritto di dirlo. I discepoli, che vissero con Lui, riconobbero che Egli era il Maestro per eccellenza: "Signore, a chi ce ne andremmo noi? Tu hai parole di vita eterna" (Giovanni 6:68).

Anche noi, che siamo stati e siamo tuttora alla scuola del Vangelo, possiamo dire, parafrasando quanto Gesù disse di sé "Uno solo è il nostro Maestro": LUI!

Una cosa ti manca

Marco 10:17-22:

"Or com'egli usciva per mettersi in cammino, un tale accorse e inginocchiatosi davanti a lui, gli domandò: Maestro buono, che farò io per ereditare la vita eterna? E Gesù gli disse: Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, tranne uno solo, cioè Iddio. Tu sai i comandamenti: Non uccidere; non commettere adulterio; non rubare; non dire falsa testimonianza; non fare torto ad alcuno; onora tuo padre e tua madre.
Ed egli rispose: Maestro, tutte queste cose io le ho osservate fin dalla mia giovinezza.
E Gesù, riguardatolo in viso, l'amò e gli disse: Una cosa ti manca; và, vendi tutto ciò che hai, e dallo ai poveri, e tu avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi. Ma egli, attristato da quella parola, se ne andò dolente, perché aveva grandi beni".

I fanciulli non sono i soli a far battere il cuore di Gesù.
Con l'audacia della giovinezza, un giovane Lo interrompe all'inizio del suo cammino: "Maestro buono, che farò io per ereditare la vita eterna?".

Gesù, senza dapprima badare a chi gli parla, risponde: "Tu conosci i comandamenti". E glieli enumera. E il giovane: "Maestro, tutte queste cose io le ho osservate fin dalla mia giovinezza ...".

Ciò fu detto senza dubbio con un tono di semplicità e di umiltà che commuove il Cristo. Allora soltanto Egli, "... riguardatolo in viso, l'amò".

"Riguardatolo ...".
Una certa espressione toccava il Figlio dell'uomo: quella grazia di un giovane essere: quella luce degli occhi che viene dall'anima. L'amò dunque, e come un Dio al quale tutto è soggetto, senza alcuna preparazione, quasi brutalmente: "... Una cosa ti manca; và, vendi tutto ciò che hai, e dallo ai poveri, e tu avrai un tesoro nel cielo, poi vieni e seguimi".
Se Gesù non l'avesse amato di un affetto particolare, avrebbe certo dato a quel giovane la forza di rinunciare ad ogni cosa come altri aveva fatto. Ma l'amore non vuole ottenere nulla, da quelli che ama, che non sia liberamente consentito.
Il Signore attendeva da lui un movimento spontaneo del cuore, uno slancio. "Ma egli attristato da quella parola, se ne andò dolente, perché aveva grandi beni".

Si perdette nella folla, e Gesù lo accompagnava con lo sguardo, molto al di là dello spazio, nelle profondità del tempo, di miseria in miseria, poiché coloro che il Cristo ha chiamati, e che si sono sviati, cadono, si rialzano, si trascinano con i loro occhi pieni della luce del cielo, le vesti imbrattate, le mani lacerate e sanguinanti.

Il dolore che Egli prova si tradisce nell'eccesso della maledizione che contro i ricchi scaglia quasi subito: "Quant'è malagevole a coloro che confidano nelle ricchezze entrare nel regno di Dio. È più facile a un cammello passare per la cruna di un ago ..." (Marco 10:24-25).

Così parla, l'occhio fisso ancora sul giovane triste che si allontana.
Mammona si porta via quell'anima che Egli ha amata e i suoi discepoli non comprendono punto la sua amarezza.

Gesù, anche oggi a ciascuno di noi rivolge il suo appello: "Poi vieni e seguimi". "POI", dice.
E prima cosa devi fare?
Procura di avere quello che ti manca per essere perfetto seguace di Lui. Forse ti manca il sentimento del perdono, forse quello dell'umiltà, forse la purezza del cuore, forse lo spirito di povertà, ecc... .
E allora? Non andartene via contristato lungo la strada della perdizione, ma prega e confida in Colui che ti riguarda in viso e ti ama!

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