Rubriche mensili In questo mese... Vivere in Cristo Allo Specchio

Dio sà

"... tutte le cose cooperano al bene di quelli che amano Dio"
(Romani 8:28)

Una serie di disgrazie si abbatté su Giobbe: egli perse prima i suoi raccolti, poi il bestiame, poi la casa con la prosperità di cui godeva ed infine, i figli e la sua stessa salute. Per giunta la moglie, priva di ogni comprensione per il suo stato, gli consigliò di maledire il suo Dio e morire!

Scoraggiato e deluso, Giobbe trascorse molti giorni subendo i consigli di alcuni cosiddetti "amici" i quali non fecero altro che puntare criticamente il dito contro di lui accusandolo di essersi meritato tutti suoi guai.

In una occasione egli rispose ai suoi accusatori con parole di grande saggezza:

"Ma la via che io fatto egli la conosce; se mi mettesse alla prova, ne uscirei come l'oro. il mio piede ha seguìto fedelmente le sue orme, mi sono tenuto sulla sua via senza deviare; non mi sono scostato dai comandamenti delle sue labbra, ho riposto nel mio seno le parole della sua bocca. La sua decisione è una; chi lo farà mutare? Quello ch'egli desidera, lo fa" (Giobbe 23:10-13).

Quest'uomo, che conosceva le reazioni della carne alle sventure improvvise e ai dolori che da tempo lo tormentavano, disse: "Dio eseguirà quello che di me ha decretato" (Giobbe 23:14).

Dunque, ricordiamoci bene di questi due principi che troviamo nella Scrittura:

  1. Dobbiamo essere preparati alla sofferenza prima che questa sopraggiunga.
  2. Ogni sofferenza, di qualunque specie essa sia, può contenere qualcosa di prezioso, per il nostro futuro bene.

Se queste due verità sono ben fisse nella tua mente, allora sarai pronto per il primo capitolo scritto dall'apostolo Paolo nella sua seconda lettera ai cristiani di Corinto.

Si tratta di una lettera personale che non fu facile per Paolo scrivere. Sullo sfondo s'intravede un'intima lotta sostenuta dall'Apostolo, che ci fa rendere conto delle afflizioni che egli si trovava ad affrontare.

Anni fa io segnai con una matita rossa tutti i termini che in questa lettera si riferiscono alla sofferenza, e quando terminai, c'erano segni rossi in tutta la lettera.

Si tratta di una lettera personale di Dio, scritta da Lui ed indirizzata a te che stai soffrendo. Più di tutti gli altri libri del Nuovo Testamento, questo scritto affronta il problema del "perché" del dolore.


La risposta che attendiamo da Dio è quasi sempre l'esaudimento vero e proprio delle nostre preghiere.

È ovvio che si pensi a quell'esaudimento quando la prova ostacola il nostro cammino quotidiano. Gesù disse: "Chiedete, e vi sarà dato; cercate e troverete; picchiate, e vi sarà aperto" (Luca 2:9).

Tuttavia l'esaudimento non s'identifica sempre con la fine della prova. L'attesa può essere ancora lunga, la sofferenza può aggravarsi, il distacco dalle cose terrene può diventare a poco a poco una realtà.

Non possiamo dire per questa ragione che il Signore ci abbia abbandonati. Dio rimane ancora vicino a noi anche quando il giorno declina sotto il segno della sofferenza.

L'Iddio della Bibbia non è un dio sconosciuto; si è rivelato in Gesù Cristo e nella Sua parola di vita eterna. Spesso la nostra vita cristiana è accompagnata da qualche forma di disciplina o da una prova a cui Dio sottopone i suoi servitori per mantenerli nella dovuta umiltà.
Ogni cristiano ha bisogno di imparare a, distinguere, nella sua vita, quello che è suo proprio e quello che è di Dio, la potenza della grazia divina e la sua propria debolezza.

Ha bisogno di imparare dolorosamente, a sue spese, che ogni forza viene da Dio. Siamo fragili come vasi di terra e Dio solo può renderci forti.

Talvolta, quanto più alta è la vocazione, tanto più severe sono le umiliazioni e le prove.
Tuttavia la promessa del Signore all'apostolo Paolo è valida anche per noi: "La mia grazia ti basta, perché la mia potenza si dimostra perfetta nella debolezza" (2Corinzi 12:9)

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