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Le due madri indiane

Il famoso scrittore e predicatore evangelico Oswald J. Smith, racconta:

"All'età di diciannove anni, io ero in Alaska, missionario presso una tribù di Indiani.

Un giorno, morì un piccolo indiano.

Egli venne sepolto in una tomba sulla costa del Pacifico, ai piedi dei giganteschi alberi della grande foresta.

Sua madre era lì a guardare mentre la fossa era riempita di terra.
Improvvisamente ella si portò entrambe le mani alla testa e cominciò a strapparsi i capelli a grandi ciocche, finché la testa non fu che un ammasso di sangue.

Quindi, sulla strada di ritorno al suo villaggio, cominciò a gemere e a lamentarsi, urlando in modo tale da poter essere udita ad un chilometro di distanza.

Poco tempo dopo, un altro bambino indiano morì.
Io presi il suo corpicino sulle mie braccia e precedetti un piccolo corteo, attraverso la foresta, fino alla costa del Pacifico.

Giunti là, noi scavammo nel terreno roccioso un'altra piccola fossa e vi deponemmo la piccola salma.

Mentre procedevamo nell'opera di riempimento con della terra, la mamma indiana se ne stava lì accanto alla tomba con gli occhi bagnati di pianto, ma senza gridare ad alta voce e senza strapparsi i capelli.

E quando tutto fu finito, ella se ne ritornò, sempre in lacrime silenziose, alla sua umile capanna.

Perché una così grande differenza nel comportamento delle due madri indiane?
Entrambe avevano perduto un figliuolo ed entrambe amavano il loro bambino, tanto quanto ogni madre ama il proprio.

La diversità è nella capacità di una di loro e nella incapacità dell'altra a sopportare il proprio dolore.

La prima era una madre pagana.
Ella non conosceva il Signore Gesù e, guardando nel volto il suo piccolo ormai esangue, grido: "Non vedrò più il mio piccolo bambino!"

Nessuna meraviglia, perciò, ch'ella gridasse a squarciagola, e che si strappasse tutti i capelli, nella sua disperazione.

L'altra madre era una cristiana.
Ella era a conoscenza di Gesù e la lieta speranza della resurrezione riempiva tutto il suo cuore. "Egli non ritornerà a me", disse, "ma io andrò da lui, un giorno".

Questa madre cristiana sapeva che il Grande Pastore delle pecore, avrebbe preso fra le Sue braccia il suo piccolo agnellino, e l'avrebbe riconsegnato a lei in modo che potesse esserle vicino per l'eternità.

È sempre la stessa cosa.

Ogni volta che c'è un funerale, accade la stessa cosa.
Coloro i quali conoscono il Signore Gesù sono capaci di sopportare il loro dolore a motivo della speranza di essere un giorno riuniti ai cari scomparsi.

Coloro, invece, che non Lo conoscono, non sono in grado di sostenere la prova del dolore e del distacco. La loro mente ne è sconvolta.

Non sò come tu possa affrontare le sventure, che verranno nella tua, vita senza Gesù Cristo".

OSWALD. J. SMITH

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