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"AI PIEDI DEL MAESTRO"

Il nostro Maestro è Gesù!
E questa dichiarazione non viene dagli apostoli.
Essa viene direttamente da Cristo, che appunto disse: "UNO SOLO È IL VOSTRO MAESTRO". Lo disse ed ebbe il diritto di dirlo. I discepoli, che vissero con Lui, riconobbero che Egli era il Maestro per eccellenza: "Signore, a chi ce ne andremmo noi? Tu hai parole di vita eterna" (Giovanni 6:68).

Anche noi, che siamo stati e siamo tuttora alla scuola del Vangelo, possiamo dire, parafrasando quanto Gesù disse di sé "Uno solo è il nostro Maestro": LUI!

Beato l'uomo che ripone nell'Eterno la sua fiducia

Dal Salmo 40:

"BEATO L'UOMO CHE RIPONE NELL'ETERNO LA SUA FIDUCIA"



Fiducia e sfiducia sono stati d'animo che si alternano continuamente nella nostra vita.

Fiducia in noi stessi, nelle nostre doti naturali, nella nostra abilità, nella posizione economica o sociale che abbiamo raggiunto o alla quale aspiriamo, e contraccolpi di sfiducia quando il successo non ci arride, le possibilità su cui facevamo affidamento ci sfuggono, i sogni vagheggiati si dissolvono.

Fiducia negli altri, nel loro appoggio, nella loro generosità, nella loro sincerità, nel loro disinteresse, cui fa spesso riscontro la deludente constatazione del re Davide che diceva: "Persino l'uomo col quale vivevo in pace, nel quale confidavo, che mangiava il mio pane, ha alzato il calcagno contro di me" (Salmo 41:9).

Fiducia nel progresso, nel benessere, nelle nuove strutture che gli uomini cercano di darsi, negli organismi che propugnano la giustizia e cercano di tutelare la pace, e amara delusione nel constatare che l'uomo ben difficilmente sa mantenersi all'altezza degli ideali proclamati e che tutto, quasi sempre, si esaurisce nella ricerca del proprio interesse e della propria affermazione.

Di fronte a questa ricorrente esperienza che ha in ogni tempo nel nostro come nel suo, particolari connotazioni, il salmista proclama con forza:

"Beato l'uomo che ripone nell'Eterno la sua fiducia" (Salmo 40:4).

Beato, perché riporre nell'Eterno la propria fiducia significa riscoprire la nostra vera dimensione di creature umane con i limiti che sono loro propri, ma anche con insospettate possibilità quando realizziamo che Dio è al nostro fianco.

Beato perché nella nostra debolezza ci è dato realizzare la Sua forza, nella nostra infermità la Sua liberazione che è ineffabilmente vera anche se l'infermità non ci è tolta, nella nostra incertezza la Sua guida, nella nostra solitudine la presenza.

Beato, perché se il nostro sguardo è necessariamente, e giustamente vòlto verso le cose terrene, esso può anche spaziare verso gli orizzonti infiniti che Dio dischiude a coloro che in Lui si confidano.

Beato, perché se le nostre orecchie sono piene dei tumulti di questo mondo, un'altra voce giunge sino a noi che ripete, come un giorno ripeté all'apostolo Paolo: "La mia grazia ti basta, perché la mia potenza si dimostra perfetta nella debolezza" (2Corinzi 12:9).

Caro Amico o Amica, che nella tua vita hai fatto talvolta l'esperienza deludente del confidare nelle tue umane possibilità, o hai riposto invano la tua fiducia nelle cose o negli uomini che sono attorno a te, sosta un istante per indagare nel profondo della tua anima e per recepire un raggio della luce che viene dal soccorso sempre amorevole di Dio. Tu avvertirai che qualcosa di veramente nuovo e rasserenante entra nella tua vita, perché "Beato è l'uomo che ripone nell'Eterno la sua fiducia".

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