Prima Pagina Rubriche mensili In questo mese... Vivere in Cristo Allo Specchio

"AI PIEDI DEL MAESTRO"

Il nostro Maestro è Gesù!
E questa dichiarazione non viene dagli apostoli.
Essa viene direttamente da Cristo, che appunto disse: "UNO SOLO È IL VOSTRO MAESTRO". Lo disse ed ebbe il diritto di dirlo. I discepoli, che vissero con Lui, riconobbero che Egli era il Maestro per eccellenza: "Signore, a chi ce ne andremmo noi? Tu hai parole di vita eterna" (Giovanni 6:68).

Anche noi, che siamo stati e siamo tuttora alla scuola del Vangelo, possiamo dire, parafrasando quanto Gesù disse di sé "Uno solo è il nostro Maestro": LUI!

Il figlio della vedova (Luca 7:11-17)

"Poco dopo egli si avviò verso una città chiamata Nain, e i suoi discepoli e una gran folla andavano con lui. Quando fu vicino alla porta della città, ecco che si portava alla sepoltura un morto, figlio unico di sua madre, che era vedova; e molta gente della città era con lei. Il Signore, vedutala, ebbe pietà di lei e le disse: 'Non piangere!'
E, avvicinatosi, toccò la bara; i portatori si fermarono, ed egli disse: 'Ragazzo, dico a te, alzati!'
Il morto si alzò e si mise seduto, e cominciò a parlare. E Gesù lo restituì a sua madre.
Tutti furono presi da timore, e glorificavano Dio, dicendo: 'Un grande profeta è sorto tra di noi' e: 'Dio ha visitato il suo popolo'.
E questo dire intorno a Gesù si divulgò per tutta la Giudea e per tutto il paese intorno".
* * * * * *

Leggendo i Vangeli notiamo come, molto spesso, l'intervento di Cristo sia stato espressamente richiesto da parte di qualche malato o di chi aveva bisogno di Lui.

In questo brano, al contrario, vediamo che Gesù operò senza aspettare invocazione diretta di qualcuno.

Questo ci insegna chiaramente che il Signore conosce e comprende chi sta vivendo un momento difficile, chi é nella sofferenza ed ha bisogno di Lui.

Questo brano ci propone edificanti spunti di riflessione sulla Persona e l'Opera di Gesù.

Una scena straziante:
Quello che l'evangelista Luca ci descrive, in modo così conciso ed efficace, è il quadro inquietante del dolore di una donna, accanto all'unico figlio morto.
Donna che, essendo vedova, aveva già avuto il cuore scavato dalla sofferenza che riapriva ed aggravava la profonda ferita della perdita del marito.
D'altronde, il figlio era tutto quello che le rimaneva, era l'unico sprone per continuare a vivere anche nella sua misera condizione sociale ed economica, l'unico barlume di speranza per un futuro migliore; quindi immaginiamo benissimo l'amarezza e la sofferenza della donna!
Anche se una gran moltitudine era solidale con la madre a causa della sua sofferenza, non poteva, comunque, attenuarne il dolore. Nonostante tutta la città facesse cordoglio, nessuno, però, poteva consolarla; ella sarebbe rimasta sola, da lì a poco, col suo dolore.
Passando da Nain, vedendo quella scena straziante e conoscendo bene la sofferenza della madre, Gesù, si commosse.
In quel momento il Divino Maestro comprendeva perfettamente la sofferenza della madre: era diventato partecipe in modo attivo di tutta l'amarezza del cuore, di tutta la solitudine, l'afflizione e il dolore della donna.

Questo ci dimostra chiaramente che:
Gesù conosce dov'è la vera sofferenza!

Il Signore conosce perfino i sentimenti più profondi di ogni persona, non ha bisogno, perciò, che qualcuno Gli faccia sapere chi soffre. Gesù stesso, infatti, provvederà a consolare la donna senza bisogno che qualcuno interceda per lei.

Gesù seppe vedere in quella donna un cuore lacerato e trapassato da una freccia acuta di sofferenza, che coinvolgeva tutto il suo essere di madre.
Il Signore non voleva solamente soffrire con la donna, ma aveva deciso di fare qualcosa di più. Si avvicinò alla vedova e le disse: "Non piangere" (v. 13).

Spesso il pianto può essere liberatorio, ma quello era un pianto esacerbato, di atroce dolore, perciò quelle parole di Gesù possono sembrare inopportune.

Forse noi avremmo detto alla donna di piangere, di sfogarsi: soltanto il Signore Gesù in queste circostanze può dire con autorità: "Non piangere", perché è l'Unico che può capire, consolare ed intervenire nella sofferenza; è l'Unico che ha portato i nostri peccati e le nostre infermità morendo sulla croce, ed è risorto per la nostra giustificazione e guarigione.

Ma come non piangere di fronte ad una disgrazia simile? Evidentemente, Gesù sapeva cosa diceva e cosa stava per fare.

Nonostante la donna non Gli avesse chiesto nulla, Gesù sapeva benissimo che avrebbe desiderato vedere tornare in vita il proprio figlio, anche se quel desiderio era schiacciato in fondo al suo cuore dal macigno pesante della disperazione e della più oscura rassegnazione.

Nonostante ciò, non dobbiamo pensare che Gesù agisca soltanto per accontentare coloro che vivono nella sofferenza.
Spesso si ha l'impressione di immaginare che tutto debba ruotare intorno all'uomo e che Gesù guarisca, operi e soccorra semplicemente per esaudire le nostre richieste.
Dimentichiamo facilmente che Dio è amore, perciò il Suo scopo primario è quello di rivelarsi e donare la salvezza a quanti Lo invocano, e fare progredire verso la maturità cristiana coloro che già Gli appartengono.

Gesù non è una "macchina" o una "fabbrica" di miracoli; ma è una Persona divina che vuole lenire e partecipare alle nostre sofferenze ed angosce.
Prima che le nostre lacrime incomincino a sgorgare, Gesù ha già pianto per la nostra sofferenza.
Anche a ciascuno di noi il Signore dice "non piangere" affinché lasciamo portare a Lui le nostre sofferenze.
Gesù, durante il Suo ministerio terreno, disse: "Venite a me, voi tutti che siete travagliati ed aggravati, e io vi darò riposo" (Matteo 11:28).

Gesù "avvicinatosi, toccò la bara" e tutti "si fermarono" (v. 14)!
Se, per mezzo della Parola di Dio applicata al nostro cuore dallo Spirito Santo, avvertiamo il "tocco" di Gesù, fermiamoci anche noi: Egli vuole intervenire per consolarci della nostra sofferenza!

Chiesa di Cristo - Ferrara © , Diritti Riservati