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Un giornalista cattolico scrive della Chiesa di Cristo di Ferrara

"La Chiesa di Cristo: una comunità di credenti che desidera restaurare il cristianesimo primitivo (e singolarmente già lo praticano), senza rifarsi né al cattolicesimo né al protestantesimo.
Non c'è nessuna protesta infatti alla base di questa comunità religiosa che ha ripreso il Vangelo per viverlo semplicemente: nessuna discussione, ma aderenza al testo evangelico.

La Bibbia infatti, secondo i credenti della Chiesa di Cristo, non và interpretata: il dovere del credente sarà quello di vedere come gli apostoli, gli immediati successori ed i primi cristiani, hanno seguito il "verbo" e a comportarsi di conseguenza.

Così, da una crisi spirituale di un gruppo di credenti, circa due secoli or sono, in un luogo qualunque della grande America, si ricostituì questa comunità che vuol essere la prosecuzione di una vita cristiana primitiva, che ha assunto il nome di "Chiesa di Cristo", come unica denominazione possibile per non accogliere altra verità che non quella stabilita da Cristo e citata nella Bibbia, unico documento di "fede".

Da questo liberarsi dalle sovrastrutture esce un cristiano di eccezionale levatura morale, all'apparenza se confrontato con la tiepidezza della tradizione comune, ma in realtà esempio vivido di un ideale umano tanto bello che riesce difficile solo immaginarlo, non essendo più avvezzi a sollevare gli occhi a cose di tanto valore spirituale.

Non fanno proselitismo i credenti della Chiesa di Cristo, anche se è in loro la missione di una evangelizzazione universale: vogliono che tutti siano cristiani e ambiscono ad essere la terza forza che incuneandosi tra cattolici e protestanti possa essere il catalizzatore di una unità delle Chiese e dei fratelli in Cristo; Chiese e fratelli da cui sono divisi proprio sulle cose di cui la Bibbia non parla.

Ogni comunità ha vita libera ed autonoma e si autosostiene con forma collettaria.
Membri effettivi sono coloro che in età adulta, con piena coscienza, hanno accettato il battesimo, effettuato per immersione.

La loro è fede serena e senza fanatismi: non hanno la pretesa di gridare che saranno gli unici ad essere salvati perché "solo Dio sà", e ricordano che Cristo stesso disse: "Io non sono venuto per giudicare, ma per salvare". Da qui il rifiuto dei dogmi aggiunti, da qui il rifiuto delle scomuniche, di quei giudizi cioè che valicano l'ordine dell'umana competenza.

Desiderano l'unificazione degli uomini in Cristo, non di tutti i "credi" in un unico minestrone che piaccia a tutti i palati.
Il Vangelo è uno e ad esso si deve aderire senza compromessi o adulterazioni.

La politica resta fuori dalla porta; così alla Chiesa accedono tutti per rivedere dall'interno una propria posizione personale, non l'insegnamento di Cristo.

Il battesimo lo si riserva per l'età adulta: battezzare i piccoli non è atto cristiano.

Il matrimonio, per i credenti della chiesa di cristo è vincolo indissolubile che si deve contrarre tra i due coniugi, non necessariamente davanti al ministro di culto, ma sono previsti due casi di scioglimento, secondo le prescrizioni dei sacri testi: adulterio e conversione di uno dei due coniugi; in entrambi i casi il coniuge offeso o abbandonato, può ritenersi libero.

Il problema della limitazione e regolamentazione delle nascite non è problema religioso, secondo i fratelli della chiesa di Cristo, bensì sociale e individuale.

Gli atti di culto hanno in questa comunità un carattere congregazionale: a turno i membri dirigono i cantici, predicano, leggono brani della Bibbia e del Vangelo, servono la "Cena" (pane e vino) e guidano i fratelli nella preghiera che non ha formule fisse, ma è estemporanea e si unisce alla confessione collettiva.
Prima di chiedere perdono a Dio, il "Cristiano" sà che deve farlo nei confronti del fratello, se mai ha avuto con lui rancore o animosità.

La chiesa di Cristo ha in Italia scuole bibliche a livello universitario, dove si può ottenere una laurea in scritture bibliche riconosciuta all'estero, ma non in Italia.

Campeggi, colonie, scuole fanno parte delle attività collaterali della comunità, in campo nazionale.

Qualcuno potrebbe al termine di questo ultimo flash del nostro panorama di religioni, mettere in dubbio la nostra obiettività di cronisti e contestare il nostro personale "credo".
Anche se non lo riteniamo necessario, confermiamo la nostra identità cattolica ed il nostro impegno in quel senso; quanto all'obiettività diremo che in quest'ultimo incontro la nostra penna si è esaltata, perché ha incontrato, e non è facile - specialmente di questi tempi ed in questi luoghi - incontrare gente entusiasta in una fede "robusta", acquisita per volontà e coscienza propria che li arma, di uno scudo invidiabile e invisibile, quello stesso che faceva felici i martiri che folli non erano, ma innamorati sì, del Cristo".

DANIELE RUBOLI
(sulla "Gazzetta" di Ferrara del 27 Giugno 1969).

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