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Gionata, ovvero: un'amicizia che paga!

Essere figlio del primo cittadino di un paese è una grossa responsabilità.
Stare vicino a chi è al vertice della scala sociale e politica può essere agevole, ma anche tanto scomodo. Le tentazioni per prendere la vita in modo giocherellone, allegro, spendaccione e spensierato sono sempre tante.
In tali situazioni si può crescere con un cuore arruffato, con un cervello vuoto, senza calli sulle mani e senza sapere quanto costa il pane che è sulla tavola. Ma può essere anche un ruolo scomodo, perché irto di responsabilità personali tali da influenzare o modificare, in bene o in male, la vita stessa del padre che stà sulla prima poltrona. Anche perché, se è vero che i padri generano i figli, è altrettanto vero che i figli rigenerano il proprio padre.

Gionata è figlio di Saul, il primo re d'Israele. Un ruolo da lui occupato con molta serietà ed impegno. Non conosce i vizi dell'alta società danarosa o nullafacente, non si monta la testa, non consuma il tempo a fare scorribande da play-boy fidandosi della copertura del padre, né si dà alla "dolce vita".
Vive l'impegno del padre. Condivide il peso del regno e dal padre impara ad essere forte, intelligente, coraggioso e timorato di Dio. Saul ne è orgoglioso e si fida di lui, tanto che può anche affidargli un terzo del SUO esercito in una battaglia contro i filistei.

E Gionata dimostra il suo valore sconfiggendo i nemici. La sua forza però non riposa sulla quantità dei soldati o delle armi a disposizione, ma sopra un'incondizionata fiducia in Dio: "per il Signore non è difficile dare vittoria, con molti o con pochi" (1Samuele 14:6).
Una fede audace crea uomini audaci e la vittoria è sempre dalla loro parte. Le cause si vincono o si perdono nella vita se si ha o non si ha fede.

La sua obbedienza al padre è totale, ma non cieca e servile. Osa disubbidire a Saul quando questi dà un ordine che gli sembra una vera e propria stoltezza. Che l'obbedienza non sempre sia una virtù non l'hanno scoperto per primi gli obiettori di coscienza, nostri contemporanei (1Samuele 14:24-30).
Un cuore così schietto e pulito, senza tatticismi e senza grinze non può non legarsi a quello di Davide (1Samuele 18:1) tanto che Gionata lo ama fino dal suo primo incontro. "come se stesso" (1Samuele18:1), vivendo pienamente quanto la legge di Mosè ha sancito da tempo (Levitico 19:18).

Non è tanto un sentimento più o meno epidermico, ma una realtà profonda del suo spirito. È diventare "uno con David". Il gesto meraviglioso di spogliarsi del suo manto principesco e delle sue armi per rivestire Davide non è che un simbolo, quasi un rito liturgico o un segno sacramentale, peraltro non previsto da nessun protocollo di corte, che evidenzia l'ampiezza delle stanze della sua intimità.

Gionata e Davide: due cuori destinati a battere all'unisono senza aritmie e senza appannature. La loro è un'amicizia nata nella fede, vissuta nella fede, saldata nella fede. Quando Saul, per gelosia, si fa nemico di Davide, la scelta di Gionata, anche se dolorosa e drammatica, è per l'amico. La legge dell'amicizia supera di gran lunga la legge del sangue. La legge del cuore è più forte della legge biologica e genetica.

Se Davide è costretto a fuggire e a nascondersi nella solitudine volontaria del deserto, Gionata gli è vicino. È proprio quando tutti si pongono contro, quando sei lasciato solo, che scopri il volto autentico di chi ha il coraggio di stare dalla tua parte, anche se questo significa rischiare prestigio, sicurezza, onorabilità, carriera, tranquillità, favore.

Gionata potrebbe vantare diritti di successione al trono regale. Ma non ci pensa nemmeno. La sua è un'amicizia che paga, che offre non a proprio vantaggio. È un'amicizia, proprio perché pura, che sa leggere i segni della storia e di Dio e perciò è felice di vedere in Davide il futuro re d'Israele.

Si versano da sempre fiumi d'inchiostro per parlare e scrivere dell'amicizia, ma quanto è rara! Tutto và bene finché tutto và bene! Ma quando capita uno screzio, anche accidentale e non voluto come s'incrinano i rapporti anche tra amici! È così perché nell'amico spesso cerchiamo uno spazio per noi anziché essere noi a fare spazio per lui; perché cerchiamo un guadagno anziché una perdita.
Eppure si è uomini soltanto quando siamo capaci di spalancare il cuore per essere occupati e non per occupare. Tanto più siamo realizzati, anche semplicemente sul piano puramente umano, quanto più siamo catturati da qualcuno. Un qualcuno che si chiama amico.

Uno stile che è tutto da scoprire, da imparare, da vivere. Non a caso è vertice della perfezione. Muore Gionata, come muore Saul, nella sciagurata battaglia del monte Gelboe. Il Lamento di Davide si carica di pianto sconsolato, di alta drammaticità e di indicibile tenerezza.

"Sono in angoscia per te, fratello mio Gionata, che mi eri così caro! Meraviglioso era il tuo amore per me! Più dell'amore che si ha per le donne!" (2Samuele 1:26).

È un pianto che durerà per tutta la vita perché Gionata, fin dal primo giorno, gli è così entrato dentro, da essere da lui inscindibile. Quando l'amicizia è amicizia!

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