Rubriche mensili In questo mese... Vivere in Cristo Allo Specchio

Giuda Iscariota

Triste figura, la tua, Giuda. Gesù disse di te:

"Bene sarebbe per quell'uomo di non essere mai nato". (Marco 14:21).

Eppure, per noi fu un bene che tu nascesti, fosti con Gesù e poi lo tradisti. Fu un bene perché da te possiamo ricavare delle lezioni salutari per le anime nostre.
Tu sei, a tuo modo, un Maestro. Tu insegni; e quanto bisogno abbiamo di insegnamenti!
Ci fai conoscere, per esempio, che si può essere per anni al servizio del Signore, condividerne persino la potenza, riceverne le più particolari rivelazioni ed essere cionondimeno in continuo pericolo.
A quei maestri che insegnano, in religione, l'impossibilità per un figliolo di Dio di smarrirsi e perdersi, tu sei lì a smentire categoricamente tale insana dottrina.

Tu ci insegni che non è tanto difficile tradire il Signore? Ti ricordi, al Cenacolo, quando Gesù si rivolse a voi dodici, dicendo che uno di voi lo avrebbe tradito, cosa avvenne?
Non fosti tu il solo a domandare: "Sono io esso?". E non ci fu nessuno così forte e sicuro da chiedere a Gesù "È lui?" indicando qualcun altro.

Pietro, il granitico Pietro, colui che forse ti avrà cercato per fare vendetta a nome del Signore, non ti fu da meno in quanto a tradimento.
Per questo forse egli non volle inveire contro la tua memoria, quando si trattava di sorteggiare il tuo successore, ma si espresse sul conto tuo con queste semplici parole: "... per prendere in questo ministerio ed apostolato il posto che Giuda ha abbandonato per andarsene al suo luogo" (Atti 1:25).
Non era certamente Pietro a poterti disprezzare. Egli era stato il più deciso a fare dichiarazioni precipitose al Signore quando affermò: "Quand'anche mi convenisse morire con te, non però ti rinnegherò" (Matteo 26:35).
Fortuna il gallo! In ogni modo ci hai insegnato che contro Satana non possono prevedersi solo vittorie.

Tu ci hai dato anche una chiara lezione sul pericolo dell'amore del denaro. Eri il cassiere di quella piccola comunità ambulante al seguito di Gesù.
Non avessi mai avuto quella incombenza che ti ha accecato gli occhi! Sembra quasi che l'apostolo Paolo abbia voluto alludere a te, quando scrisse:

"Quelli che vogliono arricchire cadono in tentazione, in laccio, e in molte insensate e funeste concupiscenze, che affondano gli uomini nella distruzione e nella perdizione. Poiché l'amore del denaro è radice di ogni sorta di mali; e alcuni che vi si sono dati vi si sono sviati dalla fede e si sono trafitti di molti dolori" (1Timoteo 6:9-10).

Quando costruiamo un altare a "Mammona", presto o tardi ci allontaniamo da Dio. Non ti darà certo soddisfazione il sapere che c'è gente che tradisce Gesù per molto meno di trenta danari; ma cosa vuoi, tu fosti il primo a farlo e tutta l'infamia non può che riversarsi sul tuo nome.

L'insegnamento migliore che ci hai lasciato è quello dell'inutilità di andare a confessare i propri falli ai sacerdoti (Matteo 27:3-4).
Il tuo pentimento, la restituzione del prezzo della colpa, l'accusa dei peccati erano in piena armonia con la volontà di Dio, ma commettesti un grave errore nella parte conclusiva che era poi quella più importante: andasti dai preti?

Perché, Giuda, non ti sovvenne quel passo d'Isaia in cui è scritto:

"Eppoi venite, e discutiamo assieme, dice l'Eterno; quand'anche i vostri peccati fossero come lo scarlatto, diventeranno bianchi come la lana"(Isaia 1:18)?

Quelli a cui tu ti rivolgesti furono perlomeno onesti, poiché ti fecero comprendere che era affar tuo rimetterti in equilibrio spiritualmente.

Da oltre venti secoli, Giuda, non vi è genitore che voglia imporre il tuo nome al proprio neonato. Porterebbe sfortuna. Ciononostante sei capostipite di una numerosa generazione che ti imita esageratamente.
Dopotutto, ti siamo debitori per l'unica cosa che và a tuo merito: la croce. Sei stato, senza volerlo, strumento di redenzione, perché consegnasti Gesù a chi doveva crocifiggerlo e issarlo, definitivamente tra cielo e terra.

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