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Giuliana l'apostata

Imperatore romano dal 361-363 d.C., fu uno dei più biliosi di tutti gli antichi avversari del cristianesimo. Si valse della sua influente posizione, del suo talento e del suo esempio per restaurare l'idolatria pagana nell'impero romano, ma invano.

Il suo regno passò come un edificio fondato sulle sabbie mobili, non lasciando dietro di sé altro che l'importante ammaestramento che l'antico paganesimo era ormai disperatamente moribondo e che nessuna potenza umana era capace di fermare la marcia trionfante del cristianesimo.

Nell'opera sua contro la Religione cristiana, in cui fece uso di tutti gli attacchi anteriori avvalorati dal suo spirito sarcastico, egli dice di Cristo, secondo la citazione di Cirillo Vescovo di Alessandria ("contra Julianum" lib.6º, p.191):

"Gesù avendo persuaso pochi d'infra voi (Galilei) che siete i più pervertiti degli uomini, è stato celebrato circa 300 anni addietro; non fece nulla degno di fama durante la sua vita, all'infuori di ciò che taluni stimano sia una grand'opera, il guarire gente cieca e zoppa, e l'esorcizzare demoniaci nelle borgate di Betsaida e di Betania".

NOTA.

Queste parole sono abbastanza biliose e disprezzanti; tuttavia esse riconoscono in Cristo il potere di fare miracoli. Ora questi miracoli avendo tutti il carattere più benefico e più morale, sono una prova della purezza e della missione divina di Gesù.

Il Dr. Lardner nella sua "Credibilità della Verità della Storia Evangelica", osserva su quella citazione:

1º - Quelle parole di Giuliano riconoscono apertamente la verità della Storia Evangelica, quantunque egli non la consideri nel suo insieme, ne specifichi tutte le opere precedenti di Gesù, ne tutte le località in cui furono compiute.

2º - Riconosce che per ben 300 anni e più Gesù è stato celebrato. Perché è stato celebrato? A cagione delle opere compiute durante la sua vita; ricordate dai suoi discepoli, testimoni oculari di quelle opere. La tradizione non fece che trasmettere ciò che avvenne nel principio fino al tempo in cui visse Giuliano.

3º - Perché non si dovrebbe riconoscere come opere grandi: il guarire ciechi e zoppi e tali altri mali attribuiti generalmente ad influenze di demoni?
Tutti gli uomini assennati ed imparziali debbono ritenere grandi quelle opere compiute istantaneamente e in modo perfetto come lo furono le opere di guarigione fatte dal Signore Gesù; esse sono opere assai maggiori di quelle che consistono nel fondare città, monarchie o soggiogare popoli con le stragi e con i sistemi comuni di conquista.
E non si dimentichi che opere simili sono state per lo più reputate fra le più degne di ricordanza dagli storici.

4º - Se pochi furono quelli che rimasero persuasi durante il ministero terrestre di Gesù, non fu già per insufficienza o evidenza.
Bastava, come è ben evidente, persuadere certi uomini malvagi, chiamati dagli Evangeli: "pubblicani e peccatori", "i peggiori d'infra gli uomini", come suol dirsi.

Ma troviamo altres� uomini pii, serii, avidi di conoscenza, quali Nicodemo, Natanaele ed altri, che furono interamente persuasi e soddisfatti, benché fossero rimasti per un tempo in preda a pregiudizi e contrari.

Vi erano poi uomini peggiori assai di quelli che poi normalmente sono chiamati "pessimi", cioè gli scribi ed i farisei, orgogliosi cupidi, ambiziosi, che nessun fatto, per quanto evidente e potente, poté mai indurre ad accettare, perché i loro principii religiosi non erano che pretesti per mascherare i loro interessi mondani.

Il medesimo Dr. Lardner, dopo avere esaminato accuratamente tutti gli argomenti di Giuliano contro la religione della Bibbia in genere, e contro il carattere di Cristo e degli apostoli in particolare, riassume abilmente e fedelmente il valore di quella testimonianza indiretta, involontaria, resa alla verit� ed alla credibilità della storia Evangelica, nel modo seguente:

"Giuliano rese una preziosa testimonianza alla storia ed al libro del Nuovo Testamento; ciò debbono riconoscere tutti coloro che hanno letto le citazioni tolte dalle sue opere.

Egli ammette che Gesù nacque durante il regno di Augusto, al tempo del censimento fatto in Giudea da Quirino, che la religione cristiana sorse e cominciò a propagarsi al tempo degli imperatori Tiberio e Claudio: egli attestava la purezza e l'autenticità dei quattro Vangeli di Matteo, Marco, Luca, di Giovanni e degli Atti degli Apostoli; egli li cita in modo da affermare che essi erano i soliti libri storici ritenuti come autorevoli dai cristiani ed i soli autentici di Gesù Cristo e degli Apostoli, e come i soli che contenessero le dottrine dai cristiani divulgate.

Egli ne riconosce la data primitiva e perfino la difende; egli cita o apertamente si riferisce agli Atti degli Apostoli, alle Epistole di S. Paolo ai Romani, ai Corinti ed ai Galati.

Egli non nega i miracoli di Gesù, anzi ammette le guarigioni da lui operate a favore di zoppi e di ciechi e di demoniaci; ammette che Gesù "ha sgridato i venti ed ha camminato sulle onde del mare".

Egli prova bensì di ridimensionare quelle opere, ma invano. Il risultato è innegabile: tali opere sono prove evidenti di una missione divina.

Si sforza anche di far credere minore il numero dei primi credenti in Gesù - e poi asserisce che esistevano moltitudini di tali credenti in Grecia ed in Italia prima che S. Giovanni scrivesse il suo Vangelo.

Egli tenta perfino di abbassare "la qualità" dei primi credenti e poi è costretto a confessare che non solo servitori e serventi, ma anche Cornelio, centurione romano di Cesarea, e Sergio Paolo, proconsole di Cipro, furono convertiti alla fede di Gesù durante il regno di Claudio.

Egli parla con sdegno dei due apostoli Pietro e Paolo i quali con la loro predicazione del Vangelo ottennero grandi successi. Cosicché, Giuliano testimonia involontariamente di molte cose ricordante nel Nuovo Testamento.

Egli si prefisse di rovinare la religione cristiana, ed invece la confermò!

Le sue argomentazioni contro di essa sono perfettamente innocue ed incapaci di scuotere la fede del più debole fra i cristiani.

Egli si oppone, con ragione, ad alcune cose introdotte nella professione cristiana dagli ultimi suoi seguaci del suo tempo o prima di lui; ma non riesce neppure a formulare un'accusa di qualche valore contro la religione cristiana, quale essa è contenuta nei libri genuini ed autentici del Nuovo Testamento.".
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