Rubriche mensili In questo mese... Vivere in Cristo Allo Specchio

Giuseppe d'Arimatea

Vangelo di Matteo 27:57-60:

"Poi, fattosi sera, venne un uomo ricco di Arimatea, chiamato Giuseppe, il quale era divenuto anche egli discepolo di Gesù. Questi, presentatosi a Pilato, chiese il corpo di Gesù. Allora Pilato comandò che il corpo gli fosse rilasciato. E Giuseppe, preso il corpo, lo involse in un panno lino netto, e lo pose nella propria tomba nuova, che aveva fatta scavare nella roccia, e dopo avere rotolata una gran pietra contro l'apertura del sepolcro, se ne andò".

UN FRUTTO INATTESO.
Poco dopo la morte di Gesù, un certo Giuseppe d'Arimatea si presenta a Pilato per richiedere il corpo di Gesù e seppellirlo.

Quest'uomo stupisce perché ù un frutto inatteso della predicazione di Cristo.

Egli prova con matematica esattezza che il "seme" della Parola di Dio, quando cade nei cuori degli uomini, alle volte porta frutto immediato e rigoglioso, che purtroppo è destinato a breve vita, altre volte porta un frutto tardivo ma forte e sano!

Quest'ultimo caso è quello di Giuseppe.
I quattro evangelisti offrono delle notizie sulla figura di Giuseppe, che, sommate, ne danno un interessante ritratto.

Nell'ordine, egli viene definito:
"Discepolo di Gesù,
consigliere onorato,
uomo dabbene e giusto,
discepolo occulto per timore dei Giudei"
(Matteo 27:57; Marco 15:43; Luca 23:50; Giovanni 19:38).
Ci troviamo di fronte ad un uomo che occupava una posizione sociale di prestigio, rispettato nell'ambito del Sinedrio per la sua dirittura morale e per il suo fervore religioso.
Scopriamo anche che Giuseppe era divenuto un discepolo di Gesù, ma che per timore di ritorsioni, se non addirittura di persecuzioni, aveva vissuto nel segreto la sua fede.

È questa l'ombra che ne oscura la figura, ma fu anche la molla che, dopo poche ore dalla morte di Gesù, ne fece il più coraggioso fra i Suoi seguaci!

Proviamo ad immaginare come doveva essere stato lacerante per quest'uomo giusto, venire "a patti" con il suo amor proprio.

La sua coscienza soffriva dinanzi alle proteste ed alla vergogna, che provava ogni qualvolta doveva rendere nota la sua fede in Gesù.

Questo non gli imped´┐Ż certo dall'essere pubblicamente contrario al processo nei confronti di Gesù, ma ancora non aveva fatto un passo chiaro e deciso verso il Salvatore.

Quanti credenti amano la Parola di Dio, ricevono conforto nel leggerla e nell'ascoltarla, sono intimamente convinti della Grazia, ma non hanno la forza, la libertà di testimoniare pubblicamente della loro fede?

Giuseppe insegna che non si può essere discepoli nascosti di Gesù a lungo.

Anche noi che amiamo quella Parola di Dio che ha convinto il nostro cuore, non pensiamo di potere continuare a vivere la fede segretamente, prima o poi accadrà qualcosa che ci darà l'opportunità ed il coraggio di uscire allo scoperto per amore di Gesù.
Infatti proprio l'amore per Gesù spinse Giuseppe a richiederne pubblicamente ed ufficialmente il corpo, in un momento nel quale più che mai era prudente rimanere nascosti.

Dinanzi alla crudeltà ed all'ingratitudine degli uomini nei confronti di Gesù, Giuseppe non poté non contravvenire a tre elementari motivi di buon senso.

Il primo era di carattere religioso; seppellire il cadavere voleva dire perdere la purità rituale e quindi non poter partecipare alla Pasqua.

Il secondo era di carattere personale, visto che tutto era perduto, ora più che mai bisognava rimanere nascosti.

Il terzo era anch'esso di carattere personale, non era proprio il caso di uscire allo scoperto, né tantomeno di deporre il cadavere di Gesù nel proprio sepolcro, identificandosi così chiaramente con Lui.

Ebbene tutti e tre i motivi furono contravvenuti, perché Giuseppe, per amore, non poteva non dare tutto sé stesso a Cristo.

Non avremmo mai pensato che fra la folla dei discepoli emergesse proprio lui; eppure l'opera di Dio è veramente miracolosa!

Nessuno mai potrebbe immaginare che proprio voi possiate diventare discepoli di Gesù, al punto da donare voi stessi per l'Evangelo. Dio però compie di questi miracoli stupendi.

L'anonimato non è tale dinanzi all'Iddio che conosce tutto e tutti.

Giuseppe nel momento più difficile seppe superare i suoi timori, per manifestare a tutti che Egli era discepolo di Gesù, e che era pronto a tutto pur di onorarLo!
Sia questa l'esperienza di chiunque in questo momento ha avuto l'opportunit´┐Ż di leggere queste brevi considerazioni.

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