Rubriche mensili In questo mese... Vivere in Cristo Allo Specchio

"AI PIEDI DEL MAESTRO"

Il nostro Maestro è Gesù!
E questa dichiarazione non viene dagli apostoli.
Essa viene direttamente da Cristo, che appunto disse: "UNO SOLO È IL VOSTRO MAESTRO". Lo disse ed ebbe il diritto di dirlo. I discepoli, che vissero con Lui, riconobbero che Egli era il Maestro per eccellenza: "Signore, a chi ce ne andremmo noi? Tu hai parole di vita eterna" (Giovanni 6:68).

Anche noi, che siamo stati e siamo tuttora alla scuola del Vangelo, possiamo dire, parafrasando quanto Gesù disse di sé "Uno solo è il nostro Maestro": LUI!

Beati quelli che sono affamati e assetati della giustizia

Avere fame e sete appartiene all'essenza dell'uomo. È indice di vita. La stessa fame fisica, quando non sia provocata dalla indigenza, è indice di un corpo sano bisognoso di accrescere la sua potenzialità o di reintegrare le proprie energie.

E vi è fame e sete di conoscenza, di possesso, di potenza, di gloria, di denaro.

Vi è fame e sete dello spirito che tenta scrutare con le sue facoltà i misteriosi destini dell'uomo.

Vi è una fame ed una sete dell'anima che il linguaggio biblico esprime con immagini di alta poesia: "Come la cerva agogna i rivi delle acque, così l'anima mia agogna a te, o Dio. L'anima mia è assetata di Dio, dell'Iddio vivente" (Salmo 42:1).

Ma la fame e la sete di cui ci parla la quarta beatitudine, sono una fame ed una sete tutte particolari: "Beati quelli che sono affamati ed assetati della giustizia, perché essi saranno saziati". E questa fame e questa sete esprimono una esigenza universale.

Chi di noi, subendo od osservando le azioni degli altri, non ha pronunciato più di una volta la frase: "Ma non è giusto".
Ma che cosa è veramente giusto?

La giustizia è considerata l'unica realtà capace di stabilire retti ed equanimi rapporti fra individui e popoli. Eppure l'esperienza e la storia ci insegnano quanto il concetto di giustizia sia relativo. Quello che è giusto per me non lo è per il mio contraddittore. Quello che oggi è considerato giusto non lo era ieri e, forse, non lo sarà domani.

Sul piano umano, dobbiamo riconoscerlo, il nostro concetto giustizia è sempre relativo ed incompleto. Ma è appunto per questo che l'Evangelo irrompe nella nostra vita per annunciarci una nuova giustizia, una giustizia di cui non siamo gli artefici ma l'oggetto, una giustizia che ci trascende perché viene da Dio e non da noi. È la giustizia per la quale siamo giustificati. Una giustizia veramente liberatrice perché fondata sulla grazia divina.

Scrive l'apostolo Paolo: "Colui che non ha conosciuto peccato, Egli l'ha fatto essere peccato per noi, affinché noi diventassimo giustizia di Dio in Lui" (2Corinzi 5:21).

È quindi soprattutto in questo senso che la quarta beatitudine promette sazietà a coloro che sono affamati ed assetati.

Ma l'Evangelo non si isola mai in una concezione spiritualistica della vita. E come l'Evangelo, pur annunciando in Cristo il "pane della vita", esprime l'esigenza del pane quotidiano, così, pur proclamando la giustizia che viene da Dio, l'Evangelo fa appello all'uomo perché egli stesso operi "al servizio della giustizia" (Romani 6:19).

Anche per questo operare al servizio della giustizia, è la promessa di essere saziati.

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