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"AI PIEDI DEL MAESTRO"

Il nostro Maestro è Gesù!
E questa dichiarazione non viene dagli apostoli.
Essa viene direttamente da Cristo, che appunto disse: "UNO SOLO È IL VOSTRO MAESTRO". Lo disse ed ebbe il diritto di dirlo. I discepoli, che vissero con Lui, riconobbero che Egli era il Maestro per eccellenza: "Signore, a chi ce ne andremmo noi? Tu hai parole di vita eterna" (Giovanni 6:68).

Anche noi, che siamo stati e siamo tuttora alla scuola del Vangelo, possiamo dire, parafrasando quanto Gesù disse di sé "Uno solo è il nostro Maestro": LUI!

L'incontro con Levi

Nel Vangelo di Luca 5:27-32, notiamo il fatto che segue:

"E dopo queste cose, egli uscì e notò un pubblicano, di nome Levi, che sedeva al banco della gabella, e gli disse: Seguimi. Ed egli, lasciata ogni cosa, si alzò e si mise a seguirlo."

Ha così inizio la cronaca dell'incontro di Gesù con colui che diventerà l'evangelista Matteo.


E Levi gli fece un gran convito in casa sua; e c'era gran folla di pubblicani e di altri che erano a tavola con loro.

E i Farisei ed i loro scribi mormoravano contro i discepoli di Gesù, dicendo: Perché mangiate e bevete con i pubblicani e coi peccatori? E Gesù, rispondendo, disse loro: I sani non hanno bisogno del medico, bensì i malati. Io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori a ravvedimento".

Si tratta di uno squisito racconto non soltanto perché si parla di un uomo salvato, ma perché in realtà qui si condensa il racconto della salvezza, così come accade a ciascun uomo. È facile riconoscere che ciascuno di noi, a modo suo, potrebbe impersonificare il pubblicano Levi.

Ciascuno di noi è seduto al banco delle imposte; ha il suo posto nella vita, in un sistema, in una struttura, in una organizzazione che, tanto o poco, deve servire, anche se non è del tutto convinto che funzioni bene; ma si sà, la vita è quella, le cose vanno così, e bisogna andare avanti.

Il pubblicano di nome Levi, in realtà, è l'uomo qualunque. Gesù passa e gli dice: "Seguimi" perché Dio ama quest'uomo qualunque, che forse nessun altro ama e che molti anzi disprezzano.

"Seguimi", dice Gesù, perché in quest'uomo Iddio ha ancora tutto un destino da fare fiorire. Levi non si conosce, non sa chi è. Levi crede che la vita sia forse fare il pubblicano. Ma Dio sà che la vita di Levi non è fare il pubblicano ma, caso mai, fare l'Apostolo.

Sapendo di Levi una cosa così grande, Gesù non lo lascia seduto al banco.
Dio non ci lascia nella nostra dimensione umana; viene, ci chiama e ci dice: "Seguimi"!

È evidente che, nella misura in cui rispondiamo alla chiamata di Cristo, il nostro cuore si riempie di gioia.

Noi lasciamo davvero il banco su cui eravamo seduti e diamo una grande festa.

E al grande banchetto nel quale ormai è presente Dio, invitiamo tutti i nostri amici, perché dobbiamo dire a tutti che abbiamo scoperto la vita, e adesso sappiamo chi siamo e perché esistiamo, avendo visto in Cristo il volto di Dio.

Questa è ancora storia di tutti. Ma la storia si completa nel modo più bello. Questa è storia di tutti, proprio perché tutti siamo povera gente, peccatori e malati, perché nessuno di noi è giusto. Paradossalmente, dal punto di vista umano, Iddio non viene a scegliere il primo, ma viene a scegliere l'ultimo.

Iddio non cerca se c'è un giusto per dire: "Ecco, tu mi piaci".
Iddio cerca per vedere dov'è il peccatore per dirgli: "Ecco, comincio a salvare te. Questo è il mistero di Dio.

Nella misura in cui lo comprendiamo in concreto, la nostro vita, il nostro senso di vivere si trasforma.
Per noi vivere sarà entrare a poco a poco in questa progressiva liberazione dalle cose, dal peccato, dai vincoli del peccato, per avvicinarci progressivamente a Gesù.

Allora vivere è rispondere continuamente a Dio, che ci chiama a uscire fuori dal peccato e dal compromesso per divenire sempre più santi.
Quale domanda più concreta di questa: possiamo dire che la nostra vita è per essere santi, ossia per prendere sempre più parte a Cristo Signore, per diventargli sempre più conformi?

Fu questo il senso di Matteo; e d'altra parte se noi ammettiamo di essere malati e peccatori, c'è una cosa sola da fare: cercare la salvezza, la guarigione in Colui che ci salva e ci giustifica.

Tutte le altre méte o gli altri movimenti, nella vita, non hanno un grande significato a confronto di questo solo: continuare a rispondere, continuare ad alzarci dal nostro banco, continuare ad avere la gioia del banchetto in cui incontriamo Cristo, continuare ad andare verso la nostra guarigione!

Il tempo in cui viviamo è molto adatto per mettere a punto se è proprio questo il nostro senso e il nostro gusto della vita.

Riflettiamoci, misuriamoci, confrontiamoci con questo Levi che diventa Matteo e che continua per tutta la vita a camminare verso il suo Signore santificandosi e lasciando dietro di sé le miserie, i peccati, i limiti e le imperfezioni. La storia di Levi-Matteo è la nostra storia!

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