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Lazzaro

Potrebbe essere definito: "Il generico" della Bibbia. Il personaggio "muto". Il protagonista "assente" di uno dei più sconcertami atti unici della storia umana. Colui che da Gesù si lasciò amare, forse perché dotato della discrezione meno appariscente.

Quante cose vorremmo chiedere a Lazzaro! A lui, che per tre giorni fu nel ventre della morte, cavia maiuscola di un esperimento in anteprima.

Vorremmo domandargli cosa ha provato, o se ha provato qualcosa, e dove è andato, se mai andò in qualche luogo. Il brivido che ci attraversa quando leggiamo la descrizione di quel miracolo è provocato, forse, proprio da quegli interrogativi che da Lazzaro non trovano risposta.

Lazzaro non parlò della cosa, almeno non ne parlò a noi, o ad altri per noi, che vorremmo essere certi di sapere. Ma forse, ch'egli ci abbia lasciati in questa inquieta incertezza, è un bene: perché è un'incertezza che stimola all'accortezza.

L'amico di Gesù. Il fratello di Marta e Maria, "l'ape" e "la sognatrice", le due parti staccate della donna perfetta.

Lazzaro sembra più un personaggio inventato che uno reale, tanta è la sua non partecipazione agli eventi.

Eppure, una Bibbia senza Lazzaro sarebbe una stonatura. Anche se di lui si sà così poco da non riuscire addirittura ad immaginare se fosse giovane o vecchio, si sà sempre abbastanza da poterne trarre profitto.

Per essere amati da Gesù come alcuni furono amati, bisognava essere eccezionali. Per lasciarsi amare da Lui, bisognava essere ancora più eccezionali.

Se la figura reale di Lazzaro pare quasi leggendaria, la parabola di Lazzaro pare quasi vera. Tanto che ci viene voglia di pensare che fu proprio lui, il fratello di Marta e Maria, ad essere usato da Gesù nella Sua più riuscita metafora. Che possa essersi trattato proprio di lui potrebbe lasciarlo credere la conclusione, quasi triste, della figura: "Non si lasceranno persuadere neppure se uno dei morti resuscitasse" (Luca 16:31).

Amara anticipazione di quello che sarebbe stato il rigettamento del prodigio di Betania!

Sicuramente pochi credono nella risurrezione di Cristo; ma certamente più di quanti credono in quella di Lazzaro.

Un giorno i Farisei s'interessarono di lui, e deliberarono di fare morire anche lui, il morto risorto (Giovanni 12:10)!

Ma Lazzaro vive. Pur non avendo pronunciata neanche una parola, come Abele, "benché morto, egli parla ancora" (Ebrei 11:4). E il suo linguaggio è di una eloquente penetrazione per tutti.

È la dimostrazione palpitante della realtà della parola di Gesù: "Chi crede in me, anche se muoia, vivrà" (Giovanni 11:15).

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