Rubriche mensili In questo mese... Vivere in Cristo Allo Specchio

Scrittori pagani contro il cristianesimo

LUCIANO

Si tratta di un chiaro quanto frivolo rétore della Siria, che morì in Egitto o in Grecia verso il 200; scrisse indirettamente contro il Cristianesimo nella sua "Vita del Pellegrino", e lo considerò come una delle maggiori pazzie del tempo, usando le armi della frivolezza e la futilità dell'humour e del ridicolo.

Però, egli non chiama mai Cristo impostore come fece Celso, ma bensì un sofista crocifisso; termine questo che viene usato tanto in senso cattivo, come in senso buono.

PORFIRIO

D'origine fenicia, fu un filosofo pagano della nuova scuola platonica e visse verso la fine del 3º secolo.

Scrisse un'opera contro il cristianesimo, con il titolo: "Filosofia degli Oracoli", di cui si trovano estratti nell'opera "Praeparatio Evangelica" e nella "Demostratio Evangelica", opere scritte dall'antico storico della Chiesa Eusebio di Cesarea.

Gli scritti di Porfirio sono andati tutti perduti ad eccezione di frammenti rinchiusi qua e là in quelli dei "Padri della Chiesa". Però, recentemente fu ritrovata una "Lettera alla sua moglie Marcella", edita dal cardinale A.Mai, in Milano nel 1.816, cap.25º.

Questa Marcella era forse cristiana? Non si sà.
È un fatto però che Porfirio è molto più serio e più rispettoso verso il Cristianesimo, che non Luciano, Celso o qualsiasi altro pagano avversario precedente. Si avvicinò ad alcune idee cristiane o ne fu inconsciamente influenzato.

Nella sua lettera alla moglie egli rappresenta le tre grandi virtù: fede, speranza e carità, come il fondamento della vera pietà. In quella lettera, e nell'uso che fa di certe sentenze, egli dimostra di avere qualche reminiscenza di passi biblici, quantunque li intendesse in senso del tutto diverso.

Al pari di altri razionalisti moderni, egli distingue tra il cristianesimo originale di Cristo ed il cristianesimo "corrotto" dagli apostoli. Nella sua "filosofia degli oracoli" egli parla di Cristo nel modo seguente:

"L'oracolo dichiarò Cristo un uomo piissimo; l'anima sua, come quella di molti altri uomini pii, è stata, dopo la morte, dotata dell'immortalità; i cristiani illusi l'adorarono. Se noi ci domandiamo: perché fu egli condannato? La dea Hecate rispose nell'oracolo: il corpo è sempre soggetto a dolori che l'indeboliscono; ma l'anima del pio abita nelle celesti magioni. Tuttavia quell'anima è stata la cagione fatale che indusse molte altre anime in errore, per cui è stato loro concesso di fare conoscenza dell'immortale Giove. Cristo stesso è pio e andò in cielo, come altri pii.
Non lo si deve dunque bestemmiare; ma si deve aver compassione degli altri uomini, a cagione del pericolo che li minaccia".
Chiesa di Cristo - Ferrara © , Diritti Riservati