Rubriche mensili In questo mese... Vivere in Cristo Allo Specchio

"AI PIEDI DEL MAESTRO"

Il nostro Maestro è Gesù!
E questa dichiarazione non viene dagli apostoli.
Essa viene direttamente da Cristo, che appunto disse: "UNO SOLO È IL VOSTRO MAESTRO". Lo disse ed ebbe il diritto di dirlo. I discepoli, che vissero con Lui, riconobbero che Egli era il Maestro per eccellenza: "Signore, a chi ce ne andremmo noi? Tu hai parole di vita eterna" (Giovanni 6:68).

Anche noi, che siamo stati e siamo tuttora alla scuola del Vangelo, possiamo dire, parafrasando quanto Gesù disse di sé "Uno solo è il nostro Maestro": LUI!

Beati i mansueti

Fra i molti termini che l'uso comune ha svilito dando ad essi un significato deteriore, vi è quello di "mansueto".

Per questo, anche la terza beatitudine "beati i mansueti perché essi erederanno la terra" (Matteo 5:5), ha un suono strano che la fa relegare fra le proclamazioni destinate a non trovare pratica applicazione nella vita di tutti i giorni.

Alla parola "mansueto", si usa annettere un'idea di debolezza, di rassegnazione passiva, di ingenua tolleranza, di assenza di lotta per tutto quanto riteniamo giusto e buono.

"Mansueto", per l'uomo comune, è sinonimo di "antieroico", dimenticando che mansueti furono un Ghandi, un Tolstoi, un Luther King; dimenticando soprattutto che Gesù stesso disse di sé: "imparate da me, perché io sono mansueto ed umile di cuore" (Matteo 11:28).

La mansuetudine è una virtù cristiana che mantiene l'uomo calmo e sereno di fronte ad ogni evento contrastante della vita. È prova di forza interiore, non di debolezza e di passività.

La mansuetudine è quella forza segreta che rinuncia a far valere se stessa, che non ricorre alla costrizione per raggiungere i propri fini, che non cerca di cambiare il corso delle cose con la violenza, che non si irrigidisce nei rapporti personali.

Di fronte alla tendenza fondamentale del nostro mondo e del nostro tempo di far valere il diritto nostro o altrui con la violenza, la mansuetudine addita un atteggiamento che se può dare talvolta la sensazione del fallimento è destinato invece alla vittoria finale.
Così, come la croce fu lo scacco apparente e temporaneo che Gesù accettò, ma che era preludio alla vittoria della resurrezione.

La violenza, antitesi della mansuetudine, non genera mai gioia. Il violento non è mai un essere felice. Uno scrittore contemporaneo diceva che: "la violenza è nulla in se stessa. Viene meno dinanzi allo spirito, alla libertà, al diritto. Viene meno soprattutto davanti alla sofferenza per una causa di giustizia".

L'uomo, anche quando soffre per la violenza altrui, non dovrebbe liberarsi dall'oppressione della violenza usando la stessa arma.

L'Evangelo ci insegna che solo la mansuetudine può essere assunta come correttivo efficace e salutare.

L'uomo pensa poter possedere la terra con la forza. Il Vangelo ci ricorda che la forza destinata a possedere la terra è la forza interiore che ha dalla sua parte non solo il domani eterno, ma anche il domani storico. Quel domani che ci è stato promesso con l'annuncio del Regno.

Per questo la terza beatitudine è per noi e per il nostro tempo: "Beati i mansueti, perché erederanno la terra".
E per noi e per il nostro tempo è l'esortazione accompagnata dalla promessa che giunge fino a noi attraverso il canto del salmista che scrive:

"... non ti crucciare per colui che prospera nella sua via, per l'uomo che riesce nei suoi malvagi disegni ... Cessa dall'ira e lascia lo sdegno ... Perché i malvagi saranno sterminati ... ma i mansueti erederanno la terra e godranno abbondanza di pace" (Salmo 37:7-11).
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