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Il monito di Einstein

In questi ultimi tempi, così turbati dal terrorismo, molti pensano e scrivono che all'orizzonte si stà profilando la minaccia di una terza guerra mondiale.

Una minaccia temuta da sempre contro la quale severi ammonimenti sono stati avanzati, primo fra tutti quello pronunciato dal fisico nucleare Einstein.

L'illustre uomo ha voluto, prima di spegnersi, ammonire gli uomini di Stato di tutti i paesi sui pericoli di una guerra atomica.

Il suo appello ha trovato, e trova tuttora consenzienti, molti scienziati di vari paesi, che hanno sottoscritto quella che noi definiamo "la marcia funebre dell'umanità".

Noi siamo d'accordo con Einstein, anche se non c'intendiamo affatto di fisica nucleare.

Siamo d'accordo, perché la guerra è un suicidio collettivo, perché nella guerra non vi sono mai vincitori, ma solo lutto e miseria e degradazione.

Siamo però decisamente pessimisti.
Non perché diffidiamo dei vari cosiddetti "blocchi", o della serietà orientale od occidentale.

Diffidiamo degli uomini, perché gli uomini sragionano.
Ed ecco perché, pur essendo d'accordo con Einstein e gli altri firmatari, non ci sentiamo di nutrire eccessiva fiducia nel mònito che da loro proviene. Ci sono mòniti molto più insigni e terribili di quello di Einstein.

Il Signore, l'Eterno, ha già da un pezzo ammonito l'umanità contro i pericoli del peccato. La fine d'ogni carne è prossima, indipendentemente dall'energia atomica. Il mondo finirà, e Dio non ne ha fatto un mistero.
Stà agli uomini trovare le cause, non quelle scientifiche ma quelle morali, spirituali, perché noi, che non siamo scienziati, guardiamo a "nuovi cieli e ad una nuova terra, dove abiti la giustizia". (2Pietro 3:13).

Non si tratta quindi di preservare questo mondo, che dovrà passare in un modo o nell'altro, ma di preservare le anime per quel mondo migliore rivelato da Cristo.

Non vorremmo dire che Einstein ha messo il dito sulla piaga, toccando con mirabile obbiettività il tasto più giusto che necessita a questo nostro momento: la buona fede dei governanti.
L'appello è partito da scienziati, da competenti; nessun uomo politico potrà svalutarne il messaggio senza mostrare il proprio volto.

Oggi occorre gettar giù la maschera dell'orgoglio e dei nazionalismi più svariati, e farsi riconoscere.

E noi speriamo tanto che quando gli uomini avranno capito che non vale la pena di ammazzarsi per gli interessi di questo o di quello, possano rinsavire e tornare a Dio, che solo può dare all'umanità il ristoro e la pace di cui ha garantito Cristo.

Einstein ha "gridato".
Prima di lui avevano gridato in molti.

Oggi torniamo a gridare noi.

Ma il nostro grido si vuole differenziare da quelli umani e terreni; vuole essere un mònito biblico che da secoli echeggia inascoltato: "È cosa spaventevole cadere nelle mani dell'Iddio vivente!" (Ebrei 10:31).

CHE IL MONDO TEMA DIO, E NON GLI UOMINI!!!

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