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Mosè: l'uomo di Dio

Chi può essere considerato come il più grande condottiero dell'antichità?
Sebbene molti nomi possano essere suggeriti, quello di Mosè, è senz'altro il più indicato.
Nessuno dei più famosi condottieri, infatti, riuscì, come Mosè, a condurre l'esodo di un intero popolo ricco di contraddizioni e ripensamenti, attraverso il deserto sinaitico per ben quarant'anni!

Chi era quest'uomo, e quale era il segreto del suo fascino e della sua forte personalità?

Non è tanto la storia della sua vita, che possiamo leggere nel secondo libro della Bibbia, l'Esodo, che vogliamo tratteggiare, ma piuttosto un particolare aspetto della sua personalità in relazione alla sua impresa.

Leggiamo nel Nuovo Testamento che "per fede Mosè, divenuto grande, rifiutò di essere chiamato figliuolo della figliuola di Faraone, scegliendo piuttosto di essere maltrattato col popolo di Dio, che di godere per breve tempo i piaceri del peccato" (Ebrei 11:24-26).

Un idealista dunque, si direbbe oggi, che abbandonò onori e ricchezze per restare vicino al suo popolo oppresso, dimostrando così di essere solidale con esso a fatti e non a parole. Era pieno di buona volontà e intenzionato a lottare e forse anche a morire per il suo popolo. Infatti non appena vide un Egiziano che percuoteva un Ebreo, lo uccise.

Sperava di ottenere la fiducia e la riconoscenza degli Ebrei, ma l'indomani, quando intervenne fra due Ebrei che litigavano, fu da essi cacciato e rimproverato dell'uccisione dell'Egiziano. Fuggì via dall'Egitto e andò nel paese di Madian, e anche qui non poté restare indifferente dinanzi alla prepotenza dei pastori che non volevano far abbeverare il gregge delle figlie di Reuel.

MOSÈ, rimase quarant'anni in Madian e certamente oramai non pensava più a ritornare in Egitto. Ma Dio lo chiamò, parlandogli dal pruno ardente, ordinandogli di tornare in Egitto per liberare gli Ebrei dalla schiavitù.
Un compito ben difficile e rischioso.

Malgrado le innumerevoli difficoltà, Mosè portò a termine il compito che Dio gli aveva affidato. Pochi altri grandi uomini, di cui la Storia ci dà notizia, avrebbero potuto fare ciò che egli fece. Qual era il segreto del suo successo?

Il segreto del successo di Mosè non era nella sua sola personalità, ma risiedeva nel fatto che egli conosceva Dio e comunicava con Lui.

Infatti, da quando Dio gli parlò la prima volta dal pruno ardente, Mosè Lo riconobbe come il suo Dio e continuò ad ascoltare la Sua voce. Le "dieci piaghe" certamente convinsero il Faraone e gli Egiziani che non solo l'Iddio d'Israele è un Dio vivente, ma anche potente; tuttavia per Mosè il più difficile era convincere i suoi fratelli, gli Israeliti, ma vi riuscì proprio perché egli divenne come Dio lo voleva.

Abbiamo numerosi esempi della comunione che esisteva fra Mosè e Dio, e gli Ebrei se ne resero conto ben presto, e quando commisero una grave mancanza chiesero a Mosè di intercedere presso Dio in loro favore.
Dunque la grandezza e la forza di Mosè scaturivano dalla sua comunione con Dio!
Meditando sulle virtù del condottiero ebraico, domandiamoci: perché anche noi oggi non entriamo in comunione con Dio così come fece Mosè?

Per noi è più facile, poiché Gesù Cristo, il Figlio stesso di Dio, ci mette in diretto contatto col Padre, "poiché per mezzo di Lui (Cristo) abbiamo accesso al Padre in un medesimo Spirito" (Efesini 2:18) ... "accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia, affinché otteniamo misericordia e troviamo grazia per essere soccorsi nel momento opportuno" (Ebrei 4:16).

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