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Mussolini ateo

Circa oltre ottant'anni fa i credenti erano una minoranza perseguitata, un ghetto di sottosviluppati.

Mussolini a 20 anni compie l'istrionico gioco dell'orologio. Si trova in Svizzera, perché è renitente al servizio militare in Italia. Una sera fa il contraddittorio con il pastore protestante Tagliatela. Getta sul tavolo l'orologio e urla: "Se Dio esiste, gli do' cinque minuti per fulminare questo suo nemico".
Resta il dubbio se più tardi abbia gettato a mare il suo ateismo: forse la provvida sventura del 25 luglio 1943 ha favorito l'approdo.
Ma è certo che gli scienziati erano quasi tutti allergici all'acqua santa.
La rabbia anti-religiosa toccava tali punte di tensione che il beato Contardo Ferrini, professore di diritto all'università di Pavia, ricevette un violento rimprovero dal rettore dell'ateneo per aver portato l'asta del baldacchino in una processione. Oggi la situazione è capovolta.

Gli scienziati non sono certo diventati dei chierichetti di sacrestia, ma non sputano più oltraggiante disprezzo verso la fede.
I credenti non sono più considerati come degli scimmioni o dei ritardati mentali.

Le stupende scoperte relative all'infinitamente grande e all'infinitamente piccolo inducono a riflessione.

Il bambino chiede: "Come è nata la terra?".
L'astro-fisico risponde: "È stata un'esplosione colossale, in cui le forze esistenti hanno sviluppato il "big-bang".".

Il bambino incalza: "E come sono nate quelle forze?".
Il fisico Antonino Zichichi, in una conferenza a Bologna, intervenne con questa significativa affermazione: "Se un atomo fosse grande come questo microfono, io sarei grande come l'universo".

È così meraviglioso e complesso il mistero delle cose infinitamente piccole e infinitamente grandi che uno scienziato ha confessato in un dibattito pubblico, che: "Si fà meno fatica a credere nella verginità della Madonna che nei risultati delle nostre indagini".

Lo studioso onesto e schietto riconosce che non può spiegare lo sconfinato dolore e non sà perché si nasce, perché si muore, cosa c'è di là dal muro di questa esistenza.
Nello stesso tempo si rende conto che c'è qualcosa di sottile, di spirituale, che non cade sotto il bisturi e non può essere ingrandito neppure dai microscopi più potenti.

Un premio Nobel come Carlo Rubbia dichiara estremamente verosimile l'ipotesi di una mente ordinatrice dell'universo.

Negli anni '60 una rivista americana uscì con una squillante copertina a colori, con lo slogan a tutta pagina: "Dio è morto".

Gli scienziati non sono d'accordo. Non spetta a loro addentrarsi nel regno del Trascendente. Ma i loro complicatissimi calcoli di matematica documentano che la straordinaria perfezione del cosmo non può essere il frutto del "caso" o di casuali incontri di materia, verificatisi nei millenni.

Einstein, uno dei più raffinati cervelli del nostro secolo, ha scritto: "Non sò se Dio abbia creato il mondo. Forse è stato creato dal caso. Ma chi, se non Dio, ha creato il caso?".

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