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"AI PIEDI DEL MAESTRO"

Il nostro Maestro è Gesù!
E questa dichiarazione non viene dagli apostoli.
Essa viene direttamente da Cristo, che appunto disse: "UNO SOLO È IL VOSTRO MAESTRO". Lo disse ed ebbe il diritto di dirlo. I discepoli, che vissero con Lui, riconobbero che Egli era il Maestro per eccellenza: "Signore, a chi ce ne andremmo noi? Tu hai parole di vita eterna" (Giovanni 6:68).

Anche noi, che siamo stati e siamo tuttora alla scuola del Vangelo, possiamo dire, parafrasando quanto Gesù disse di sé "Uno solo è il nostro Maestro": LUI!

Il nato cieco

Giovanni 9:1-5

"E passando vide un uomo ch'era cieco fin dalla nascita. E i suoi discepoli lo interrogarono, dicendo: 'Maestro, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?'.
Gesù rispose: 'Né lui peccò, né i suoi genitori; ma è così, affinché le opere di Dio siano manifestate in lui. Bisogna che io compia le opere di Colui che mi ha mandato, mentre è giorno; la notte viene in cui nessuno può operare. Mentre sono nel mondo, io sono la luce del mondo'".


Non ci è dato conoscere il nome di questo cieco che fu oggetto di uno dei più stupendi miracoli di Gesù. Ma anche se anonimo, egli rimane nella Scrittura ad insegnare grandi lezioni.

La storia del nato cieco è un po' la storia di molti cristiani e di coloro che, "ciechi" spiritualmente, sono stati miracolati da Cristo e, per il solo fatto che l'autore di tale guarigione si chiamasse Gesù, hanno incontrato l'ostilità anziché il compiacimento della massa.

Il cieco nato stendeva la mano attendendo la carità degli altri. Chissà quante volte il passante si sarà chiesto di fronte a quel triste spettacolo: Perché? Perché nella vita c'è chi soffre e chi gode, chi è sano e chi malato, chi desta invidia e chi compassione?
Gli apostoli ebbero la fortuna di presentare un interrogativo simile a Gesù in persona e di riceverne una più che consolante risposta: " ... è così affinché le opere di Dio siano manifestate in lui".
Anche se minorati, se colpiti, se poveri, se insignificanti, tutti possiamo manifestare le opere divine in noi.

In senso spirituale, eravamo tutti nati ciechi, perché eravamo senza Cristo, "la vera luce che illumina ogni uomo" (Giovanni 1:9).

Eravamo anche ciechi in senso dottrinale, perché ci lasciavamo guidare da altri "ciechi" i quali, con "le tradizioni umane", ci avevano scavato la fossa dove inesorabilmente saremmo prima o tardi caduti (Matteo 15:14).

Ma i ciechi peggiori sono quelli che dicono di "vedere" e in effetti "non vedono".

"E quelli dei Farisei che erano con lui udirono queste cose e gli dissero: Siamo ciechi anche noi? Gesù rispose loro: Se foste ciechi non avreste alcun peccato; ma siccome dite: noi vediamo, il vostro peccato rimane".


Dicevamo che la storia del cieco nato ha molte analogie con la storia di ogni cristiano.
Prima di tutto la guarigione in sé, strana:

"Sputò in terra, fece del fango con la saliva e ne spalmò gli occhi del cieco dicendogli: 'Và, lavati nella vasca di Siloe'. Egli andò e si lavò e tornò che ci vedeva".

Il grande, potente Gesù non aveva egli altri mezzi più decenti per guarire il cieco?
Perché sputare, insudiciargli il viso e mandarlo poi a lavarsi in una vasca?
Non avrebbe potuto fare tutto con la sua Parola?

L'atteggiamento divino è, a volte, incomprensibile. La logica umana spesso urta contro i mezzi scelti da Dio a salvezza dei credenti. L'apostolo Paolo chiamerà questo fenomeno "pazzia" di Dio; ma sempre infinitamente più saggia della sapienza umana.

Insensato era il sacrificio d'Isacco, pazzesca la strategia per conquistare Gerico, inconcepibile la guarigione di Naaman, assurda quella del cieco.
Nel caso del nostro personaggio biblico, si potrebbe giustamente domandare: C'era forse un potere magico nell'acqua di Siloe? La risposta è chiara: No! Il potere magico era nell'atto di ubbidienza.

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