Rubriche mensili In questo mese... Vivere in Cristo Allo Specchio

L'ora del dolore

Quante volte batte, alla nostra porta della nostra vita, il dolore! I dispiaceri ci sovrastano e ci abbattono come fuscelli. Come alberi verdeggianti oggi, domani invece misera sterpaglia ...

Le malattie che ci colpiscono, a volte ci sembrano insopportabili, perché non abbiamo acquisito quella fede nel Signore, salda ed incrollabile.

Siamo divenuti figliuoli di Dio in Cristo per grazia e le prove, viste con gli occhi della fede e alla luce della fede, vengono sublimate dalla presenza e dall'aiuto del Signore che ci guida, che con il Suo amore ci consola e non permette che il credente sia tentato oltre le sue forze.

Gli esempi contenuti nella Sacra Scrittura che ci possono spronare ad una maggiore confidanza nel Signore e che ci possono essere di conforto nella prova, li leggiamo in quattro diversi libri della Bibbia.

Il primo ci viene offerto dal libro di Giobbe.

Il "grande paziente" è colpito da una malattia schifosa e a causa di essa, relegato in un letamaio, è costretto a detergersi le piaghe, a togliersi via con dei cocci i vermi e il putridume che si formavano sulla sua cute.

In quel momento di dolore morale e fisico, vanno a visitarlo alcuni amici i quali, invece di confortarlo e cercare amichevolmente di fargli dimenticare un poco le sue sofferenze, gliele ricordano spietatamente dicendogli che quella punizione gli era stata inflitta per i suoi peccati.
Giobbe allora si ribella, contro questo modo di intendere la giustizia divina, ed essendo cosciente della sua integrità, si scaglia contro gli amici dicendo:

"Fino a quando affliggerete l'anima mia e mi tormenterete coi vostri discorsi? Sono già dieci volte che mi insultate e non vi vergognate di malmenarmi" (Giobbe 19:1).

Nella sua tremenda situazione, Giobbe non se la prende col Signore, non bestemmia, non inveisce, ma attende con pazienza esclamando:

"Io sò che il mio Vindice vive e che alla fine si alzerà sulla polvere. E, dopo la mia pelle, sarà distrutto questo corpo; senza la mia carne vedrò Iddio" (Giobbe 19:25-26).

Giobbe sente vicino il giorno della liberazione e sà che la sua pazienza sarà coronata dalla gloria eterna nella beatifica visione di Dio.
In poche parole, Giobbe è l'uomo che spera contro ogni speranza, che si lascia guidare dalla fede e dal Signore che tutto può, nella consapevolezza di essere vissuto rettamente davanti a Lui.

Il secondo esempio di confidenza nel Signore, di certezza che l'Eterno guida la vita del credente, lo prendiamo dal libro dei Salmi. Davide angosciato dalle ingiustizie degli uomini, sà che sarà liberato per la sua fede da ogni pericolo e, nella sua invocazione all'Eterno, esclama:

"Quanto a me per la mia giustizia, contemplerò la tua forza, mi sazierò nel mio risveglio della tua sembianza" (Salmo 17:15).

E la fiducia in Dio, per la quale egli attende con pazienza che l'Eterno gli si mostri e, da pellegrino su questa misera terra, attende di vedere nel cielo il suo Signore.
Egli si sente giusto perché giustificato dalla sua fede incrollabile nell'Eterno e con questa certezza nel cuore confida, sapendo che la sua vita non avrà termine con la morte del corpo; il suo abbandono alla divina volontà è completo sapendo che un giorno vi saranno gioie indescrivibili godendo della visione di Dio che ama e che vuole solo il bene dei Suoi figli.

Un'altra certezza di vita eterna ce la offre l'apostolo Paolo, quando afferma:

"Ora noi vediamo come in uno specchio in modo oscuro, ora conosco in parte; ma allora conoscerò appieno" (1Corinzi 13:12).

In questo capitolo della Prima ai Corinzi, Paolo dopo aver parlato della eccellenza della carità e dell'amore che i cristiani devono nutrire reciprocamente, mette davanti agli occhi del credente la sicura visione di una vita eterna che un giorno si completerà nei cieli, con Cristo alla presenza di Dio, e l'amore regnerà perennemente.

Dello stesso argomento tratta l'apostolo Giovanni, il discepolo dell'amore:

"Diletti, ora siamo figliuoli di Dio e non è ancora manifestato quello che saremo" (1Giovanni 3:2).

Quante volte noi cristiani, a differenza dei cristiani dei tempi della chiesa, invece di sperare in queste realtà, ci lasciamo prendere dallo scoraggiamento, perdiamo la fede e ci abbattiamo per le difficoltà che incontriamo?

Perché, quando accade questo, non andiamo da Lui in preghiera chiedendogli la forza per superare la prova?

Perché non andiamo alla Bibbia, alla Sua Parola e cercare in essa il conforto della parola, la guida nei momenti difficili?

In essa troveremo veramente forza al tempo opportuno, un aiuto per meglio camminare nelle vie del Signore; l'aiuto a prendere con maggiore rassegnazione le prove che verranno.
Facciamo nostri gli insegnamenti che brevemente abbiamo esaminato e chiediamo con fede che ci sovvenga questa realtà:

"L'Eterno è il nostro aiuto e il nostro scudo" (Salmo 33:20).
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