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Il pensiero della morte

Il pensiero della morte non ci è estraneo, soprattutto quando la nostra salute diventa precaria.
Le persone che ci circondano non ne parlano per non turbarci o perché sperano sempre nella nostra guarigione. Tuttavia quel pensiero si affaccia al nostro spirito nelle veglie notturne o nei momenti più critici della giornata.

Non abbiamo motivo di sottrarci a quel solenne pensiero.

La morte, non in senso generico, ma la mia, la tua morte, è un fatto che ci riguarda in modo personale. Essa ci è sempre vicina e la sua vicinanza dovrebbe aiutarci a riesaminare la nostra vita senza false apparenze, in uno spirito di umiltà e di fede davanti a Dio.

Non si può pensare alla morte senza soffrire per il vuoto che essa crea in una famiglia legata da profondi affetti. Pertanto, nessuno s'illuda di poterla guardare in faccia con spavalderia.

La potenza della morte non è vinta dalle nostre migliori intuizioni o dalle nostre conquiste terrene. In questo mondo di morte la vittoria appartiene a Gesù Cristo.

L'apostolo Paolo esclama: "Ringraziato sia Dio, che ci dà la vittoria per mezzo del Signor nostro Gesù Cristo" (1Corinzi 15:57).
Credere in Lui significa possedere una speranza vivente.

In ogni ora della nostra vita, possa la luce del Cristo RISORTO illuminare i nostri passi. La morte viene e l'ultima ora suonerà per ognuno di noi.

La parola di Gesù Cristo è degna di fede. Egli ancora oggi conferma: "Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muoia, vivrà" (Giovanni 11:25).
"Beati quelli che non hanno veduto e hanno creduto" (Giovanni 20:29).


Uniamoci alla preghiera del Salmista, e con lui diciamo:

"O Eterno, fammi conoscere la mia fine e qual'è la misura dei miei giorni. Fà che io sappia quanto sono fragile. Ecco tu hai ridotto i miei giorni alla lunghezza di qualche palmo, e la mia durata è come nulla dinanzi a te; certo, ogni uomo, benché saldo in piedi, non è che vanità. Certo, l'uomo và e viene come un'ombra; certo, si affanna per quello che è vanità: egli ammassa, senza sapere chi raccoglierà. E ora, o Signore, che aspetto? La mia speranza è in te" (dal Salmo 39).

Dal Salmo 103:

"I giorni dell'uomo sono come l'erba; egli fiorisce come il fiore del campo; se un vento gli passa sopra egli non è più, e il luogo dov'era non lo riconosce più".

"Saziaci al mattino della tua benignità, e noi giubileremo, ci rallegreremo tutti i giorni nostri. Rallegraci in proporzione dei giorni nei quali abbiamo sofferto, e degli anni che abbiamo sentito il male".

"La grazia del Signore Iddio nostro sia sopra noi, rendi stabile l'opera delle nostre mani; Sì, l'opera delle nostre mani rendila stabile" (dal Salmo 90).

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