Rubriche mensili In questo mese... Vivere in Cristo Allo Specchio

"Fino a quando?"

Durante la nostra vita spesso siamo soggetti a qualche infermità; è allora che molte domande ci assillano.

Di fronte alla malattia, di cui non possiamo prevedere né la durata né le alterne vicende, una domanda diventa inevitabile, e la nostra riflessione ci conduce al ricordo delle prime parole del Salmo 13:

"Fino a quando, o Eterno, mi dimenticherai tu? Sarà per sempre?".

Nella nostra attesa e forse anche nel nostro tormento, ci rivolgiamo al medico per avere una risposta.
Aspettiamo con ansietà il giorno della guarigione ed accettiamo con una certa impazienza le limitazioni imposte dallo stato in cui ci troviamo.

Il tormento del salmista, però, non è dovuto all'incertezza del domani.
Il suo: "Fino a quando, Signore?" è riferito a Dio, al silenzio inquietante di Dio il quale sembra avere "nascosta la sua faccia", cessando così di avere pietà e compassione.
Ci sono talvolta delle attese lunghe, angosciose, solitarie.

La sofferenza è un tempo di attesa e di pazienza. Quando il medico tarda a venire, ci agitiamo come se egli dovesse pensare soltanto a noi.

E quando il Signore "tace", ci si dispera come se il tempo di Dio, il tempo dei Suoi interventi e della Sua benignità, dovesse sempre corrispondere ai nostri calcoli ed alle nostre aspettative.

Chi è infermo e sofferente conosce questa domanda: "Fino a quando, Signore?" e, se persevera nella fede, sa che esiste una risposta sicura.
Anche se l'attesa si prolunga, ciò non significa che sia vano contare sulla fedeltà di Dio.
Il Signore non è un Dio "silenzioso".

Sta scritto: "Le sue compassioni non sono esaurite, si rinnovano ogni mattina". Il profeta Geremia ci rassicura dicendo: "L'Eterno è la mia parte, dice l'anima mia, perciò spererò in Lui!" (Lamentazioni 3:24).

SEI STANCO?

Gesù ha detto: "Venite a me voi tutti che siete travagliati ed aggravati ed io vi darò riposo" (Matteo 11:28).

Questo è l'invito che Gesù rivolge all'umanità stanca. In special modo a quella parte di umanità sconfitta e fallita nella vita, che vive ai margini della società, senza una speranza di potersi reinserire in essa con dignità.

Sono costoro che veramente, e più di ogni altro, hanno bisogno di qualcuno che tenda la mano, che prometta e dia loro comprensione e riposo morale e spirituale.

Nessuno di quanti sono andati a Gesù è rimasto deluso!
Il Suo amore e la Sua comprensione non si limitano soltanto ad una categoria sociale, ma si estendono a tutti coloro che sono moralmente stanchi.
Il Suo invito: "Venite a me voi tutti che siete travagliati ed aggravati" è rivolto non solo agli infermi, ai poveri ed agli emarginati.
È rivolto anche agli intellettuali estenuati dalle loro ricerche, agli uomini politici, ai capi di governo, ai professionisti, agli industriali, a tutti coloro, insomma, che a causa delle loro responsabilità hanno bisogno di un riposo riparatore.

Gesù è venuto per "voi tutti" e vuole offrire a tutti riposo e ristoro spirituale.

L'appello di Gesù non è un invito a lasciare la vita, ad abbandonare ogni attività umana, per ritirarsi a vita contemplativa o a rinchiudersi in un monastero.
Il riposo che Gesù offre è un riposo riparatore che mette l'uomo in grado di affrontare, con nuovo vigore, il diurno lavoro per il proprio bene e per il bene del prossimo.

Chiunque risponde all'invito di Gesù esperimenta una profonda pace interiore che lo accompagnerà tutti i giorni della sua vita.

Chi và a Gesù acquista dignità e sapienza.
Chi và a Gesù si assicura un tesoro nei cieli che non gli sarà mai più tolto!

SIETE STANCHI?

SIETE DELUSI DELLA VITA?

NON AVETE PIÙ CORAGGIO PER ANDARE AVANTI?

QUALUNQUE SIA LA VOSTRA CONDIZIONE SOCIALE, MORALE E SPIRITUALE, RISPONDETE ALL'INVITO DI GESÙ il quale vi dice:

"VENITE A ME ... IO VI DARÒ RIPOSO!"

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